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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 04:05

Incendi, bruciati il quadruplo di boschi e campagne: in fumo 1.400 ettari. Preso un solo piromane

Una denuncia colposa ogni cinque roghi, che sono aumentati del 66 per cento. Le fiamme di marzo appiccate per liberarsi delle potature

Incendio di Saccovescio a Preci

di Chiara Fabrizi

Nel 2022 bruciato più del quadruplo di territorio. Dopo una primavera e un’estate estremamente siccitose sono 1.400 gli ettari di bosco e campagna dell’Umbria divorati dalle fiamme, che già da marzo hanno iniziato a fare danni. A tirare le fila delle due stagioni prive di piogge sono le forze dell’ordine che, a fronte di 125 incendi boschivi, hanno proceduto all’arresto di un solo piromane e alla denuncia per incendio boschivo colposo di altre 26 persone, quasi il triplo delle dieci segnalate alle Procure nel 2021.

Incendi, bruciati il quadruplo di boschi e campagne Anche il numero dei roghi, naturalmente, è significativamente aumentato rispetto allo scorso anno, quando se ne erano contati 75, con un’impennata che gira intorno al 66 per cento. Ancora più impressionante, invece, l’estensione dei boschi e delle andate in fumo: 1.400 gli ettari persi temporaneamente a causa delle fiamme, ovvero il 418 per cento in più di quelli divorati dagli incendi del 2021, quando ci si era fermati a 270 ettari. Una superficie, quest’ultima, che in Umbria è stata quasi interamente bruciata in un unico rogo, quello di Saccovescio (Preci), durato quasi una settimana, malgrado i ripetuti lanci dal cielo, e costato 245 ettari di bosco, parte dei quali inserito anche nel Parco nazionale dei Monti Sibillini.

In fumo 1.400 ettari di cui 900 di bosco Soltanto di bosco, comunque, negli ultimi mesi si sono persi 900 ettari, coi roghi più grandi che hanno messo in ginocchio Guardea, dove nel giro di dieci giorni, cioè tra il 20 luglio e il primo agosto, con due distinti incendi, sono andati in fumo quasi 280 ettari. Pesante anche il bilancio dell’altro incendio che ha tenuto col fiato sospeso la comunità terremotata di Preci, che ha detto provvisoriamente addio a 98 ettari nella zona del Monte Saino. L’altro rogo di vaste dimensioni che ha impegnato gli uomini dello Stato risale all’inizio di luglio e ha bruciato 70 ettari ricadenti nel territorio comunale di Giano dell’Umbria. Complessivamente per domare questi e altri incendi sono stati richiesti in Umbria 26 interventi con mezzi aerei per supportare il lavoro delle squadre a terra.

Preso un solo piromane Le forze dell’ordine, nel bilancio di una stagione eccezionalmente calda, ma che con il cambiamento climatico diventerà ordinaria, hanno anche spiegato che molti incendi si sono verificati già tra marzo e giugno, ovvero all’inizio dell’estate, quando con un andamento del tutto insolito per l’Umbria erano già andati in fumo circa 100 ettari di territorio, a cui poi si sono sommati i roghi enormi di luglio e agosto. Sulle cause, le autorità spiegano che gli incendi di primavera sono riconducibili in gran parte alla pratica di bruciare i residui vegetali, che in quella stagione, soprattutto tra marzo e aprile, è figlia della potatura degli oliveti e forse su questo è il caso che, di fronte a temperature elevate e forte siccità, le istituzioni intervengano anticipando ed estendendo i divieti. Dopodiché, è la ricostruzione delle forze dell’ordine, gli incendi di giugno e luglio sarebbero divampati prevalentemente a causa di guasti o anomalie tecniche dei mezzi agricoli, a cominciare dalle mietitrebbie. Come detto soltanto in un caso, a Uncinano di Spoleto, le autorità sono riuscite ad arrestare in flagranza di reato un piromane, ma sono diversi i roghi, compreso quello di Saccovescio a Preci e l’altro di Guardea, in cui è stato forte il sospetto che ad appiccare il rogo sia sto un piromane.

@chilodice

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