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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 21:03

Gravi danni all’occhio dopo l’operazione, chiesti 45 mila euro all’ex direttore amministrativo dell’ospedale

Caso discusso di fronte alla Corte dei conti. L’intervento alla cataratta era stato fatto al Santa Maria di Terni

L'ospedale di Terni

di Daniele Bovi

Oltre 45 mila euro di risarcimento per un’operazione alla cataratta che ha gravemente compromesso l’occhio sinistro di una paziente. È questa la richiesta fatta dalla procura regionale della Corte dei conti mercoledì, quando il caso è stato discusso davanti alla Sezione giurisdizionale della magistratura contabile. La richiesta di risarcimento è stata formulata a carico dell’ex direttore amministrativo dell’ospedale Santa Maria di Terni, Riccardo Brugnetta.

La vicenda L’operazione, come ricostruito nell’atto di citazione, risale all’ottobre 2014, quando la paziente si era sottoposta a un intervento a entrambi gli occhi. Per quanto riguarda quello sinistro, nella fase postoperatoria sono emersi dei problemi gravi che hanno portato a un abbassamento della vista di altri due decimi. Secondo la ricostruzione della procura, a provocare il danno è stata probabilmente la mancata sterilizzazione degli strumenti chirurgici, della quale si occupa una ditta esterna. In un primo momento, l’avviso era stato recapitato anche all’ex direttore generale Dal Maso, le cui deduzioni però sono state giudicate esaustive. La procura ritiene che il direttore amministrativo vada condannato per non essersi attivato per recuperare il danno prodotto dall’azienda. La messa in mora, ha ricordato il sostituto procuratore Francesco Magno, è arrivata infatti solo nel 2020.

La difesa A difendere Brugnetta è l’avvocato Maurizio Ferlini, che in primis ha parlato di «un’assoluta mancanza di certezza a proposito della responsabilità della ditta. La procura – ha detto – ha acriticamente preso la tesi interna dell’ospedale, che ha ovviamente interesse a addebitare le responsabilità all’esterno». L’avvocato ha spiegato che nell’agosto del 2014 si sono verificati altri quattro casi simili e che tutte le operazioni erano state fatte dallo stesso medico. Sul tavolo, Ferlini ha messo anche una perizia di parte che dimostrerebbe come i problemi siano derivati da un eccessivo utilizzo degli ultrasuoni a causa dell’errata taratura dell’apparecchio. Dai documenti presentati dall’azienda inoltre, non emergerebbe alcun problema a proposito della sterilizzazione. Ingiustificata, visto il ruolo ricoperto, è stato poi definito lo stralcio della posizione dell’ex direttore generale. A breve arriverà la sentenza della Sezione, presieduta da Piero Carlo Floreani.

Twitter @DanieleBovi

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