sabato 21 ottobre - Aggiornato alle 23:22

Libia: arrestato a Perugia Nuri Ahusain. «Uomo di Gheddafi, voleva uccidere Shalgam»

Un terzo cittadino libico è stato arrestato a Perugia nell’ambito dell’indagine su presunte minacce e intimidazioni da parte di un gruppo di sostenitori del regime di Gheddafi

Nuri Ahusain arrestato dalla Digos

E’ Nuri Ahusain Shahib Ali, 41 anni, presidente della Lega studenti libici in Italia e considerato referente diretto del regime di Muammar Gheddafi in Italia il terzo arrestato nell’ambito dell’indagine condotta da Digos e Ucigos su presunte minacce e intimidazioni da parte di un gruppo di sostenitori del regime di Gheddafi residenti in Italia nei confronti di connazionali avversi al Raìs.

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La mente Nuri Ahusain Shahib è considerato la mente dell’associazione a delinquere che avrebbe dovuto assaltare l’ambasciata libica a Roma, per cacciare l’attuale rappresentante del governo di Bengasi e mettere al suo posto un uomo  già designato di Gheddafi. L’azione, prevista per il 27 maggio scorso, era stata sventata dal tempestivo intervento degli uomini della Digos perugina diretta da Lorenzo Manso e da quelli dell’Ucigos del prefetto Stefano Berrettoni. In quell’occasione erano stati effettuati i primi due arresti avvenuti nelle scorse settimane.

Chi è Ahusain Nuri Ahusain è considerato dagli investigatori il collegamento, da oltre dieci anni, tra il regime di Gheddafi e il mondo degli studenti universitari in Italia. Laureato in scienze politiche e con un dottorato presso l’Università di Pisa nella stessa materia, da tempo viveva nel capoluogo umbro. Qui stamani è stato arrestato in un appartamento di via della Pescara. Secondo l’indagine, Ahusain ha gestito i rapporti con gli studenti a Perugia ma anche a Pisa, Firenze, Siena e Lucca. Comunità composta – ha spiegato oggi la polizia – da un migliaio di giovani, diversi dei quali di famiglie appartenenti alla classe dirigente di Gheddafi. Ahusain è considerato dagli inquirenti soggetto di rilievo nel presunto gruppo criminale al centro dell’indagine. Anche se – è stato spiegato – dagli accertamenti è emerso che promotori sono esponenti del regime del rais, in particolare legati al ministero degli esteri di Tripoli.

Voleva uccidere l’ex ministro degli  esteri della Libia Questa volta a firmare per spedire un altro libico dietro le sbarre è stato direttamente il gip Luca Semeraro su richiesta del sostituto procuratore Giuliano Mignini e del procuratore capo Giacomo Fumu. Secondo quanto sostiene il giudice, Ahusain, oltre ad aver più volte minacciato anche di morte alcuni suoi concittadini sostenitori della rivolta in Libia, avrebbe manifestato l’intenzione di voler uccidere l’ex ministro degli esteri del regime del Raìs. Lo ha detto in una telefonata del 29 maggio, quando Abdulrahman Shalgam si trovava a Roma. Ma ad ascoltare quella conversazioni c’erano gli agenti della Digos che non lo hanno mai perso di vista dal momento dei primi arresti.

Personalità violenta La sua intenzione di voler attentare alla vita dell’ex ministro è tra l’altro, uno dei motivi per cui il gip ritiene il carcere l’unica misura possibile. Oltre a questa sua volontà, il giudice descrive l’arrestato come un uomo dalla «personalità violenta e altamente trasgressiva», «inoltre la sua pericolosità sociale deriva dall’organizzazione dell’ingresso violento nell’ambasciata libica e dai contatti con la Libia, La nazione dalla quale riceve istruzioni, dai contatti con altri associati non fermati o tratti in arresto».

L’aggravante transnazionale Proprio per i legami organizzativi e strumentali con la Libia, l”associazione a delinquere assume nell’inchiesta carattere transnazionale, che in termini giuridici, si traduce in un aggravante per l’arrestato, a cui vengono contestati anche i reati di associazione a delinquere e violenza privata aggravata continuata, invasione di edifici e minacce. Per la ricostruzione dei fatti invece è importante perché mette a fuoco ad esempio il che, l’ordine per l’assalto all’ambasciata libica in Italia,  arrivava direttamente dagli ambiente del Raìs.

Continuano le indagini L’operazione è tuttora in corso, perché vanno ancora individuati alcuni responsabili, primo fra tutti, l’uomo che avrebbe aiutato il commando a penetrare all’interno dell’ambasciata. Qualcuno che lì dentro ci lavora. Per cui proprio Nuri Ahusain, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto da tramite. A quell’assalto, oltre agli indagati, avrebbero dovuto partecipare anche alcuni algerini assoldati a Napoli, pagati direttamente dal regime del Raìs. E proprio in Libia potrebbero essere individuati anche altre persone che fanno parte dell’associazione a delinquere.

Plauso del questore Il questore di Perugia Sandro Federico e il dirigente della Digos Lorenzo Manso, hanno esposto l’operazione stamattina in una conferenza in questura. Federico ha parlato di «situazione delicata per la sicurezza nazionale», situazione sventata dalla professionalità e l’acume investigativo della Digos diretta da Lorenzo Manso, e dalla direzione centrale della polizia di prevenzione, guidata dal prefetto Stefano Berrettoni, guidati dalla procura della Repubblica di Perugia. Il questore ha ringraziato gli uomini che per tre mesi hanno lavorato costantemente per concludere l’operazione.

La videointervista di Umbria24.it Nuri Ahusain era stato intervistato in video da Umbria24.it nei giorni delle manifestazioni pro e contro Gheddafi che si susseguivano a Perugia. In quella intervista Nuri parlava mentre altri connazionali contrari al regime manifestavano in piazza IV Novembre.

Connazionali schedati per ritorsioni in patria Secondo gli inquirenti,  gli affiliati all’associazione, in cui Nuri aveva un ruolo attivo,  avrebbero anche schedato loro connazionali «al fine di segnalare anche in patria le loro simaptie politiche e consentire così azioni violente nei confronti dei loro familiari, concretizzando altresì proprio le minacce poste in essere». I libici infatti sono accusati tra l’altro di aver minacciato, e posto in essere « gravi atti di intimidazione» nei confronti dei loro connazionali residenti a Perugia e contro Gheddafi.

 

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