Currently set to Index
Currently set to Follow
sabato 26 novembre - Aggiornato alle 09:14

Infanticidio, parla l’ex compagno di Giorgia: «Questa non è giustizia, gliela farò pagare»

Sete di vendetta e rabbia nelle parole del 30enne albanese dopo la condanna definitiva a sei anni della giovane mamma di Terni

di M.R.

«In Italia non esiste giustizia. Io espulso per cinque anni e tenuto lontano da mia figlia per impossibilità di ottenere un nuovo permesso di soggiorno e lei che ha ucciso il nostro bambino è di fatto libera in una struttura in cui ha dato alla luce una bambina avuta da un detenuto. Se la prigione è questa, conviene farsi giustizia da soli». Per la prima volta parla l’ormai ex compagno di Giorgia Guglielmi, la donna che nell’agosto 2018 ha messo il proprio figlio neonato in una busta e lo ha poi abbandonato all’esterno di un supermercato di Terni, dove è stato trovato senza vita.

Parla il padre del neonato trovato morto C’è rabbia, tanta rabbia nelle parole di Eliano Rexhepi, 30enne, con una nuova donna al fianco e un nuovo corso della vita nel suo Paese d’origine. È in Albania, dove lavora in un ristorante italiano «per circa 200 euro», che è stato costretto a tornare per effetto di un decreto di espulsione emesso nel 2020 dalle autorità italiane. Non ha digerito la decisione dei giudici. Infanticidio, verosimilmente in un contesto di abbandono materiale e morale come suggerito dai legali della donna sin dal principio, (le motivazioni arriveranno entro tre mesi) e non omicidio volontario. Così, su indicazione della Cassazione, è stato riletto dalla Corte d’Assise d’appello di Firenze il caso del neonato abbandonato e trovato morto in una shopper nel parcheggio dell’Eurospin di Borgo Rivo. Sei anni di reclusione, quattro dei quali già scontati in una comunità nel Lazio, la condanna definitiva (in primo grado erano 16, in secondo ridotti a 14).

I giudici hanno fatto il loro lavoro di interpretazione giuridica e non si può che prendere atto di quanto stabilito. Tu però Eliano riesci a darti pace, perché?

«Perché dal 7 agosto del 2018, ‘la signorina’ – così chiama la mamma di sua figlia – è andata pure al mare a spese dello Stato; la sua è una vacanza; ci manca solo che riceve una medaglia. E intanto a nostra figlia ci pensano i miei genitori. Ma sia chiaro – sottolinea -, a me non interessa dei soldi che mi sono stati negati, tanto non avrebbero portato indietro il piccolo, ma lei deve pagare per quello che ha fatto o quella creatura non riposerà in pace. Ieri sera -dice riferendosi alla giornata della condanna – si è preoccupata di rinnovare lo stato di WhatsApp. Ha scritto ‘Chi sceglie o perde è perché non ha avuto il coraggio di vivere’».

Tu all’epoca avresti voluto un secondo figlio? 

«Certo. Perché no? Non ci mancava nulla; anzi stavamo pensando di trasferirci in una casa più grande perché la nostra bambina avesse maggiore spazio per una cameretta tutta sua. E alla ‘signorina’ non è mai mancato nulla: mangiare, bere, carburante per la macchina, i viaggi a Napoli o il concerto di Gigi D’Alessio. I figli fanno parte della volontà di costruire una famiglia, è per questo che si unisce».

Quindi le cose tra voi andavano bene? 

«Certo andavano bene e anche i miei familiari per lei ci sono stati sempre stati, nel bene e nel male, anche se si è permessa una volta di cacciarli di casa nel giorno del mio compleanno».

Perché avevate discusso?

«Sì».

Eliano, l’opinione pubblica si chiede come è possibile che Giorgia sia riuscita a nascondere la gravidanza…

«Intanto è stata sempre piuttosto grassa, robusta, quindi è riuscita a mascherarlo bene. L’ultimo periodo poi diceva di avere un blocco intestinale, ma non voleva andare dal medico».

E il giorno del parto come è possibile che sia riuscita a fare tutto da sola? Non ti sei accorto di nulla? 

«Io ero al lavoro».

Ma poi al supermercato siete andati assieme…

«Sì, ci sono le immagini del circuito di videosorveglianza; ma lei era venuta a prendermi al lavoro, quindi quando il bambino è nato io a casa non c’ero e per tutto il giorno non ho notato nulla di strano, anzi la sera siamo andati alla festa di suo padre come se nulla fosse accaduto».

Ma perché se le cose andavano bene, Giorgia, che oggi ha un’altra bambina, avrebbe abbandonato il piccolo Giuseppe? Pensava di non poterlo mantenere o poteva esserci un tradimento di mezzo? 

«Potevamo mantenere un altro bambino senza problemi. Al tradimento non ho mai pensato, non mi pare il tipo; ma è anche vero che in tutto questo tempo non è mai stato effettuato un test per provare che quel figlio fosse mio. In ogni caso ha ucciso un neonato e non sta pagando; l’abbandono materiale e morale non trova giustificazione e pretendo una spiegazione in merito. Questa non è giustizia, me la faccio da solo, ma aspetto di rientrare legalmente in Italia».

E come vorresti vendicarti? 

«Sono sicuro che la polizia verrà a cercarmi per quello che sto per dire, mi aspetto una denuncia o peggio, ma io prima o poi Giorgia la incontrerò. E in Albania si dice che ‘Il sangue si lava con il sangue’. Non ho paura di chiudere la mia vita così anche se ho solo 30 anni; al più vado in galera; se è la stessa che sta facendo Giorgia non deve essere poi così male. Ho tanta rabbia dentro, non faccio altro che fumare una sigaretta dietro l’altra».

 

 

 

 

 

 

I commenti sono chiusi.