Raffaele Cantone (©Fabrizio Troccoli)

«Mi riservo di approfondire lunedì la situazione quando rientrerò in ufficio». Così il procuratore di Perugia Raffaele Cantone al Corriere della Sera a proposito del caso dell’istanza di archiviazione, firmata dal pm Franco Bettini, dell’accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie a carico di un uomo di origine nordafricana, entrambi di religione islamica. La vicenda è stata sollevata nei giorni scorsi da Souad Sbadi, presidente della onlus «Acmid Donna», che ha raccontato come la donna, di 33 anni, abbia denunciato l’ex marito per averla segregata, minacciata, insultata e picchiata, facendola anche svenire. Un caso che assume particolare rilevanza anche in vista della giornata contro la violenza sulle donne in programma il prossimo 25 novembre.

Il caso Nell’istanza inviata al giudice, gli inquirenti scrivono che la donna «…non sarebbe stata mai minacciata di morte, né avrebbe subìto aggressioni fisiche tali da costringerla alle cure sanitarie» e «la condotta di costringerla a tenere il velo integrale rientra, pur non condivisibile in ottica occidentale, nel quadro culturale dei soggetti interessati». «Eppure – sottolinea il legale della donna, l’avvocato napoletano Gennaro De Falco – per ben tre volte ha dichiarato, in presenza di un interprete, che il coniuge l’ha segretata in casa. Una volta giunta in Italia dal Marocco, il marito non le ha mai permesso di uscire, – ricorda l’avvocato De Falco – gli unici contatti con l’esterno, indossando rigorosamente il velo integrale, le sono stati concessi quando si doveva recare dal medico o quando ha partorito. Dalla loro relazione sono nati tre bambini (tutti nella zona di Perugia, ndr) ai quali l’uomo ha concesso malvolentieri di frequentare la scuola e, di fatto, impedendone l’integrazione negando l’uso della lingua italiana. Praticamente, – conclude l’avvocato – insieme con i suoi bimbi, è stata emarginata contro la sua volontà».

Cantone Attualmente la donna vive in una località segreta per paura di essere rintracciata. I figli, che le sono stati affidati dall’autorità giudiziaria del suo paese dopo la separazione dal marito, vivono in Marocco, accuditi dalla nonna materna. L’avvocato della donna proporrà appello alla richiesta di archiviazione formulata dalla procura di Perugia. Nel frattempo Cantone al Corriere ha sottolineato che «non ero a conoscenza della vicenda. Ritengo che non sia assolutamente condivisibile la posizione per la quale imporre il velo integrale sia un’idea culturalmente accettabile. Questa non può essere considerata la voce della procura». Il procuratore ha poi aggiunto che «queste richieste non vengono sottoposte al visto del procuratore. Ho saputo della cosa solo ieri sera e ho chiesto subito lumi in modo informale al pm, riservandomi di verificare la situazione lunedì al rientro in ufficio».

La politica Nel frattempo, come prevedibile, è montata la polemica anche a livello politico. Il senatore di FdI Franco Zaffini sostiene che l’istanza di archiviazione «preoccupa e deve far riflettere», sostenendo che le motivazioni rappresentano «un pericoloso passo indietro nell’ambito della lotta alle violenze contro le donne, ma soprattutto è un atto di sottomissione del nostro ordinamento e delle nostre leggi all’Islam, alle sue storie e tradizioni». «La segregazione in casa e la sottomissione – dice invece Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di FI – non possono infatti, in uno Stato di diritto, essere considerate legittime in quanto retaggio della cultura islamica. Qui siamo alla negazione del diritto e delle conquiste delle donne». Il coordinatore della Direzione nazionale di FdI invece, Edmondo Cirielli, annuncia che presenterà un’interrogazione alla ministra della Giustizia Marta Cartabia.

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