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giovedì 27 gennaio - Aggiornato alle 06:18

Indagini all’Ast, «Se mi compri quelle due poltrone ti lascio l’appalto». Tutte le accuse

La Tk-Ast di notte
La Tk-Ast (Foto di Luca Pisu)

di Massimo Colonna

Favori in cambio di un appalto. Lavoretti in casa, piccole ristrutturazioni, caldaie da sistemare per parenti e amici e addirittura due poltrone d’antiquariato richieste come pegno. C’è il contratto d’appalto per la manutenzione di tutte le caldaie Tk-Ast, compresi Centro di finitura e Clt, al centro dell’indagine denominata Do ut Des costata avvisi di garanzia ad altrettanti dipendenti di viale Brin che ipotizza un presunto giro di favori per avere in cambio gli appalti.

Gli indagati Nel registro degli indagati sono quindi finiti il direttore del personale di Ast Arturo Ferrucci, il dirigente Alessandro Segala, e ancora Eros Ceccarelli, Fabio Paciotti, Francesco Mancini, Corrado Vicentini, Sau Marco Freddo  e Alessandro Illuminati.

Associazione a delinquere e tentata estorsione Intorno a quell’accordo, secondo gli uomini della Forestale coordinati dal pubblico ministero Elisabetta Massini, si sarebbe configurata la galassia di reati contestati a vario titolo, che vanno dalla tentata estorsione in concorso all’associazione per delinquere, dall’appropriazione indebita alla ricettazione, fino a multe per questioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Secondo la ricostruzione della procura di Terni gli indagati, alti dirigenti e funzionari di livello apicale dell’Ast, avrebbero a vario titolo preteso favori per sé, per parenti e per amici minacciando, tra le altre, anche la revoca del contratto di appalto per le caldaie. I reati secondo la ricostruzione accusatoria si sarebbero consumati tutti dal 2010 al settembre del 2013. Nel pomeriggio di giovedì gli indagati hanno ricevuto le notifiche di avviso per la conclusione delle indagini preliminari.

‘ACCIAIO D’ORO’, L’ULTIMA INCHIESTA

«Firma qui» Il primo capo d’imputazione è quello più corposo: concorso formale in tentata estorsione . Riguarda sette indagati, tra cui un responsabile dell’area tecnica, un responsabile di reparto, il direttore del personale, un gestore delle opere edili, il gestore ordini, un addetto all’ufficio approvvigionamento, un procuratore speciale. Estorsione tentata e non concretizzata, perché il titolare della ditta che si era aggiudicata l’appalto con decorrenza dal primo febbraio 2011, qualche mese dopo ha messo in luce la necessità di mettere a norma le caldaie, salvo poi vedersi escluso dall’appalto per «non conformità». L’imprenditore a quel punto aveva presentato una segnalazione alle autorità. Da lì poi il via all’indagine. In questo contesto i sette indagati avrebbero cercato di costringere il titolare dell’azienda «a sottoscrivere – come si legge nell’avviso – la dichiarazione di Terzo responsabile delle caldaie della Tk Ast anche se queste non erano conformi alla normativa e a non denunciarne l’irregolarità alle autorità preposte».

I lavoretti Dalle carte delle indagini emerge anche qualche ‘favore’ che gli indagati avrebbero chiesto, sempre al titolare della ditta, sotto forma di lavori e lavoretti in casa e non. Non solo per loro, ma anche per amici e parenti. Per la maggior parte dei casi si tratta di cifre inferiori ai mille euro. In particolare, due di loro avrebbero costretto il titolare a «demolire e ricostruire una rimessa a casa della moglie di un altro dipendente Ast». Tutto senza essere pagato. Diversi i casi con questo schema: come quando, sempre il titolare della ditta, viene costretto «a sostituire la caldaia nell’abitazione del suocero di un amico, senza alcun compenso». In un altro episodio è uno scaldabagno, sempre a casa di una amica. Senza alcun compenso. C’è di mezzo anche una ristrutturazione a casa della madre di un amico, stavolta per un importo di 15mila euro. Anche questi non pagati. Altro caso: un indagato si sarebbe appropriato di un progetto di proprietà Ast per realizzare un deposito di carpenteria di cui aveva il possesso come dipendente Ast. Il tutto richiedendo un progetto a nome Ast ad una ditta di Terni che poi lo avrebbe subappaltato ad una terza. Un ‘giro’ che alla fine avrebbe portato la stessa Ast a pagare un progetto poi utilizzato da altri.

