sabato 24 ottobre - Aggiornato alle 13:47

Inceneritore Terni biomassa: otto indagati. Comitato: «Rigettare Aia»

Avvisi per dirigenti e ditte esterne, contestate violazioni ambientali per numerose irregolarità

L'inceneritore Terni biomassa della Tozzi holding (foto Colonna)

Inceneritore Terni biomassa, otto indagati tra dirigenti e rappresentanti legali di ditte esterne. Sono numerose le violazioni ambientali contestate dalla procura della Repubblica che ha chiuso le indagini sulla gestione dell’impianto passato al setaccio per due mesi dai carabinieri del Noe. L’avviso è stato recapitato ad alcuni apicali della Tozzi holding di Ravenna, proprietaria dell’inceneritore: si tratta di Fabrizio Andrea, Gianluca Franco e Mario Tozzi. Nel mirino anche il titolare dell’azienda di Lucca che riforniva di pulper l’inceneritore, di un intermediario che procacciava sempre pulper da bruciare a Terni e l’amministratore unico di una ditta di Civita Castellana dove venivano inviate le ceneri pesanti prodotte dall’inceneritore. La notizia è stata riportata giovedì da alcuni giornali locali.

Otto indagati, chiuse le indagini I carabinieri del comandante Francesco Motta, coordinati dal pubblico ministero Barbara Mazzullo, nei due mesi di indagini segnati da accertamenti a tappeto all’interno di Terni biomassa hanno riscontrato presunte irregolarità sulla gestione dei rifiuti e delle emissioni del camino, col magistrato che dopo aver vagliato con cura l’esito degli accertamenti del Noe ha contestato agli otto una serie di violazioni del Testo unico ambientale. In particolare sarebbero emerse irregolarità sulla strumentazione di monitoraggio delle emissioni, che per gli inquirenti non aveva una taratura corretta. Riscontri investigativi di tipo tecnico anche sugli scarichi delle acque con rame in eccesso. Contestati i rifiuti in entrata che in alcune circostanze avrebbero superato i limiti giornalieri consentiti; l’omissione dei controlli per un periodo di tempo superiore a quello indicato dalla legge; e valori quattro volte oltre soglia di diossina e furani. Secondo gli inquirenti a Terni veniva poi accettato pulper di cartiera con valori non conformi a quelli di legge e privo di una determinata certificazione. L’avviso di conclusione firmato dal pm Mazzullo è stato notificato agli otto indagati che in venti giorni sono chiamati a depositare le memorie difensive, dopodiché il magistrato dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio o archiviare.

Comitato No inceritori: «Non rilasciare Aia»  Sugli sviluppi dell’inchiesta è intervenuto il Comitato No inceneritori di Terni, indicando alle istituzioni un percorso chiaro: «Immediato rigetto della richiesta di Autorizzazione integrata ambientale (Aia, ndr) perché – scrivono gli attivisti – è evidente ormai che la vicenda inceneritori rappresenta una ipoteca in termini ambientali, sanitari e di legalità. E pensare che la Tozzi holding ha solo tre anni di presenza nella nostra città, da quando nel 2013 acquisì l’inceneritore ex Printer, tre anni in cui – ricordano dal comitato No inceneritori – ci sono state decine di manifestazioni, con la materia segnata ai primi punti nell’agenda politica e della campagna elettorale del 2014» . E poi: «Ora alla Regione  spetta il facile compito di rigettare la richiesta di Aia che Terni Biomassa ha depositato nel 2014 perché di fronte alle violazioni riscontrate la politica deve assumersi la responsabilità di un atto chiaro e definitivo».

De Luca attacca A intervenire anche il M5s: «Sul fronte amministrativo ad oggi è tutto fermo – scrive il consigliere Thomas De Luca – dal 22 novembre, giorno in cui la Regione dell’Umbria ha sollecitato una risposta al Comune di Terni in merito alla prosecuzione dell’iter autorizzativo, richiesto e sollecitato persino tramite diffida dalla società, nulla si è mosso. Il silenzio della giunta è disarmante, troppo occupata nelle proprie vicende giudiziarie (anche nel caso dell’inceneritore siamo forcaioli?) e nelle lacerazioni post referendarie per prendere una posizione. Il Comune e la Regione – dice – devono esprimere immediatamente la loro contrarietà al rilascio dell’AIA in una condizione sub judice». Poi De Luca scrive: «La notizia degli otto indagati, annunciata a conclusione delle indagini sull’inceneritore, è frutto di un processo di azioni messe in campo dai cittadini e dal M5S, al fine di fare massima chiarezza e ottenere giustizia. Ruolo decisivo del consiglio comunale che con la delibera del 18 ottobre ha approvato l’esposto d’organo presentato dal M5S che ha permesso l’attivazione diretta del comune. In particolar modo ha permesso l’invio del parere sanitario della Usl, in merito al superamento di quatto volte il limite di legge per diossine e furani, alla procura della Repubblica di Terni. Una decisa presa di posizione da parte del consiglio a massimo supporto e sostegno della magistratura. Una delibera votata purtroppo solo da 27 membri su 33. Assenze e astensioni che pesano come macigni».

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