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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 17:50

«Le scuole serali e poi Facebook: così ho conosciuto l’assassina di nostro figlio»

Il padre del bimbo ucciso a Città della Pieve incontra il pm Comodi che concede il nulla osta per i funerali. Rogatoria in Ungheria

©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta 

Norbert Juhasz e Erzsebet Katalin Bradacs, la mamma accusata di aver ucciso con sette colpi di coltello a Città della Pieve il loro piccolo figlio Alex, di appena due anni, si erano conosciuti in una scuola serale in Ungheria circa dodici anni fa, per poi ritrovarsi incidentalmente sui social network, incontrarsi, frequentarsi, fidanzarsi e mettere al mondo il bambino poi divenuto oggetto di un braccio di ferro davanti ai giudici del tribunale di Budapest. È questo il racconto fatto ai magistrati di Perugia dal padre della vittima, atterrato solo ieri all’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo diretto dal suo Paese. Nella valigia i documenti relativi al figlio conteso.

VIDEO: OMICIDIO DEL PICCOLO ALEX: IL PADRE IN PROCURA

I documenti di Budapest «Il nostro scopo non è chiarire ma collaborare per ricostruire gli antefatti – spiega l’avvocato Massimiliano Scaringella entrando in Procura, accompagnato da un’interprete -. Stiamo mettendo a disposizione della magistratura italiana gli atti processuali e il consolato ci sta dando una mano per tradurli». Il legale romano specifica che «la madre aveva mostrato problemi e il mio cliente ha chiesto venisse cambiato l’affidamento». La situazione cambia in breve: l’affido alla madre e il diritto di visita prima riservato al padre vengono invertite. «Con l’ultimo provvedimento il piccolo viene affidato a Norbert e viene concessa ad Erzsebet la possibilità di incontrarlo in un ambiente protetto tre ore alla settimana». Le date sono importanti: il provvedimento è del 20 settembre, il 29, dopo alcuni giorni di ricerche, Norbert denuncia alla polizia ungherese la scomparsa di Alex che è già in Italia e, purtroppo, verrà assassinato il pomeriggio del 1° ottobre. «Nella procedura di affido ha funzionato tutto – prosegue l’avvocato Scaringella – nel senso che si è arrivati a una decisione in due o tre mesi, un tempo rapido, qualcosa purtroppo non ha funzionato nell’attuazione e l’esito è stato nefasto in quanto Erzsebet ha anticipato il provvedimento».

FOTO: L’ARRIVO DEL PAPÀ A PERUGIA

«Una storia tragica»: presto i funerali Prosegue il difensore: «Il mio cliente è distrutto da questa vicenda, si trova in una situazione emotiva difficile perfino da descrivere, l’uccisione del piccolo Alex è una storia tragica che ha toccato la sensibilità di tutti, compresa la mia e quella di chi sta portando avanti le indagini». Il pubblico ministero Manuela Comodi – riferisce Scaringella – ha concesso il nulla osta del cadavere che consente ai familiari di svolgere i funerali. Si terranno a Budapest, il piccolo Alex verrà accompagnato in una bara bianca. La Procura, intanto sta preparando gli incartamenti per acquisire in rogatoria la testimonianza del figlio maggiore di Erzsebet, di circa 18 anni, il ragazzo che per primo ha visualizzato l’immagine del piccolo Alex martoriato sullo schermo del proprio telefonino.

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