L’assunzione e la poltrona Oltre ai lavoretti, secondo la procura, di mezzo c’è anche un’assunzione. Il titolare dell’azienda sarebbe stato costretto «ad assumere un parente (di un indagato, ndr) pur essendo lo stesso privo dei requisiti richiesti». Con una retribuzione complessiva di 4.732 euri netti, danno lordo per l’azienda pari a 5.250 euro. Uno degli indagati avrebbe anche costretto il titolare «a pagare per suo conto l’importo di una poltrona dell’Ottocento e una del Novecento», acquistate in un negozio di antiquariato dello zio dello stesso titolare d’azienda per oltre mille euro.

Contestazioni Dalle indagini inoltre emerge come alcuni indagati avrebbero minacciato contestazioni contabili alla ditta, considerate infondate, o ritardando i pagamenti. Tutti comportamenti che avrebbero messo in difficoltà l’azienda.

Le repliche Ora gli indagati hanno tempo venti giorni per presentare memorie, produrre documenti o presentarsi dal pm per rilasciare dichiarazioni. L’azienda Tk Ast in una nota del primo pomeriggio di giovedì, ha fatto sapere che «oggetto dell’indagine non è l’azienda ma singoli individui» e che Ast stessa «sta collaborando con le indagini per fare chiarezza».

M5s Lucidi e Liberati Sulla vicenda sono intervenuti il senatore Stefano Lucidi e il candidato al consiglio regionale Andrea Liberati, entrambi in quota M5s. Il parlamentare in una nota ha affermato: «Stride la notizia di oggi relativa ad 11 dipendenti Ast che avrebbero percepito favori in cambio di appalti. Stride con il recente patto sulla sicurezza firmato a Terni e stride con le parole del sottosegretario Bocci, che voleva restituirci una immagine pre-elettorale della città sicura e immune da fenomeni corruttivi. Come ho già avuto modo di dire direttamente alla dottoressa Morselli in Senato, per capire il problema Ast occorre comprendere anche il tessuto sociale in cui opera. Continuare a dire che va sempre tutto bene non è sicuramente la soluzione migliore e purtroppo fino alle elezioni continueranno a dirci che va tutto bene. La vicenda di oggi ci restituisce un’Ast più italiana ma pur sempre ferita, non resta da aspettare ora la mossa della Morselli riguardo alla questione, e di conoscere l’entità del danno». Diverso il tiro di Liberati: «Pur con tutte le cautele del caso – dice Andrea Liberati, candidato al consiglio regionale in quota M5s – Thyssen avrebbe dovuto già da tempo considerare la necessità di sostituire l’intera classe dirigente a salvaguardia della comunità e dei lavoratori che, ignari e innocenti, non meritano di essere travolti daaltrui responsabilità, come invece pare accaduto finora. Oltre a un rilancio industriale decente e credibile, occorrono uomini nuovi anche per siglare un solido e nobile patto con la comunità ternana e regionale, sostanziato dalle risorse per decine e centinaia di milioni che impresa, Ue, Stato e Regione devono impegnarsi congiuntamente a rinvenire per mettere in sicurezza gli impianti, assicurando così moltissimo lavoro a coloro che, proprio grazie alla futura stagione di Ast, potranno ricostruire non soltanto una leadership aziendale, ma soprattutto una città, dal tessuto economico e morale da anni tremendamente sfibrato».

Una replica a “Indagini all’Ast, «Se mi compri quelle due poltrone ti lascio l’appalto». Tutte le accuse”

  1. Max Brunelli ha detto:

    Vogliamo i NOMI di questi gentiluomini, Nomi e cognomi.

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