mercoledì 8 febbraio - Aggiornato alle 05:31

Le accuse, i veleni e l’interrogatorio: i dieci giorni bollenti di Leopoldo Di Girolamo

Il sindaco di Terni prepara il confronto col giudice che lo ha ristretto agli arresti domiciliari. Chiederà di tornare libero

di Enzo Beretta

Verrà interrogato giovedì in tribunale il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, arrestato su ordine della magistratura nell’ambito di un’inchiesta della guardia di finanza e della polizia sulla gestione di alcuni appalti al Comune. Di Girolamo risponderà alle domande del giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il faccia a faccia si terrà nelle aule del Palazzaccio di Corso del Popolo e in quella circostanza l’indagato potrà depositare documenti utili a sostenere le tesi della difesa. L’esponente del Pd, detenuto agli arresti domiciliari, per gravità la seconda misura detentiva più afflittiva dopo il carcere, in queste ore potrà avere contatti con il suo avvocato Attilio Biancifiori insieme al quale stabilirà la linea di difesa in vista dell’interrogatorio di garanzia. Prima di quell’appuntamento, però, dalla cancelleria del gip potrebbero arrivare copie di alcuni atti sui quali si basa il provvedimento restrittivo.

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Le carte dell’inchiesta All’esito del confronto il gip dovrà valutare se permangono ragioni valide al mantenimento della misura – per legge le esigenze cautelari sono il pericolo di fuga, quello di reiterazione del reato e il rischio di inquinamento delle prove – oppure se ci sono elementi per rimettere in libertà l’ex senatore. Nel caso in cui, invece, la misura venisse confermata, l’istanza per farlo tornare libero verrebbe avanzata con ogni probabilità al tribunale del Riesame e il fascicolo, dove sono indicati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti e alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, passerebbe a Perugia, capoluogo di regione in cui si trova il distretto di Corte d’appello competente.

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DIECI GIORNI BOLLENTI PER IL SINDACO

Le mosse della Procura Politicamente, come si sa, la gestione e le attività di rappresentanza vengono affidate al vicesindaco Francesca Malafoglia in quanto l’impedimento fisico del primo cittadino fa automaticamente scattare il passaggio di funzioni. Di Girolamo però, dal canto suo, in caso di ‘no’ dei magistrati, allo scadere dei termini di custodia cautelare della durata di sei mesi può tornare al timone del Comune (se la maggioranza intenderà ancora sostenerlo). L’inchiesta della Procura ternana viaggia spedita e quando verranno concluse le indagini sembra piuttosto scontata la richiesta di rinvio a giudizio.

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