giovedì 23 maggio - Aggiornato alle 09:09

Imprenditrice “bad lady”, sequestrati beni per 10 milioni anche a Terni

Indagine dei finanzieri: sigilli a sette società, oltre 30 immobili, Porsche e cavallo. I giudici: «Pericolosità sociale allarmante»

Finanzieri

di Chia. Fa.

Finanzieri anche a Giove (Terni) per sequestrare a un intestatario fittizio, residente nel piccolo comune umbro, il 20 per cento del capitale sociale di una società riconducibile alla Bad lady. Così è stata ribattezzata l’indagine a carico di Patrizia Gianferrari, imprenditrice emiliana di 63 anni, attualmente agli arresti domiciliari in una casa di riposo del Comasco, cui gli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Bologna, insieme ai colleghi di varie province, hanno sequestrato circa 10 milioni di euro di beni. I sigilli sono scattati su oltre 30 beni immobili, sette società del settore immobiliare e del commercio all’ingrosso di materie plastiche, tre auto, un cavallo e conti correnti. I sequestri sono stati eseguiti in varie zone del Centro Italia tra Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Modena, Ferrara, Roma, Firenze, Prato, Verona, Padova, Vicenza, Rovigo, Milano, Bergamo, Brescia, Como, Pesaro e Potenza.

Operazione Bad lady I finanzieri sono entrati in azione giovedì mattina con la misura di prevenzione patrimoniale disposta dal tribunale di Reggio Emilia (presidente Beretti a latere Guareschi e Alberti) al termine «di indagini economico-patrimoniali condotte ai sensi del Codice antimafia», coordinate dal sostituto procuratore Valentina Salvi. Oltre ai precedenti della donna, dagli accertamenti è emerso che «l’accumulazione del nucleo familiare della Gianferrari non trova – scrivono i giudici nel decreto – riscontro o giustificazione coi redditi dichiarati, nemmeno sempre sufficienti al sostentamento di una famiglia normale. Il tenore di vita della famiglia della Gianferrari non consente nel modo più assoluto di considerare conformi a quanto dichiarato i redditi di cui i relativi membri hanno avuto effettiva disponibilità. In tale elemento di sproporzione tra il patrimonio disponibile e il reddito dichiarato risiede il maggiore indizio della provenienza illecita di tutti i beni».

Porsche e cavallo Sulla Gianferrari gli inquirenti rilevano «una pericolosità sociale di particolare valore e allarme», perché negli ultimi 30 anni la donna si è resa responsabile di «sistematiche e professionali condotte fraudolente e simulatorie a danno dell’Erario», senza che le condanne e i periodi di detenzione scontati «abbiano prodotto alcun effetto deterrente o rieducativo», costituendo «illeciti e consistenti accumuli di capitali fittiziamente intestati a terze persone». In particolare, col decreto di sequestro del tribunale di Reggio Emilia sono scattati i sigilli a 36 beni immobili distribuiti tra Castellarano, Zocca, Montagnana, Misano Adriatico, Leganano. Sequestrate anche una Land Rover, un’Audi A4 e una Porsche Macan S, più un cavallo da trotto. Non più nelle disponibilità degli intestatari fittizi anche 388 quote sociali del Banco cooperativo emiliano per il valore di 10mila euro complessive.

Arresti e condanne dal 1989 In particolare l’imprenditrice, a partire dal 1989, ha collezionato, «senza soluzione di continuità, numerosissimi precedenti penali e diverse condanne anche definitive per reati di natura economico-finanziaria, contro il patrimonio, l’economia e la fede pubblica, commessi, anche in forma associativa, tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria». In particolare, ricordano i finanzieri, Gianferrari fu arrestata nel 2013 dalla Guardia di finanza di Ferrara e condannata nel 2018 dal tribunale di Reggio Emilia a sei anni e otto mesi di carcere, in quanto «coinvolta in indagini per contrabbando, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte assieme, tra gli altri, a Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito».

@chilodice

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