lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 03:47

Inchiesta Gesenu, Riesame: «Sassaroli rimanga agli arresti domiciliari, può commettere nuovi reati contro l’ambiente»

L’avvocato David Brunelli: escluso però il delitto di associazione per delinquere e le contestazioni in materia tributaria. Cgil: «Serve gestore unico dei rifiuti»

Giuseppe Sassaroli e, a destra, l'avvocato David Brunelli

di Enzo Beretta

Il tribunale del Riesame ha confermato la misura degli arresti domiciliari per Giuseppe Sassaroli, il ‘presunto ‘Dominus‘ dell’inchiesta sui rifiuti della Direzione distrettuale antimafia di Perugia. Secondo i giudici l’ex direttore operativo di Gesenu, se rimesso in libertà, può commettere nuovi reati contro l’ambiente in quanto ha «le competenze tecniche per riprendere, anche per interposta persona e/o in aziende private, attività lavorative nel settore dei rifiuti». Spiega l’avvocato David Brunelli: «Il Riesame ha condiviso le argomentazioni della difesa in merito all’insussistenza del pericolo di inquinamento probatorio. Prendiamo atto della motivazione e ci riserviamo di valutare se proporre ricorso per Cassazione in quanto non è affatto chiaro da quali elementi il tribunale ricavi lo spasmodico interesse e la pervicace volontà del mio cliente nel commettere reati trovandosi attualmente in pensione. Non si capisce neppure quali soggetti potrebbero essere disponibili a commettere tali reati per suo tramite o con il suo aiuto».

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La difesa: un processo anticipato Secondo Brunelli «una misura giustificata in termini così astratti stravolge la funzione della custodia cautelare e la trasforma, di fatto, in un’anticipazione della pena prima del processo». Il legale puntualizza che nella medesima ordinanza il Riesame «ha già escluso la sussistenza di alcuni dei delitti contestati all’ingegner Sassaroli, tra cui quello di associazione per delinquere, nonché tutti quelli in materia tributaria posti alla base del provvedimento di sequestro dei beni a suo carico». «L’unica volontà che finora mi ha espresso fermamente il mio cliente – conclude la difesa – è quella di volersi difendere da accuse così infamanti a fronte del lavoro che per tanti anni e con passione e dedizione ha svolto presso Gesenu».

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L’assemblea Nel pomeriggio di giovedì intanto la Cgil nel corso di un’assemblea che si è tenuta a Perugia ha chiesto che si arrivi a un gestore unico regionale dei rifiuti, obiettivo indicato anche da palazzo Donini, dagli attuali 35 che operano in Umbria; in più secondo il sindacato occorre «riportare il servizio nell’ambito del controllo pubblico, perché solo così si può assicurare legalità, trasparenza e qualità del servizio. Sul tavolo anche il problema relativo all’impiantistica: «Serve costruire impianti per il trattamento dei rifiuti – è stato detto giovedì – adeguati alle esigenze e filiere virtuose per il riutilizzo dei materiali derivanti dalla raccolta differenziata, così da rendere davvero possibile l’obiettivo rifiuti zero. All’appuntamento hanno partecipato decine di lavoratori oltre oltre a rappresentanti istituzionali (c’erano il vicesindaco di Perugia, Urbano Barelli, il sindaco di Corciano e presidente dell’Auri, Cristian Betti, il sindaco di Marsciano, Alfio Todini, quello di Todi, Carlo Rossini e i dirigenti regionali Ciro Becchetti e Andrea Monsignori).

Preoccupazione Forte la preoccupazione che è emersa dal dibattito per il futuro dei 750 lavoratori di Gesenu – come sottolineato da Fabrizio Cecchini, lavoratore dell’azienda e coordinatore del settore igiene ambientale per la Fp Cgil Umbria – ma anche per il sistema nel suo complesso, perché nel medio periodo – ha osservato – le discariche presenti in Umbria non saranno più in grado di rispondere alle necessità di conferimento. «È anche per questo che una revisione strutturale del Piano regionale smaltimento rifiuti, ormai superato e non più adeguato a rispondere ai bisogni del territorio umbro, non è più rinviabile – ha detto Massimo Cenciotti, coordinatore nazionale Igiene Ambientale per la Fp Cgil – come non più rinviabile è un’assunzione di responsabilità diretta delle Amministrazioni pubbliche ai vari livelli, per garantire legalità, occupazione e qualità del servizio».

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