martedì 6 dicembre - Aggiornato alle 12:29

Inchiesta Tav, il gip di Firenze: «Lorenzetti parla di ‘squadra’ che è un articolato sistema corruttivo»

di Francesca Marruco e Ivano Porfiri

«L’appartenenza alla ‘squadra’ più volte richiamata da Maria Rita Lorenzetti  riporta ad un articolato sistema corruttivo». A scriverlo nelle 450 pagine di ordinanza di custodia cautelare, che ha portato l’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti agli arresti domiciliari( insieme ad altre cinque persone), emessa nell’ambito dell’indagine sul nodo fiorentino della Tav, è il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti. All’indomani della notifica della misura cautelare Maria Rita Lorenzetti non sarà più presidente di Italferr. «Martedì  – ha spiegato il legale – è in programma l’approvazione del bilancio dell’Italferr e quindi Lorenzetti avrebbe naturalmente cessato dal suo incarico. Indipendentemente dall’indagine che l’ha portata agli arresti domiciliari».

L’associazione a delinquere Nell’ordinanza di misura cautelare, motivando l’esistenza di un’associazione a delinquere di cui Lorenzetti viene ritenuta una dei promotori, il gip scrive che «ognuno nel ruolo al momento ricoperto, provvede all’occorrenza a fornire il proprio apporto per il conseguimento del comune interesse, acquisendo meriti da far contare al momento opportuno per aspirare a più prestigiosi incarichi, potendo contare che gli effetti positivi si riverbereranno, anche se non nell’immediato, sui componenti della squadra medesima sotto forma di avantaggi anche di natura economica. In questa cornice, che prevede la contestuale ripartizione dei funzionari pubblici interessati ai procedimenti amministrativi di interesse, in amici e nemici, sono stati rilevati scambi di favore di varia natura».

Il presunto tornaconto In particolare, secondo il giudice, «in favore di Maria Rita lorenzetti per aver messo a disposizione dell’associazione la propria rete relazionale per consentire, in particolare tramite Walter Bellomo, l’approvazione della Put per i lavori Tav di Firenze e tramite l’ing. Sandro Coletta e il dr. Pietro Calandra l’emissione di un parere interpretativo da parte dell’autorità di Vigilanza per i contratti pubblici che avrebbe consentito l’avvio di un accordo bonario per la valutazione di riserve presentate da Nodavia per i lavori Tav di Firenze, per un importo di 250 milioni di euro. L’inserimento del marito Pasquale Domenico negli appalti post terremoto in Emilia Romagna».

Chi E’ lunga 450 pagine l’ordinanza applicativa di misure cautelari con cui il gip ordina l’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti della presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, del geologo Gualtiero Bellomo (detto Walter), del presidente di Nodavia Furio Saraceno, Valerio Lombardi, Alessandro Coletta e Aristodemo Busillo. Con la stessa ordinanza il gip interdice per due mesi dalle rispettive attivita’ Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli, Remo Grandorie e Renato Casale.

L’esigenza cautelare Viene infine disposto l’interrogatorio di Piero Calandra per il 25 settembre prossimo alle 9.30. L’ordinanza ricalca in gran parte il provvedimento di garanzia del gennaio scorso. A carico di tutti gli indagati – motiva il l’ordinanza odierna il gip – sussiste l’esigenza cautelare «apparendo grave ed attuale il pericolo che i medesimi, se non limitati nella loro libertà, possano commettere altri delitti che violino la stessa disposizione di legge o che, pur essendo preveduti da disposizioni diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscano o dei motivi che li possano determinare, presentino caratteri fondamentali comuni».

Gravi indizi L’ordinanza individua, inoltre, ai fini della misura cautelare per gli indagati che sussistano anche gravi indizi di colpevolezza. Nei confronti della Lorenzetti, in particolare, per i capi di imputazione che riguardano l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e abuso di ufficio per l’appalto per il sotto attraversamento ferroviario di Firenze e per concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio riferito alla lettera firmata dall’architetto Giuseppe Mele, dirigente del ministero delle Infrastrutture, ma – secondo l’accusa – predisposta dall’ufficio legale dell’Italferr, in cui si attestava che i lavori dell’appalto erano iniziati entro i cinque anni dal rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.

La difesa Maria Rita Lorenzetti è «molto provata e dispiaciuta per questo provvedimento inaspettato». Lo riferisce dopo una visita e una lunga chiacchierata il suo avvocato Luciano Ghirga.  Al suo legale ha anche detto «di non sapersi immaginare quali comportamenti possano aver portato ad accuse cosi gravi». «La mia assistita – aggiunge Ghirga – non capisce quali comportamenti possano avere portato all’emissione di un’ordinanza così dura. Maria Rita  Lorenzetti è una persona intransigente nelle sue azioni e ora è molto dispiaciuta per suoi familiari e per tutti gli umbri che continuano a dimostrarle affetto. Non ci sono episodi o  intercettazioni che provino qualsiasi attività illecita, ci sono solo conversazioni su rapporti politici e istituzionali. Quanto al marito poi, non ha  mai avuto tornaconto per l’attvità della moglie, mai alcuna utilità». Il legale ha infine annunciato il ricorso al tribunale del Riesame, specificando che non trova alcuna motivazione per la reiterazione di reato.

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