lunedì 23 settembre - Aggiornato alle 03:19

La gerarchia del potere nel carcere di Spoleto: il ‘buongiorno’ del figlio di Totò Riina ai detenuti

L’assetto è cambiato con la morte del Capo dei capi. In cella a Maiano anche il nipote di Michele Greco e Giuseppe Sirchia

Un carcere (foto Troccoli)

di Enzo Beretta

Finché non è morto Totò Riina il primogenito Giovanni, 43 anni, rinchiuso nel carcere di Spoleto dal 2008 dove sta scontando la condanna all’ergastolo per quattro omicidi compiuti a Corleone, ha aperto il ‘saluto’ del mattino con tutti i detenuti della sezione. Riflesso condizionato dovuto al potere che aveva suo padre Salvatore, il ‘Capo dei capi’ responsabile dell’uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, deceduto a Parma nel novembre 2017. E’ quanto si legge nell’ultimo numero dell’Espresso in un servizio realizzato dal giornalista Lirio Abbate. Dalla sua cella Giovanni – scrive il vicedirettore del settimanale – urlava «attraverso feritoie e canali d’aria il suono della voce» che «raggiungeva tutti», «un modo per augurare il buongiorno e, dopo questo ‘benestare’, si apriva la giornata, mentre gli altri a turno si mettevano in linea con la scala gerarchica. Un gesto simbolico ma chiaro per il popolo dei carcerati – prosegue l’articolo – perché la mafia vive e si nutre di simboli e gesti».

E’ morta La Belva Dopo dieci anni di ‘apertura del saluto’ «il rampollo di casa Riina ha smesso dal giorno seguente alla morte del padre». In altri termini, caduta La Belva, «è scomparso anche lui dalla gerarchia carceraria», elemento, questo, che «fa comprendere come gli assetti dentro Cosa nostra sono immediatamente cambiati dal momento in cui è deceduto Salvatore Riina».

Alleanze e gerarchie dietro le sbarre L’articolo spiega come, «se si vuol comprendere meglio come è strutturata la mafia sul territorio, occorra guardare dentro il carcere, analizzare i movimenti di chi sta nelle sezioni di alta sicurezza o in quelle riservate ai detenuti sottoposti al 41bis» in quanto «gerarchie e alleanze rispecchiano quelle che si organizzano sul territorio». E aggiunge che il supercarcere di Maiano si è «arricchito di nuovi arrivi»: Leandro Greco, 29 anni, nipote di Michele ‘Il Papa’ (che nel maxiprocesso di Palermo durante le dichiarazioni spontanee disse: «Signor presidente, io auguro alla corte pace e serenità per potermi giudicare, auguro a tutti voi la pace perché la pace è la tranquillità dello spirito e della coscienza, perché per il compito che vi aspetta la serenità è la base per giudicare. Non sono parole mie, ma le parole che nostro signore disse a Mosé, le auguro ancora che questa pace vi accompagni per il resto della vostra vita») e Giuseppe Sirchia, definito un affiliato di spicco della famiglia di Passo Rigano». «Entrambi – conclude Lirio Abbate – potrebbero portare un nuovo assetto del potere mafioso in carcere, rispecchiando quello di fuori».

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