mercoledì 20 febbraio - Aggiornato alle 23:25

Inchiesta Tav, al via l’udienza preliminare: parti civili Anac, RFI, ministero dell’ambiente e delle infrastrutture

di Fra. Mar.

L’autorità anti-corruzione (Anac), il ministero dell’Ambiente e quello delle Infrastrutture e RFI si sono costituiti parte civile nell’udienza preliminare iniziata mercoledì mattina davanti al gup Alessandro Moneti di Firenze, nell’ambito dell’inchiesta sui lavoro del sottoattraversamento Tav di Firenze in cui è indagata anche la ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti.
L’udienza dopo l’ammissione delle parti civili, è stata rinviata al 21 maggio prossimo, quando il gup deciderà sull’eccezione di incompetenza territoriale sollevata da alcune difese che chiedono di spostare il processo da Firenze a Roma.

Lorenzetti: io innocente La ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti si è sempre detta innocente rispetto alle accuse, gravissime, che gli muove la procura fiorentina. Le accuse per i 32 indagati, sono, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere finalizzata a corruzione, frode e truffa. Lorenzetti è stata indagata nel periodo in cui era presidente di Italferr. Per lei e altre 5 persone scattarono gli arresti domiciliari nel settembre del 2013.

Accuse Secondo la ricostruzione dell’accusa, «Maria Rita Lorenzetti, quale presidente di Italferr» nell’ambito dell’appalto sul nodo fiorentino della Tav, avrebbe operato «mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, (che si sono aggiudicate l’appalto, ndr) da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia».

Rifiuti smaltiti illegalmente  Secondo la procura, inoltre, Maria Rita Lorenzetti, insieme ad altre 11 persone avrebbe promosso lo smaltimento illecito di migliaia di tonnellate di rifiuti. «Senza accollarsene i costi di smaltimento – si legge nel decreto di perquisizione -, hanno compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a gestire abusivamente e conferire in siti non autorizzati ingenti quantitativi di rifiuti speciali». Secondo l’accusa lo avrebbero fatto con «insistente richiesta di declassificazione dei fanghi come materiali di scavo sottoposti a normale pratica industriale da classificare come sottoprodotti o a cui attribuire la deroga dalla disciplina sui rifiuti».

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