domenica 21 aprile - Aggiornato alle 20:19

La ‘piovra’ in Umbria: gli affari silenziosi delle famiglie collegate alla ‘ndrangheta e alla camorra

Dossier dell’antimafia: soldi sporchi riciclati nei night-club dove si traffica anche droga. Qui rifugiati alcuni latitanti

Un agente della Direzione investigativa antimafia

di Enzo Beretta

«La posizione centrale nel territorio nazionale, l’assenza di una forte criminalità locale, la presenza di importanti vie di comunicazione e le numerose aziende sono i fattori che hanno favorito la presenza, specie nella provincia di Perugia, di famiglie calabresi e campane». Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nella relazione inoltrata al Parlamento relativa al primo semestre 2018. Secondo la Dia «tale fenomeno può essere ragionevolmente correlato alla presenza, a Spoleto e a Terni, degli istituti penitenziari che accolgono i detenuti sottoposti al carcere duro e alla sorveglianza ad alta sicurezza. Fisiologico, quindi, prima l’insediamento nella regione dei parenti dei detenuti in questione e il successivo interesse delle organizzazioni criminali delle regioni d’origine rivolto all’economia locale, vista come l’ennesima opportunità per reinvestire i proventi illeciti nell’acquisto di possedimenti rurali e nelle attività economiche connesse».

Attività che non allarmano la popolazione In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario il Presidente della Corte d’Appello di Perugia ha sottolineato come «l’insediamento di nuclei familiari di ‘soggiornanti obbligati’ e di familiari di detenuti in regime di carcere duro presso la casa di reclusione di Spoleto ha determinato nel tempo una significativa presenza di soggetti collegati a gruppi di criminalità organizzata. Varie indagini – ha detto Mario Vincenzo D’Aprile – confermano l’accresciuta vitalità in Umbria della criminalità organizzata. Le mafie in Umbria si insinuano prevalentemente in maniera insidiosa con le attività tipiche che non allarmano la popolazione».

Latitanti in Umbria Nell’occasione è stato anche evidenziato come «la presenza sul territorio di soggetti collegati a famiglie della ‘ndrangheta sia risalente nel tempo e, sostanzialmente, riconducibile già alle attività di ricostruzione successive al terremoto del 1997. Per quanto attiene alla criminalità operante nel territorio, essa, almeno per i più gravi reati di criminalità organizzata, è infatti costituita da proiezioni, anche temporanee, di organizzazioni di tipo mafioso, che si insinuano in maniera silente nel territorio dove hanno assunto carattere autonomo, pur rimanendo collegate all’organizzazione d’origine, di matrice ‘ndranghetista, camorristica o a cosa nostra. Per la particolare posizione geografica e la peculiare conformazione territoriale, nella Regione hanno trovato rifugio, in passato, alcuni latitanti».

I locali notturni Per quanto concerne i settori economici interessati da attività di riciclaggio – è scritto nel dossier – si segnala «l’acquisto e la gestione di locali notturni, funzionali anche al traffico e allo spaccio di stupefacenti, nonché allo sfruttamento della prostituzione».

Il settore edile Altro settore appetibile per la criminalità è quello edile, con la costituzione di imprese controllate da referenti o soggetti legati ai sodalizi mafiosi campani, calabresi e siciliani. In quest’ultimo ambito – si legge – vengono svolti costanti accertamenti, e continua ad essere viva l’attenzione sulle attività di ricostruzione dei numerosi centri abitati siti nel ‘cratere’ interessato dall’evento sismico del 2016, con particolare riferimento alle imprese operanti in regime di appalto e subappalto.

La droga Il capoluogo è anche considerato un’«importante piazza per il mercato della droga del centro Italia. Dalle attività investigative si evince come, in genere, l’eroina arrivi a Perugia attraverso soggetti di origine nigeriana, mentre la cocaina venga trasportata dagli albanesi; lo spaccio al dettaglio sarebbe effettuato a sua volta da tunisini».

Sfruttamento della prostituzione «Altra attività criminosa molto diffusa nel capoluogo – secondo la Dia – è rappresentata dallo sfruttamento della prostituzione, anche mediante la tratta di giovani donne, per lo più immigrate clandestinamente da paesi dell’Est Europa. Pregiudicati dell’Est Europa sono attivi nella commissione di reati contro il patrimonio, mentre, a fattor comune con altre aree territoriali italiane, è stata registrata l’operatività di nigeriani, oltre che nel narcotraffico, anche nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nello sfruttamento della prostituzione».

Operazioni sospette Stando al report i reati sintomatici di criminalità organizzata registrati in Umbria nel primo semestre del 2018 sono soprattutto l’estorsione (31 episodi) e il riciclaggio (sette); 112, invece, le operazioni relative a segnalazioni di operazioni sospette attinenti alla criminalità e 373 legate infine a reati spia: 485 in totale.

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