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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 00:36

La querela contro il giornalista è temeraria e finisce sotto processo: Ordine, Asu e Fnsi ammesse parti civili

Leodino Galli imputato per calunnia del cronista Ceraso, associazioni categoria: «Caso simbolo dell’utilizzo delle querele-bavaglio»

Un'aula del tribunale di Spoleto (foto archivio Fabrizi)

Il tribunale penale di Spoleto ha ammesso la costituzione di parte civile della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dell’Associazione stampa umbra (Asu) e dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria nel procedimento a carico di Leodino Galli, rinviato a giudizio per il reato di calunnia ai danni del giornalista di Tuttoggi Carlo Ceraso.

Querela temeraria contro giornalista Il giudice Maria Silvia Festa, infatti, ha accolto l’istanza con cui sindacato – si legge in una sua nota – e Ordine hanno chiesto di «essere al fianco del collega per difendere la libertà di stampa e il diritto di cronaca in un caso simbolo dell’utilizzo delle querele-bavaglio come strumento di intimidazione dei giornalisti». Secondo l’Asu «l’iniziale querelante è stato rinviato a giudizio per calunnia, essendo emerso che aveva intentato una causa temeraria per diffamazione nei confronti del giornalista, pur sapendolo innocente». I fatti risalgono al marzo del 2017 quando il consigliere di amministrazione della Banca popolare di Spoleto denunciò Ceraso «incolpandolo di aver riportato una notizia ‘del tutto inveritiera’». L’Asu spiega quindi che il giudice per le indagini preliminari ha invece avuto modo di appurare che «la circostanza era vera» e ha ribaltato completamente la vicenda giudiziaria.

Ora è imputato per calunnia «Ammettendo la costituzione di parte civile, la giudice Festa – si sostiene ancora nella nota sindacale – ha riconosciuto che la condotta ascritta all’imputato può ritenersi lesiva anche degli interessi del sindacato e dell’Ordine come enti esponenziali del diritto alla libertà di espressione, sancito dall’art.21 della Costituzione, per quanto attiene alla libertà di stampa, al diritto di cronaca e di critica». «E’ una nuova e significativa affermazione del valore democratico dell’art. 21 della Costituzione e del diritto delle rappresentanze della professione di difendere i giornalisti che svolgono il proprio lavoro», dichiarano il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso e il presidente Giuseppe Giulietti, il presidente dell’Asu Marco Baruffi e il presidente dell’Ordine regionale Roberto Conticelli. «Il caso del collega Ceraso – aggiungono – è paradigmatico della necessità anche in Umbria di assicurare che i giornalisti vengano rispettati e che nessuno pensi di imbavagliarli». Fnsi e Asu sono rappresentati nel processo dall’avvocato Rita Urbani, mentre l’Ordine dei giornalisti dai Paolo Rossi e Simone Budelli. Ceraso è invece assistito dall’avvocato Iolanda Caponecchi.

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