mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 22:04

Il Lupin sardo e l’antiquaria d’Assisi: acciuffati gli autori dei furti sacri in Umbria

Si è conclusa una fitta indagine sui numerosi furti di oggetti sacri e di antiquariato tra Città di Castello, Umbertide, Montone, Resina, Assisi, Magione e Tuoro sul Trasimeno

Foto generica archivio u24

di M.T.

Il profilo è quello di un criminale specializzato nel furto di oggetti sacri. Specializzato fino al punto di svaligiare chiese, cimiteri e cantine per un bottino di quasi 100 mila euro. E fino al punto di creare intorno, una rete di ricettatori, intermediari del malaffare, negozianti apparentemente legali, disponibili ad acquistare gli oggetti di riconosciuto valore a prezzi vantaggiosi per poi proporli come dei veri affari. Si va da veri oggetti di arte sacra come quadri e reliquie, fino a prodotti di antiquariato. Al fianco dello scaltro Lupin, che ha dato filo da torcere ai carabinieri che per mesi l’hanno pedinato con ogni mezzo possibile, c’è una donna, una antiquaria di Assisi, la sua ex moglie. Il Lupin, conosce a menadito l’Umbria, territorio per territorio. Pur essendo sardo di origine, ha vissuto a lungo nella zona di Assisi. Ecco come sono andate le cose.

La cronaca Siamo a maggio maggio 2017, quando i carabinieri danno vita all’indagine d’indagine, denominata ‘Scrambler’ dal nome del modello di una delle due moto storiche rubate in una abitazione di Santa Maria degli Angeli. Parte dalla presentazione di una denuncia di furto da parte di un cittadino assisano, a cui erano stati rubati numerosi monili in oro, due moto antiche, un triciclo ed una bici dei primi dell’800. Nel mese di novembre del 2017, i militari di Assisi hanno trovato e sequestravano in un capannone industriale di Bastia Umbra una delle due moto antiche ricercate, una moto Guzzi modello Falcone Sport, già pronta per essere reimmatricolata a nome del titolare del capannone in cui era stata ritrovata; il titolare, pertanto, era poi stato denunciato per riciclaggio e falso, unitamente ad una antiquaria di Santa Maria degli Angeli che, qualche mese prima, gliel’aveva venduta per una cifra intorno ai 10.000 euro. L’azione dei Carabinieri è proseguita in quanto venivano raccolti ulteriori elementi d’indagine da cui è emerso che l’antiquaria, qualche mese prima della vendita della moto aveva venduto anche l’altra moto ricercata, una Ducati Scrambler; inoltre, entrambe le moto le erano stata portate nel suo negozio di Santa Maria degli Angeli, dall’ex marito, quarantaquattrenne, già noto per episodi analoghi, che vive in Umbria da anni. Proprio in quest’ultima direzione sono state avviate, nel mese di giugno 2018, le ulteriori investigazioni, supportate da una complessa attività di intercettazione telefonica, oltre che da attività diretta (osservazione, controllo e pedinamento, perquisizioni, sequestri, ecc.) che hanno permesso di conseguire un duplice risultato: l’individuazione della persona a cui era stata venduta, dagli ex coniugi, la Ducati Scrambler, e le prove di altri reati: almeno tre furti in abitazione ad Assisi, Magione e Tuoro sul Trasimeno, della ricettazione di numerosi beni ecclesiastici e di importanza storico/archeologica, nonché svariati mancati pagamenti e truffe ai danni di albergatori e persone del luogo. Nel corso della intercettazione di una telefonata intercorsa tra l’antiquaria (agitatissima per la perquisizione che si stava eseguendo nella sua abitazione) e l’ex marito, è stato documentato come la donna fosse preoccupata per la sorte dei figli, esternando la volontà di raccontare la verità agli investigatori, ossia di avere venduto la moto ricercata a un antiquario di Perugia. Nell’occasione il marito è riuscito a dissuaderla assicurandola rispetto al fatto che «nella peggiore delle ipotesi, avrebbe beccato una denuncia». Il costante monitoraggio delle utenze telefoniche in uso al pregiudicato sardo e all’ex moglie, hanno portato a ricostruire tutti gli spostamenti dell’uomo, e allo stesso tempo hanno permesso di identificare, grazie ai numerosi contatti telefonici rilevati, i ricettatori compiacenti, coinvolti nella fitta rete di attività illecite messe in atto dai coniugi. L’analisi successiva all’ascolto delle migliaia di telefonate intercettate ha portato gli investigatori ad eseguire una serie di mirate perquisizioni in quattro antiquari della provincia di Perugia e uno della provincia di Arezzo, individuati quali diretti acquirenti dei beni rubati venduti loro dal pregiudicato e, al tempo stesso è scattata, nei loro confronti, la denuncia in stato di libertà per ricettazione. Grazie alle perquisizioni sono stati trovati e sequestrati oltre 100 oggetti, tra cui beni ecclesiastici, opere d’arte, dipinti e oggetti antichi (tra cui dipinti dell’artista Osmida, opere in marmo e bronzo dello scultore Rosignoli, due dipinti su tela del ‘700 raffiguranti due stazioni della via crucis); beni del valore di oltre 100mila euro, che si è accertato essere bottino di furti in danno di chiese, cimiteri, ville e abitazioni delle zone di Città di Castello, Umbertide, Montone, Resina, Assisi, Magione e Tuoro sul Trasimeno. Su parte dell’ingente refurtiva recuperata si sta ancora procedendo al riconoscimento da parte di coloro che hanno subito i furti.

L’intreccio Un’altra denuncia simile a quella che ha dato inizio all’indagine Scrambler è stata presentata dal parroco della Chiesa della Collegiata di Umbertide, Pietro Vispi per il furto di alcuni pregiati manufatti di natura devozionale contenenti preziose reliquie di Santi. Gli accertamenti, immediatamente avviati, hanno portato ad individuare, grazie alle immagini ricavate da una delle telecamere di sorveglianza e alle notizie fornite da un testimone oculare, il presunto autore del furto, il quarantaquattrenne L.G., noto pregiudicato di origine sarda. Gli approfondimenti hanno finito per intrecciarsi con con l’indagine, condotta dai carabinieri della Compagnia di Assisi, che già stavano “monitorando” l’indagato. Sono scattate quindi una serie di mirate perquisizioni a carico di vari soggetti, nei confronti dei quali è scattata la denuncia, in stato di libertà, per ricettazione, considerati diretti acquirenti di beni rubati o intermediari intervenuti nella compravendita. I provvedimenti, eseguiti oltre che in Umbria anche in Toscana e nelle Marche, hanno permesso di recuperare un ingente quantitativo di refurtiva per la quale si sta ancora procedendo al riconoscimento. L’uomo responsabile dei furti è stato arrestato.

 

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