mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 04:40

Le plusvalenze sulle auto e l’hotel pagato con l’American Express del concessionario: le accuse al poliziotto infedele

Nell’ordinanza del gip di Caltanissetta le contestazioni al capo dell’Anticrimine di Perugia indagato per corruzione

Giovanni Giudice durante una recente conferenza stampa in questura

di Enzo Beretta

Auto gratis messe a disposizione e comprate a prezzi di favore, soggiorni in albergo e vacanze. Sono queste le presunte utilità che Giovanni Giudice, 50 anni, fino a pochi giorni fa capo della Divisione anticrimine della questura di Perugia, avrebbe ricevuto per aver omesso di segnalare alla Giustizia siciliana i rapporti intrattenuti dai titolari di una concessionaria di Gela con appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Le accuse contro il poliziotto – corruzione, accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreti d’ufficio – risalgono ai tempi in cui prestava servizio nell’isola, dunque prima del trasferimento in Umbria avvenuto nel 2017. Nell’ordinanza dell’operazione Camaleonte di 624 pagine firmata dal giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, che ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari avanzata contro il funzionario dai colleghi della Dda, si parla del «completo asservimento da parte di Giudice alle esigenze illecite degli indagati, delle quali non poteva non avere consapevolezza se non altro in considerazione della sua qualifica professionale».

Il gip: «Riferiva dell’esistenza di inchieste» Il gip Antonia Leone scrive che Giovanni Giudice «sin dal 2006 interferiva nel regolare svolgimento delle indagini» e «in diverse occasioni, attraverso sistematiche e gravissime violazioni dei doveri professionali, si prodigava per riferire dell’esistenza di inchieste, interferiva nelle attività svolte da altre autorità» e «offriva sistematicamente protezione da eventuali investigazioni». Il magistrato è un martello: «Non vi è stato soltanto lo stabile asservimento ma pure la prova del mercimonio rappresentato dalle plurime e reciproche cessioni di auto tra il poliziotto e la concessionaria dei Luca atteso che, almeno fino a una certa data, Giudice acquistava dai Luca vetture a prezzo inferiore rispetto a quello da loro versato all’atto dell’acquisto, per poi rivenderle, dopo anni, a prezzo maggiorato, ricavandone ulteriore profitto illecito».

Il soggiorno a Roma con l’American Express della concessionaria La magistratura contesta, inoltre, la «cessione gratuita di un’Opel Insignia e l’uso della carta di credito dei Luca per il pagamento di un soggiorno a Roma per due persone» – 299 euro nel settembre 2011 per la lussuosa camera al Grand Hotel Plaza nella centralissima via del Corso pagata con l’American Express intestata a Rocco Luca, finito in carcere con l’accusa di associazione mafiosa esterna – insieme alle «pressioni per ottenere soggiorni estivi a prezzi di favore». «Avrebbe dovuto astenersi dall’avere rapporti con loro – si legge – invece in più occasioni ha assunto la duplice funzione di investigatore e amico dell’investigato».

Le plusvalenze sulle auto Una sezione del provvedimento è dedicata alla «messa a disposizione gratuita e/o compravendita di auto a prezzi e condizioni di favore». Rapporti iniziati nel 2005 – è spiegato – con l’acquisto di una Bmw 523 che la concessionaria paga 7.500 euro e rivende a Giudice a 6.500. Il quale, un anno e mezzo dopo, decide di restituirla alla medesima concessionaria – alle prese in quel periodo con un sequestro preventivo – al loro prezzo d’acquisto. Differenza: 1.000 euro. Ma altre operazioni di compravendita di auto «a condizioni economiche del tutto anomale e oggettivamente vantaggiose per il funzionario della Polizia di Stato, tanto da risultare idonee a mascherare il carattere sostanzialmente gratuito della cessione», sono elencate nell’atto. Sono quattro, oltre alla Bmw: 1) la Fiat Idea di famiglia viene acquistata a 7.000 euro e rivenduta a 9.000; 2) l’Alfa Romeo 156 che Lucauto paga 13.000 euro nel 2006 viene pagata 9.500 da Giudice che un anno dopo gliela rivende a 13.500 euro, un prezzo addirittura superiore; 3) una Bmw 330 che Giudice acquista versando 9.000 euro alla Lucauto viene restituita alla medesima concessionaria a 10.000; 4) l’ultimo affare riguarda una moto Bmw F800 che Lucauto acquista a 9.150 euro vendendola a 6.500 al poliziotto che sei mesi più tardi ne diventa proprietario.

La telefonata alla Finanza: «Sono brave persone» Un ruolo «in favore del Luca» il poliziotto Giovanni Giudice lo avrebbe avuto anche intorno al 2013 nel corso delle indagini sull’operazione Scarface riguardante i «rapporti con le organizzazioni mafiose catanesi». All’epoca Giudice, che dirigeva la squadra mobile di Caltanissetta, a proposito di un incontro sospetto avvenuto alla Lucauto tra presunti appartenenti a clan della malavita, «si era premurato di contattare il comandante della sezione criminalità organizzata del Gico della guardia di finanza di Catania precisandogli che i Luca, proprietari della concessionaria dove si era svolto l’incontro con i catanesi, erano brave persone e (omissis) così ponendo in essere una condotta al limite del favoreggiamento personale in quanto tesa a fare da garante rispetto ai suoi ‘protetti’ e a scongiurare eventuali valutazioni in termini di collusività da parte degli inquirenti».

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