venerdì 18 gennaio - Aggiornato alle 12:40

Inchiesta Tav, la procura di Firenze ha chiuso le indagini per Maria Rita Lorenzetti e altri 32

di Francesca Marruco

L’aspettavano tutti. Soprattutto lei. Lo sapeva che la chiusura dell’indagine sulla Tav della procura di Firenze sarebbe arrivata presto. E così, il passaggio tecnico che prelude la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti e per altri 32, è arrivato. Nelle udienze perugine di Sanitopoli la Lorenzetti lo ha detto molto spesso, che adesso avrebbe avuto da dimostrare la sua innocenza per la maxi inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino della Tav, che ha travolto anche esponenti ministeriali e che la vede indagata per reati tanto gravi.

Accuse alla Lorenzetti Secondo la ricostruzione dell’accusa infatti, «Maria Rita Lorenzetti, quale presidente di Italferr» nell’ambito dell’appalto sul nodo fiorentino della Tav, avrebbe operato «mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, (che si sono aggiudicate l’appalto, ndr) da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia».

I tre filoni I 33 indagati, sono accusati a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, frode e truffa.  Secondo l’ipotesi accusatoria, le indagini sono state coordinate dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei, la fresa ‘Monna Lisa’  con cui si sarebbe dovuto scavare il sottoattraversamento della linea Tav, era stata assemblata con pezzi non originali e quindi non avrebbe potuto assolvere il suo compito in sicurezza. Sempre secondo le risultanze investigative, anche i conci che avrebbero dovuto coprire le gallerie sarebbero stati assemblati con materiali scadenti, che non avrebbero garantito la dovuta resistenza in caso di un incendio. Inoltre, per quanto riguarda l’accusa di traffico di rifiuti, per la procura, gli indagati avrebbero smaltito fanghi con modalità inadeguate, declassificandoli a materiale non inquinante. L’indagine era partita nel 2010 dopo alcuni accertamenti svolti dalla Forestale  che avevano fatto emergere l’esistenza di un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente.

I rifiuti smaltiti illegalmente Secondo la procura, Maria Rita Lorenzetti, insieme ad altre 11 persone avrebbe promosso lo smaltimento illecito di migliaia di tonnellate di rifiuti. «Senza accollarsene i costi di smaltimento – si legge nel decreto di perquisizione -, hanno compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a gestire abusivamente e conferire in siti non autorizzati ingenti quantitativi di rifiuti speciali». Secondo l’accusa lo avrebbero fatto con «insistente richiesta di declassificazione dei fanghi come materiali di scavo sottoposti a normale pratica industriale da classificare come sottoprodotti o a cui attribuire la deroga dalla disciplina sui rifiuti».

Contro gl iinteressi di FS Inoltre, sempre secondo la procura, «Lorenzetti e Lombardi rispettivamente quale presidente di Italferr e Rup di Italferr  per l’appalto di Firenze,  quindi per conto della società delegata ad operare per conto della stazione appaltante, agivano in contrasto con gli interessi della stazione appaltante a conseguire l’esecuzione dell’opera a regola d’arte e nel rispetto dei costi preventivati così operando in danno della stessa stazione appaltante, anche con condotte illecite finalizzate ad influenzare e condizionare le determinazioni delle pubbliche amministrazioni interessate, in violazione di legge sulle autorizzazioni e sui vincoli di tutela ambientale e paesaggistica e ciò allo scopo di favorire economicamente direttamente il General Contractor e Nodavia e indirettamente il suo socio di maggioranza Coopsette».

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