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lunedì 12 aprile - Aggiornato alle 20:02

In Umbria «gelata storica» nella notte, punte di -10. Forti danni per l’agricoltura

Temperature a picco dopo i 25 gradi che hanno risvegliato molte piante, Cia: «La peggiore degli ultimi 20 anni». Agricoltori chiedono stato di calamità naturale

Foglie ricoperte dal gelo

di Dan.Bo.

È stata una notte con temperature sotto lo zero sostanzialmente in tutta l’Umbria quella appena trascorsa, con il mondo dell’agricoltura che parla di danni alle coltivazioni. Secondo i dati del Centro funzionale della protezione civile regionale, il record è stato registrato alle 6 a Cascia con -10,5 gradi. Rimanendo in provincia di Perugia, le centraline hanno fatto segnare -9 a Monteleone di Spoleto, -8 sul Monte Cucco, -7 a Forca Canapine e a Norcia, -6,5 a Valfabbrica, -7 a Sellano. Temperature sotto lo zero anche a Perugia: -1 a Pian di Massiano e nella zona del centro e -5 a Ponte Felcino.

Le temperature Quanto alle altre città, -4 ad Assisi, -6 a Città di Castello, -3 a Bastia, -5 a Foligno e a Gubbio, -3 a Todi, -5 a Castiglione del Lago, -2,6 a Spoleto e -6 a Umbertide. Quanto alla provincia di Terni, il record è stato toccato a Piediluco (-5,5); temperature molto basse anche ad Amelia (-4,7), Casigliano (-4,5), Narni (-3), Corbara (-3), Attigliano (-4) e Calvi (-4). A Orvieto la colonnina si è fermata a -1,8 mentre a Terni appena sotto lo zero (-0,4). Lo staff di Perugia Meteo parla di una «gelata storica» e, a proposito dei 25 gradi registrati nei giorni scorsi in Umbria – temperature da giugno che hanno risvegliato molte piante – ricordano che si tratta di un «evento estremo e dannoso, come e molto peggio di una grandinata». «Questa tendenza alle gelate tardive – aggiungono – sta aumentando negli ultimi 20 anni e l’estremizzazione climatica, ormai, rappresenta quello che viene definito… il new normal».

I danni Di fronte a questa «nuova normalità» Coldiretti parla di «allarme nelle campagne» dopo il monitoraggio fatto su frutta, viti e ortaggi. «Il crollo delle temperature sottozero in primavera – afferma Coldiretti – mette a rischio i raccolti dopo un periodo di alte temperature che hanno favorito il risveglio della vegetazione che è ora più sensibile al grande freddo. Le piante durante il riposo invernale – aggiunge Coldiretti – sono in grado di sopportare temperature inferiori allo zero, anche di decine di gradi, ma diventano particolarmente sensibili, una volta risvegliate, in fase di fioritura o dopo aver emesso le nuove foglioline».

Forti ripercussioni «Nonostante gli impianti antibrina – spiega Luca Fauri dell’azienda ortofrutticola Grazia di Città di Castello – si registrano seri danni ai nostri frutteti; se gli albicocchi erano già stati colpiti nelle scorse settimane, ora è toccato alle susine e alla fioritura delle pere e delle mele». Di peschi e ciliegi danneggiati parla anche Assunta Zandonai dell’azienda ortofrutticola Sett’Olmi di Ponte Pattoli. Dal monitoraggio di Coldiretti risultano già forti ripercussioni, in certi territori come Montefalco, anche per le viti, in particolare per le varietà di uve precoci, con possibili cali di produzione importanti, così come nel perugino per gli ortaggi fuori serra, come fave, carciofi, asparagi e piselli ma anche per le fragole.

Tropicalizzazione Il freddo arriva dopo un periodo di piogge insufficienti e solo nei prossimi giorni il mondo agricolo potrà quantificare in modo più preciso i danni. «Una situazione – spiega l’associazione – che può nuocere anche alle api, così come alle piante ornamentali nei vivai e in generale alla produzione made in Umbria». «In Italia siamo di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici con una tendenza alla tropicalizzazione e al moltiplicarsi di eventi estremi con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo che ha fatto perdere – conclude Coldiretti – oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra cali della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti».

Cia La Cia, la Confederazione italiana agricoltura, parla anch’essa di «gelata storica, la peggiore degli ultimi 20 anni». «A registrare le difficoltà maggiori, in attesa di verifiche sull’olivo, è il settore ortofrutticolo e quello vitivinicolo, con il Sangiovese e il Grechetto che registrano un danno di produzione notevole, ma non ancora quantificabile. Le due varietà della vite sono, infatti, le più precoci, oltre ad essere quelle maggiormente coltivate in Umbria». La gelata ha bloccato «lo sviluppo delle viti nel momento più importante con il risultato, anche con un clima ottimale da adesso fino alla vendemmia, di una pianta che sarà ancora in salute ma che darà ben pochi frutti. Gli imprenditori vitivinicoli da questa mattina si sono confrontati in un tam tam di telefonate e videochiamate: una simile condizione metereologica si ricorda solo nei primi anni 2000, con una gelata tremenda che segnò in modo drammatico la produzione agricola nel Centro Italia, e un’altra, ma di minore impatto, nel 2017, sempre in aprile».

Stato di calamità «In una situazione in cui i cambiamenti climatici sono sempre più vistosi e dagli effetti devastanti, soprattutto per il comparto agricolo, – dice il presidente Cia Umbria Matteo Bartolini – occorre attenzionare la Regione affinché valuti l’opportunità di chiedere al Governo lo stato di calamità naturale, così da potersi presto attivare per gli indennizzi ai produttori per i danni provocati dalle gelate. Anche con le esistenti coperture assicurative, infatti, in pochi riescono a ripararsi da tali perdite in quanto le franchigie per i danni da gelo sono ancora troppo esose. La maggior parte riesce a sostenere i costi per le assicurazioni sulle grandinate, ma non sui danni causati da gelate. E quelle primaverili sono tanto inaspettate, quanto micidiali».

Twitter @DanieleBovi

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