venerdì 15 novembre - Aggiornato alle 11:44

Inchiesta rifiuti, il troppo percolato e il sospetto di una truffa: accertamenti finanziari

Il terreno sequestrato dalla forestale

di Fra. Mar.

Chi c’è stato racconta di percolato che riemerge dal terreno e che ribolle. Tanto di quel concentrato che, stando all’ipotesi accusatoria della procura di Perugia, potrebbe aver già creato un danno irreversibile al torrente Mussino e al bosco attorno alla discarica di Pietramelina. Perché il liquido che fuoriesce dall’umido, se non adeguatamente trattato, è molto dannoso per l’ambiente.

Troppo percolato Perché inquina e anche perché, se – come confermato durante la perquisizione – è stato rimesso tutto in ricircolo nella discarica, potrebbe addirittura minare la tenuta del fondo della discarica stessa. Insomma, un possibile disastro dal punto di vista ambientale. Con Gesenu da una parte che insiste nel dire che i loro siti sono costantemente controllati da Arpa e i comitati di cittadini dall’altra che vanno documentando ormai da anni acqua resa nerastra dalla contaminazione dei rifiuti di Pietramelina.

Accertamenti economici Ma come mai tutto questo percolato? Il gip Alberto Avenoso nel decreto di sequestro parla di 30 mila tonnellate messe in ricircolo nella stessa discarica, per «risparmiare» sui costi di smaltimento, in questo modo non sostenuti. Ma il sospetto degli inquirenti è che in realtà ci fosse anche qualche altro tipo di guadagno illecito, ed è per questo che adesso il pm Valentina Manuali sta spostando la sua attenzione anche sulle questioni economiche per mettere a nudo eventuali truffe, ulteriori al risparmio derivato dal non smaltimento secondo le regole del percolato.

Attese Quindi, mentre gli uomini del corpo forestale dello Stato stanno ultimando le loro analisi e gli indagati, insieme ai loro avvocati aspettano la fissazione del riesame, o meglio il deposito degli atti da parte della procura, sull’altro fronte – quello legato all’interdittiva antimafia del prefetto De Miro – inizia l’attesa per il Cda prima e per l’assemblea dei soci poi, in vista della ineludibile nomina dei commissari da parte del prefetto.

Camicia Infine, il consigliere comunale Carmine Camicia ha chiesto «copia lettera di dimissione del Presidente del Collegio dei Revisori, ricordando al Presidente che l’art. 7 del regolamento Comunale sugli indirizzi per la nomina la designazione e la revoca dei rappresentanti del Comune di Perugia, presso Enti, Aziende e Istituzioni, prevede l’obbligo di fornire  informazioni e relazionare sia al Sindaco sia  al Presidente del Consiglio Comunale, su tutte le vicende che riguardano l’Azienda, e le dimissioni di un Presidente di un organo di vigilanza, non si possono conoscere attraverso la stampa».

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