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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 14:27

Il velo integrale, le botte dopo il parto e gli svenimenti. «Riaprite quell’indagine»

Perugia, come poteva denunciare se era segregata? Nel giorno della violenza contro le donne l’opposizione all’archiviazione

di En.Ber. 

Il rigetto della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Perugia e nuove indagini per accertare se le condotte violente subìte dalla donna marocchina siano avvenute quando era incinta, o alla presenza di figli minori, vengono chieste dall’avvocato Gennaro De Falco, il quale nelle ultime ore ha depositato un atto per confutare le tesi del pm umbro. Nel documento depositato alla cancelleria del gip, De Falco, riporta un passaggio della Procura secondo cui «la donna non avrebbe mai subìto minacce di morte né aggressioni fisiche tali da costringerla alle cure sanitarie».

Il velo integrale Si legge anche la frase che ha fatto tanto discutere: «La condotta di costringerla a tenere il velo integrale rientra, pur non condivisibile in ottica occidentale, nel quadro culturale dei soggetti interessati». De Falco la considera «il cuore motivazionale della richiesta che renderebbe non punibile la condotta dell’indagato» nordafricano. E dice che «non sarebbe punibile l’ignorata segregazione in casa della donna, di cui si parla nelle dichiarazioni alla polizia».

Forti influenze religiose-culturali Prosegue il legale: «Il pm non dubita della veridicità delle dichiarazioni rese tre volte dalla donna, frasi che trovano pieno riscontro sul fatto che lei fosse priva di documenti, sottratti dal marito per impedirle i movimenti, pur scrivendo nella richiesta di archiviazione che ‘il rapporto di coppia viene caratterizzato da forti influenze religiose-culturali alle quali la donna non sembra avere la forza o la volontà di ribellarsi».

Le botte dopo il parto Nel documento, composto di quattro pagine, ora all’attenzione del giudice per le indagini preliminari, viene spiegato che la persona offesa «ha riferito che il marito l’ha picchiata subito dopo il parto e che per le percosse ricevute è addirittura svenuta». Ma, sempre a detta di De Falco, «non ha alcuna rilevanza che lei non si sia recato in ospedale per farsi refertare. Come avrebbe potuto raggiungere l’ospedale se era reclusa? È come dire che un sequestrato non è credibile o non sono imputabili i suoi carcerieri perché non sporge denuncia. Ma come potrebbe sporgere denuncia se l’oggetto della sua denuncia è appunto l’impedimento della sua libertà personale?».

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