martedì 31 marzo - Aggiornato alle 09:45

Imprenditore assolto per evasione fiscale riceve da Equitalia cartelle per 30 milioni: «Mi perseguitano»

La

di C.F.
Twitter @chilodice

È stato assolto due volte perché l’evasione fiscale contestatagli 20 anni fa non sussisteva. Eppure Pietro, ormai ex imprenditore oleario umbro, è costretto a fare i conti con una serie di cartelle Equitalia dal valore complessivo di circa 30 milioni di euro, oltre a pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche.

La storia di Pietro La vicenda è articolata e si dipana tra migliaia di carte e documenti che Pietro, spoletino di 43 anni, ha recentemente messo nelle mani del presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella, dopo aver letto l’attività di assistenza offerta dall’associazione a un imprenditore Veneto per fatti analoghi. In particolare, stando a quanto riferito dall’associazione, Pietro, titolare di tre società per la produzione, trasformazione e commercializzazione dell’olio, nel 1995 ha richiesto un contributo comunitario di circa un miliardo di lire che sarebbe stato erogato in 5 anni per la commercializzazione dell’olio. Un sostegno all’epoca previsto che doveva rappresentare una svolta per lo sviluppo delle sue aziende, ma che invece ha messo in moto una serie di controlli della Guardia di Finanza che tra il 1996 e il 1998 ha contestato un giro di fatture false per diversi miliardi di lire.

Assolto per evasione fiscale ma arrivano le cartelle Da qui, racconta Pietro raggiunto telefonicamente, il procedimento penale con la sentenza d’assoluzione piena in primo grado arrivata nel 2000, su cui la magistratura non ha mai proposto appello. Tutto finito? Assolutamente no, perché i rilievi della Guardia di Finanza nel frattempo sono stati trasmessi al vecchio Ufficio delle Imposte dirette, oggi Agenzia delle Entrate. Dal fronte penale, poi archiviato, si è passati a quello fiscale con l’invio, spiegano l’ex imprenditore e Federcontribuenti, di una serie di cartelle sempre a partire dal 2000, sempre contestate, ma che oggi a distanza di venti anni hanno raggiunto un valore complessivo di 30 milioni di euro.

Pietro: «Mi hanno distrutto la vita»Progressivamente a Pietro è stata ipotecata la casa, bloccato il conto corrente, disposto il fermo amministrativo sull’auto e pignorato un quinto del suo attuale stipendio: «Sono un perseguitato, non riesco più a gestire una situazione che non solo mi ha costretto a chiudere l’azienda, ma ha anche distrutto completamente la mia famiglia, io non devo nulla allo Stato, anzi, sono io quello danneggiato».

Federcontribuenti Paccagnella, presidente nazionale di Federcontribuenti, ha da un paio di mesi preso in mano insieme allo staff legale e ai consulenti dell’associazione il caso di Pietro: «Abbiamo quintali di documenti, molti dei quali già analizzati, è una vicenda incredibile ma purtroppo non unica, allo Stato facciamo una sola domanda, se un cittadino imprenditore o professionista che sia viene denunciato per reati di evasione fiscale e poi assolto, perché si continuano ad inviare ruoli avanzando richieste economiche che non esistono?».

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