sabato 8 agosto - Aggiornato alle 01:49

Indagine sui test, dall’intermediazione all’affidabilità: i chiarimenti chiesti dalla Corte dei conti

Gdf e Procura vogliono la relazione di Microbiologia. Kit da azienda cinese e assemblati altrove

di Daniele Bovi

Sono condensati in meno di tre pagine i dubbi della Procura regionale della Corte dei conti e della guardia di finanza a proposito della procedura con cui la Regione, a marzo, ha acquistato 15 mila test rapidi immunologici (i cosiddetti ‘pungidito’) dalla Vim di Città di Castello. La Procura, come emerso nelle scorse ore, ha aperto un fascicolo ipotizzando il danno erariale e ha chiesto a Palazzo Donini (che dovrà rispondere nel giro di pochi giorni), documenti e informazioni sull’intera procedura. Oltre alle mail tra gli uffici, il Gabinetto Tesei e l’azienda, le fiamme gialle hanno chiesto anche tutti gli altri atti riferiti alle trattative e non solo. Finanzieri e Procura vogliono avere copia della relazione della professoressa Antonella Mencacci, direttore dell’Istituto di microbiologia dell’ospedale di Perugia, relativa ai primi risultati della sperimentazione su 1.180 pazienti; risultati che, come spiegato dal direttore regionale della Sanità Claudio Dario durante una conferenza stampa, hanno evidenziato un basso livello di specificità e sensibilità.

TEST RAPIDI, SPECIFICITÀ E SENSIBILITÀ TROPPO BASSE

OSPEDALE DA CAMPO, APERTO FASCICOLO

Le richieste E tra gli atti richiesti infatti, oltre alle indicazioni di utilizzo date da Ministero, Oms e Regione, ci sono anche quelli relativi al grado di qualità, attendibilità e affidabilità per una valutazione di diagnosi virologica e la presenza o meno di differenze tra quanto comunicato nel bugiardino e i risultati del laboratorio di microbiologia. Quanto all’acquisto, finanzieri e magistratura contabile passeranno al setaccio la documentazione contabile e chiedono di spiegare come mai i test non siano stati acquistati direttamente dalla Screen Italia srl (società di Torgiano) o da un altro produttore, cosa che avrebbe permesso di evitare l’intermediazione della Vim. Anche per quanto riguarda gli altri 15 mila test molecolari acquistati (quelli che rilevano la presenza del virus nelle vie aeree, mentre gli immunologici verificano la presenza o meno di anticorpi), le fiamme gialle chiedono la documentazione completa relativa all’intera procedura.

TEST RAPIDI, SCONTRO SUL PREZZO 

I test Secondo quanto risulta dalla determina dirigenziale del 25 marzo scorso, per i 15 mila test sono stati spesi 292.800 euro; l’acquisto è stato fatto in via diretta «stante la situazione di estrema urgenza» e con una «contrattazione informale sul prezzo». Il 20 marzo infatti erano stati proposti i primi 4 mila pezzi a 27 euro l’uno, ma due giorni dopo la Regione chiede di abbassare il prezzo sulla base dei costi di mercato fissati per prodotti simili; il 23, così, la Vim propone di venderli a 16 euro e la trattativa si chiude. Il conto è da 240 mila euro, che una volta aggiunta l’Iva sale a 292 mila. Come riportato dalle opposizioni, altre amministrazioni per prodotti simili sono riuscite a ottenere prezzi più bassi. Nella determina poi si parla di un contratto tra la Screen Italia e la Vim, che «ha il diritto di esclusiva alla commercializzazione del test in oggetto in ambito europeo»; l’affidamento diretto quindi si basa sul «diritto di esclusiva» e riguarda un bene «infungibile», cioè non sostituibile dato il suo valore economico-sociale. Il codice del prodotto, come emerge dalla determina, è Incp-402s: come spiegato in un’inchiesta di IrpiMedia, si tratta di test prodotti da un’azienda cinese, assemblati altrove e distribuiti in Italia da diverse aziende.

Twitter @DanieleBovi

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