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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:05

Ispettorato lavoro sospende attività del centro equestre, Tar annulla provvedimento

Davanti ai giudici del Tribunale amministrativo, l’associazione ‘Un cavallo per amico’ ha la meglio su agenzia del governo

L’Ispettorato territoriale del lavoro Terni – Rieti aveva adottato l’estate scorsa un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale a danno dell’Asd ‘Un cavallo per amico’, a seguito di un verbale di accertamento in relazione a norme contenenti misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 (d.l. 19/20 e d.p.c.m. del 17.05.2020) e quelle a tutela dei rapporti di lavoro e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Quando l’associazione si è vista respingere la richiesta di annullamento del provvedimento dall’Ispettorato Interregionale del Lavoro di Roma, si è rivolta al Tribunale amministrativo, tramite l’avvocato Valentino Viali e i giudici hanno accolto il ricorso e annullato il provvedimento.

Tar dell’Umbria Affiliata al Coni e alla Fise dal 11.02.2016, con abilitazione all’attività sportiva agonistica (discipline olimpiche) e riconosciuta come Centro di interventi assistiti con il cavallo e come Centro Sport Equestri Integrati, attività queste ultime meglio conosciute con la denominazione di Ippoterapia, l’associazione con sede in strada di Lagarello a Terni ha contestato, tra le varie cose, che nel corso del controllo gli ispettori del lavoro non si sarebbero qualificati, non avrebbero motivato le ragioni del loro accertamento e non avrebbero previamente conferito con il datore di lavoro. «Dalla documentazione versata in atti – argomentano i giudici – risulta infatti che l’associazione ricorrente non è un’impresa commerciale, non ha fini di lucro e non espleta un’attività assimilabile a quella d’impresa, essendo disciplinata nell’ambito della normativa che regola le associazioni sportive dilettantistiche. In tale quadro va pertanto inserita l’attività equestre e ludico-ricreativa svolta dall’istruttore federale di 2° livello e dalla associata, le cui prestazioni ben possono astrattamente ricondursi nell’ambito delle ipotesi di affectio familiaris e/o societatis valorizzate in sede cautelare. Nello specifico – si legge nelle motivazioni della sentenza – l’assenza di elementi che permettono di individuare in capo alle operatrici un’attività lavorativa di carattere subordinato, appare evidente proprio dalle dichiarazioni rese agli ispettori del lavoro, dalle quali risulta in particolare che una è associata dell’associazione ricorrente, presso la quale accompagna il proprio figlio e ove occasionalmente aiuta a controllare i bambini ivi presenti senza percepire compensi; l’altra svolge attività di conduzione del cavallo a lunghina senza percepire compensi. Appare pertanto sconfessata la tesi dell’Ispettorato del Lavoro che vorrebbe ricondurre unicamente nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, condotte invero connaturali alle attività ludiche, sportive agonistiche e/o riabilitative, proprie della vita associativa dell’ente ricorrente. Né a diverse conclusioni possono condurre le ricevute di pagamento versate in atti, le quali appaiono piuttosto riconducibili alle attività del centro che in altri periodi vengono svolte con i bambini nelle ore pomeridiane e non risultano comunque riferibili ad un’utenza esterna non associata».

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