mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 21:42

Incendio alla Biondi recuperi: bruciate 60 tonnellate di rifiuti, ipotesi colposa. «No anomalie Pm10»

Fiamme divampate da ingombranti, visionate le telecamere. Reazioni politiche. Ok a proposta legge su Arpa

L'incendio alla Biondi recuperi (foto F.Troccoli)

di Chiara Fabrizi

Bruciate circa 60 tonnellate di rifiuti, ma l’ipotesi prevalente è che l’incendio di domenica pomeriggio alla Biondi recuperi di Perugia sia stato accidentale. Questo emerge al termine del secondo sopralluogo compiuto lunedì mattina nell’impianto di Ponte San Giovanni dove sono tornati gli uomini del Nucleo operativo ecologico che, coordinati dal pm Mara Pucci, indagano sul secondo rogo in 15 mesi consumatosi all’interno del sito. Per misurare l’eventuale impatto ambientale Arpa ha portato sul posto la centralina mobile per il campionamento dei microinquinanti che nei giorni scorsi era stata collocata a Trevi, dove si è consumato un altro vasto incendio alla cartiera. Intanto, però, le due centraline più vicine al luogo dell’incendio (Ponte San Giovanni e Brufa) «non riscontrano anomalie dei valori di Pm10, cosa accaduta invece con l’incendio, sempre alla Biondi recuperi, del 2019», come spiega una nota ufficiale di Arpa.

L’ORDINANZA DEL COMUNE

FOTO: L’INCENDIO ALLA BIONDI RECUPERI

Le indagini Secondo una prima ricostruzione le fiamme si sarebbero sprigionate dall’unico cumulo di ingombranti, come materassi e mobili, che era presente all’interno dell’area di stoccaggio, con le fiamme che hanno poi lambito e divorato anche alcuni materiali plastici che erano nei pressi. L’intervento tempestivo dei pompieri ha evitato, come emerso nell’immediatezza, che il rogo potesse propagarsi e assumere le dimensioni, ben più significative, di quello del marzo 2019.

VIDEO: IL ROGO

Le telecamere I militari del tenente colonnello Francesco Motta hanno già visionato le registrazioni di alcune telecamere di videosorveglianza, anche se occhi elettronici puntati nell’area di stoccaggio in cui si è consumato l’incendio non ce ne sono, tuttavia dall’analisi delle immagini non sono emersi elementi che in qualche modo possano permettere agli inquirenti di paventare l’ipotesi del rogo doloso, cioè appiccato da mano umana. I carabinieri hanno acquisito anche tutta una serie di documenti relativi al materiale entrato alla Biondi recuperi e divorato dalle fiamme e ne stanno verificando in queste ore la regolarità.

«Pm 10 non anomale» Al lavoro a Ponte San Giovanni anche i tecnici di Usl 1 e Arpa, con questi ultimi che hanno fatto scattare tutte le procedure di monitoraggio dell’aria e delle possibili ricadute in termini ambientali causate dal rogo, sollecitando in via precauzionale l’ordinanza poi emessa domenica sera dal sindaco Andrea Romizi. Oltre ai dati confortanti delle Pm10 rilevati dalle stazioni fisse, sono attesi i risultati dei microinquinanti, ma gli esperti di Arpa stanno comunque proseguendo con analisi e accertamenti. In particolare è in fase di sviluppo «un modello di simulazione della dispersione degli inquinanti che permetterà, di concerto con Usl 1, di individuare le aree dove avviare una campagna di campionamento delle varie matrici ambientali, tra cui quelle alimentari».

