martedì 26 marzo - Aggiornato alle 15:25

Incendio di Ponte San Giovanni: il rebus degli orari, l’asta milionaria e le telecamere che potrebbero incastrare il ‘piromane’

Sotto sequestro parte dello stabilimento. L’avvocato Bromuri: «Rogo doloso? Si aprirebbero scenari inquietanti». Dati ambientali, è polemica

©️Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta e Ivano Porfiri

Una porzione di terreno sotto sequestro, 16 telecamere da visionare, il rebus degli orari, le testimonianze di qualcuno che potrebbe aver visto qualcosa. Muove da questi presupposti l’inchiesta della Procura di Perugia che ha acceso i riflettori sull’incendio che domenica pomeriggio ha interessato il materiale ammassato in un’azienda di recupero rifiuti nella zona industriale di Ponte San Giovanni. Un rogo doloso che per alcune ore ha intossicato una porzione di città, ipotizzano gli inquirenti diretti dal procuratore Luigi De Ficchy e dal pm Laura Reale, i quali hanno aperto un fascicolo sospettando una volontà incendiaria alla base di tutto. «Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni» recita l’articolo 423 del Codice penale. Considerate le caratteristiche del rogo – si apprende in ambienti giudiziari – è difficile ipotizzare che l’incendio sia stato innescato da un cortocircuito elettrico. Gli accertamenti, delegati al Reparto operativo dell’Arma dei Carabinieri, aiuteranno a comprendere se dietro le fiamme ci siano responsabilità penali ossia se qualcuno abbia volutamente appiccato il fuoco.

FOTOGALLERY: IL ROGO DAL CIELO
VIDEO: PARLA L’ARPA

Il verbale di sequestro «Lunedì alle 16.20 ci è stato notificato dai vigili del fuoco il verbale di sequestro della porzione dello stabilimento in cui si sono sprigionate le fiamme – spiega l’avvocato Michele Bromuri che tutela gli interessi della Biondi Recuperi Srl –. L’area è perimetrata. Incendio doloso? Non so nulla ma si potrebbero ipotizzare anche scenari inquietanti. Di fronte a una questione che ha avuto un’eco mediatica così importante preferisco andarci con i piedi di piombo. Posso dire, però, che l’impianto ha lavorato fino a sabato alle 12 e l’incendio si è sprigionato domenica intorno alle 16. Se la natura fosse dolosa il piromane potrebbe essere stato filmato dalle telecamere».

DOCUVIDEO NEI RIFIUTI INCENDIATI
VIDEORIASSUNTO ‘GIORNATA NERA’

Le telecamere di videosorveglianza Prosegue Bromuri: «Le immagini del circuito di videosorveglianza sono state messe dall’azienda a disposizione dei carabinieri». Sono 16 – si apprende – e potrebbero aver registrato l’intrusione in quell’ora di domenica in cui gli impianti erano fermi. Insieme a quei video, ovviamente, i carabinieri proseguiranno nelle indagini tradizionali attraverso le dichiarazioni di eventuali testimoni che potrebbero aver visto qualcuno oppure qualcosa di strano intorno a quell’ora.

VIDEO: SUL POSTO IL GIORNO DOPO
FOTO: IL ROGO E LA COLONNA DI FUMO

I ripensamenti dell’azienda sul comunicato stampa «Biondi Recuperi – spiega Bromuri – è un’azienda radicata sul territorio che opera da anni, in possesso di tutti gli atti autorizzativi acquisiti all’esito di lunghi e complessi procedimenti amministrativi. Si occupa di rifiuti speciali non pericolosi compresa la raccolta differenziata. Ci sono due soci e un amministratore delegato, Daniel Mazzotti, ma non so quest’ultimo a che ora sia stato informato dell’incendio. In un primo momento l’azienda aveva pensato di emettere un comunicato stampa ma poi ci ha ripensato».

IL VIDEO DI UN LETTORE
VIDEO: LA COLONNA DI FUMO

Un’asta giudiziaria da 6,6 milioni di euro Secondo quanto riporta Erika Pontini sulle pagine della Nazione Umbria «i beni delle Biondi recuperi, azienda in concordato liquidatorio dovranno andare all’asta entro pochi mesi per oltre 6,6 milioni di euro (valore beni mobili 2,2 milioni, valore beni immobili 4,4 milioni)». Nell’articolo si parla di una «vendita in toto per evitare il crac finanziario e pagare , almeno in parte, i creditori che complessivamente avanzavano qualcosa come 15 milioni di euro». Alla Biondi recuperi è subentrata la Biondi ecologia che ha preso in affitto il ramo d’azienda ed è interessata a rilevare l’intero pacchetto.

Dati ambientali: attesa e polemiche Nel frattempo i perugini si chiedono ancora cosa ha bruciato e quali effetti ha prodotto nell’ambiente, con alcune polemiche che si sono scatenate sui social in seguito alla decisione del Comune di riaprire le scuole. I risultati delle rilevazioni Pcb e Ipa effettuate dall’Arpa e dalla Usl sulla qualità dell’aria e del terreno a seguito dell’incendio dovrebbero arrivare nelle prossime 24-36 ore, mentre le diossine richiederanno alcuni giorni. L’unico dato disponibile, quello sulle polveri, già lunedì era rientrato nella norma sia per il Pm10 che per il Pm2.5. Ci vorrà ancora di più, almeno una settimana, per le analisi del deposito delle ceneri su frutta e ortaggi, per i quali resta in vigore l’ordinanza che impone il lavaggio, la rimozione delle bucce e il divieto di consumo per bambini e donne incinte.

Regione: parla l’assessore Proprio in attesa di questi dati, è stato fissato l’intervento dell’assessore regionale Fernanda Cecchini in Seconda commissione venerdì e in Aula martedì prossimo. Lo ha comunicato la presidente Carla Casciari alla richiesta di richieste da Andrea Liberati (M5S). Nell’informativa sull’incendio, Casciari ha detto che «ad oggi non abbiamo ancora dati sui possibili danni ambientali derivanti dalla permanenza di circa quattro ore di una nube intensa sulla zona. La Seconda commissione ha previsto un’audizione con l’assessore Cecchini per venerdì prossimo per avere informazioni sul tipo di materiale stoccato in quel luogo. Da lì partiremo per audizioni successive in attesa che arrivino i dati ufficiali dei rilevamenti Arpa, che credo saranno disponibili tra i cinque e i sette giorni. Nel frattempo stiamo avviando un’indagine conoscitiva sull’autorizzazione e sullo status dell’azienda interessata dall’incendio». La presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Donatella Porzi, ha poi spiegato che si è preferito rimandare l’intervento dell’assessore Cecchini in Aula, pur disponibile a farlo oggi, alla prossima seduta per consentire un resoconto più completo.

Lega e M5s: «Ecomafie» Nel frattempo il senatore Luca Briziarelli della Lega chiede che del caso si occupi la commissione ‘Ecoreati’ così anche i consiglieri regionali del M5s, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, che hanno inviato una lettera alle presidenti Catiuscia Marini, Donatella Porzi e Carla Casciari affinché «la Giunta regionale trasmetta all’Aula ogni informazione utile su quanto accaduto, con l’indicazione delle iniziative che sono state e saranno assunte in merito» e alla II Commissione di «riunire l’organismo in seduta permanente».

 

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