Meloni, De Luca e Bori: «Intollerabile» Simona Meloni (vice presidente della Commissione Antimafia-Pd) e i capigruppo regionali Thomas De Luca (M5S) e Tommaso Bori (Pd) annunciano la presentazione di una interrogazione sull’incendio alla “Biondi recuperi” di Perugia e chiedono all’Arpa di fornire puntuali informazioni sulle contaminazioni ambientali che ne sono conseguite. «E’ intollerabile che a distanza di soli 15 mesi dell’ultimo incendio, l’azienda ‘Biondi recuperi’ di Ponte San Giovanni torni a bruciare, sempre di domenica e per la terza volta in quattro anni, causando un grave danno all’ambiente e alla popolazione circostante. Per questo siamo pronti ad attivare tutti gli strumenti di competenza dell’assemblea legislativa, a cominciare dalla richiesta avanzata oggi di presa in carico del caso da parte della, Commissione analisi e studi su criminalità organizzata ed infiltrazioni mafiose, da poco costituita, affinché i cittadini siano pienamente informati sulla vicenda e, più in generale, sulle dinamiche legate allo smaltimento dei rifiuti affrontando anche il tema della possibile permeabilità di questo settore rispetto alle reti criminali». I consiglieri «in attesa di conoscere il livello dei contaminanti (diossine/PCB inclusi) su suoli e alimenti, nonché l’esito dei primi accertamenti degli organi inquirenti – riteniamo doveroso prendere una posizione netta circa una vicenda grave quanto intollerabile», annunciando contestualmente «un’interrogazione per avere risposte ai molti interrogativi che tengono banco in queste ore. Molti sono i dubbi che dovranno essere chiariti al più presto – aggiungono – tenuto conto che l’incendio è avvenuto sempre nello stesso punto del deposito, e, a prendere fuoco, sono stati rifiuti conferiti soltanto il giorno prima».

Il Pd di Perugia con un intervento sostiene che «qualunque saranno le cause accertate dell’incendio si tratta in ogni caso di un campanello d’allarme che richiede la massima attenzione e non deve essere sottovalutato. Rifiuti e incendi sono un binomio tristemente noto nel nostro Paese, un binomio, definito “reato sentinella”, che richiede la massima ed assoluta attenzione, e che deve essere oggetto di un’attenta programmazione in termini di prevenzione e controllo. Un binomio al quale, evidentemente, la nostra città e la nostra regione non sono estranei, e che, a maggior ragione, occorre contrastare con tutti i mezzi possibili, se necessario rendendo ancora più pressante la frequenza dei controlli e riducendo la capacità massima dei rifiuti conservati nel sito». E ancora: «C’è un tema, che la Giunta Romizi non può più sottacere, quello delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali e delle ecomafie interessate al ciclo dei rifiuti. Ecco perché eventi come questi sono non solo pericolosi e tossici, ma anche sospetti. Se non avremo il coraggio di dire questo, non avremo fatto nulla. Il Partito Democratico ha sempre profuso il suo impegno nelle tematiche ambientali, ma anche nella lotta alle infiltrazioni mafiose, con la richiesta, da ultimo, di un Consiglio aperto sulla presenza di infiltrazioni mafiose nel nostro territorio».

Proposta di legge su riforma Arpa Intanto la prima commissione dell’assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato all’unanimità la proposta di legge sulla riforma dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa), unificandoi due atti uno a firma di Fabio Paparelli (Pd) e l’altro presentato dai consiglieri della Lega, con primo firmatario Daniele Carissimi, sui quali erano stati ascoltati in audizione l’assessore Roberto Morroni e il presidente di Arpa Luca Proietti. La proposta di legge della Prima commissione, guidata da Daniele Nicchi, ribadisce e rafforza la ripartizione dell’Arpa in due dipartimenti territoriali dotati di autonomia gestionale e funzionale, con una suddivisione territoriale esattamente sovrapponibile all’estensione delle Usl, e con ognuno un direttore dipartimentale. Il direttore generale può anche essere coadiuvato da un direttore amministrativo e di un direttore tecnico. A Terni, in particolare, è prevista la sede legale e direzionale dell’Arpa e la Scuola di Alta formazione interna dell’Arpa. Viene poi introdotto il rispetto dei Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (LEPTA), standard che la normativa nazionale prevede non debbano essere disattesi, e l’azione dell’Arpa deve essere programmata con piani triennali a relazioni annuali. Inalterate le funzioni del’Arpa, ma vengono rafforzate per la capacità di vigilanza e controllo, una delle prerogative più importanti dell’Agenzia. Introdotta, infine, la carta dei servizi e delle attività per informare preventivamente i cittadini sugli standard dei servizi offerti e sulle modalità di svolgimento delle sue prestazioni.

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