martedì 22 ottobre - Aggiornato alle 22:14

Inchiesta Gesenu. Gli «artifizi e raggiri» tra Pietramelina, Ponte Rio, Borgogiglione: «Falsificata la differenziata»

Biostabilizzazione e compostaggio non fatti o solo simulati. Sindacati: «Ripubblicizzare il servizio»

inchiesta gesenu discarica borgogiglione
La discarica di Borgogiglione (foto archivio F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Più che un ciclo virtuoso dei rifiuti, un circolo vizioso che avrebbe avuto negli indagati e nei tre impianti di Pietramelina, Borgogiglione e Ponte Rio gli ingranaggi, mentre le vittime erano l’ex amministratore delegato della società Silvio Gentile (sacrificato dopo il caso relativo all’interdittiva antimafia), ingannato e inconsapevole secondo l’accusa del traffico illecito di rifiuti e delle frodi, i 24 Comuni serviti dalle società finite nell’occhio del ciclone e quindi i cittadini che pagano le bollette. Questo il quadro che emerge dalle carte dell’accusa la quale, proprio per inquadrare correttamente la frode parla non di semplice inadempimento a proposito dei contratti stipulati tra i Comuni e le società, ma di malafede, di una «piena consapevolezza» che «l’utilizzo in tal modo degli impianti costituisse prestazione difforme da quella dovuta».

VIDEO: LE TELECAMERE NASCOSTE DURANTE L’INDAGINE

«Artifizi e raggiri» Sì perché stando alle indagini il trattamento, la biostabilizzazione e il compostaggio o non venivano del tutto effettuati oppure si faceva solo finta di farli. Il risultato sono gli oltre 25 milioni di euro di profitti illeciti (21 per Gesenu, 4,3 per Tsa) calcolati dagli inquirenti a danno dei Comuni e quindi dei cittadini e, nel caso di Pietramelina, di un dato della raccolta differenziata falsato. La lista di «artifizi e raggiri» di cui parla il gip Alberto Avenoso è lunga: si va dalla falsa attribuzione dei codici rifiuti, così da poterli smaltire direttamente in discarica senza pretrattarli o biostabilizzarli, alla falsificazione delle analisi del compost prodotto a Pietramelina o del biogas, dalle false annotazioni nei registri di carico e scarico all’illecita attività di ricircolo del percolato, dalla falsificazione dei formulari all’alterazione dei dati dei rifiuti trattati così da poter fatturare ai Comuni servizi mai fatti o fatti male.

FOTOGALLERY: SEQUESTRATO BIOREATTORE DI BORGOGIGLIONE

Ponte Rio Nell’impianto di selezione di Ponte Rio gli inquirenti scrivono di aver accertato che sono stati gestiti illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali. Si parla di 18 mila tonnellate dal 2010 al 2014 per le quali «il trattamento è risultato inefficace» o «inappropriato»: con un procedimento corretto si ricaverebbe un ‘nuovo’ rifiuto che non deve rispettare il parametro Doc (sigla che sta per carbonio organico disciolto) per essere buttato in discarica. In certi casi però le indagini hanno accertato che i codici sono stati cambiati (perché alcuni tipi di rifiuti non potevano neanche essere trattati) o che i trattamenti erano inappropriati. Oltre a ciò dal 2010 al 2012 l’accusa parla di «omesso trattamento di selezione dei rifiuti urbani indifferenziati», il che ha comportato uno smaltimento in discarica di 124 mila tonnellate non trattati.

VIDEO: IL BLITZ DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO

Pietramelina C’è poi il capitolo Pietramelina, dove si dovrebbe stabilizzare la Forsu (l’organico della raccolta differenziata) e recuperare la Fou, Frazione organica umida, per produrre compost di qualità. Dal 2012 nell’impianto si lavora solo la Fou e altro materiale biodegradabile, ma ne viene accolta talmente tanta, troppa, che una buona parte finisce in discarica. Secondo le carte dal 2009 al 2015 arrivano 510 mila tonnellate di organico, una cifra «di molto superiore» alla reale capacità di trattamento dell’impianto, che oscilla dalle 58 mila alle 60 mila tonnellate all’anno mentre l’Autorizzazione integrata ambientale, «risultata illegittima, riporta falsamente una capacità totale di 105 mila tonnellate all’anno». Un esempio: nel 2013 entrano 66 mila tonnellate di rifiuti ma di compost ne vengono prodotte meno di cinquemila mentre in discarica ne finiscono oltre 37 mila. Qui insomma vengono gettati «ingenti quantità di materiali recuperabili», che venivano fatti passare grazie a un codice diverso come scarti secondari, «simulando operazione di recupero non concretamente effettuate».

FOTOGALLERY: LA FORESTALE NELLA DISCARICA

Differenziata falsata Essendo dunque sovrastimata la capacità dell’impianto, secondo gli investigatori rifiuti ‘buoni’ vengono buttati in discarica e ciò, visto l’alto contenuto di sostanza organica, ha prodotto un aumento del percolato la cui gestione è risultata «illecita» a danno del suolo, del sottosuolo e dei corsi d’acqua; conseguenze «ancora da valutare compiutamente». Complessivamente «i rifiuti in ingresso – scrive il gip – rappresentano circa il 45 per cento di tutta la raccolta differenziata effettuata nell’Ati2, che quindi risulta conseguentemente falsata». I numeri sballati vengono certificati anche dal consulente della procura secondo il quale gli scarti sono «sei volte superiori ai valori medi di riferimento»; scarti che finiscono prima nella discarica di Pietramelina, operativa fino ad agosto 2013, e poi a Borgogiglione «sfruttando il rapporto commerciale con Tsa» e attraverso «vari artifizi di falso documentale e procedurale».

Borgogiglione  Borgogiglione dunque, autorizzata ad accogliere i rifiuti solidi urbani e quelli non pericolosi, è l’altro pezzo dell’ingranaggio. Dopo la selezione i rifiuti della Forsu dovrebbero finire nel bioreattore per essere stabilizzati prima di andare in discarica: «ingenti quantitativi» però (la polizia giudiziaria ne conta due tonnellate in appena due settimane) sarebbero finiti direttamente nel bacino, senza trattamento. Idem per rifiuti con un codice diverso da quello che avrebbero dovuto avere: «In un episodio – nota il gip – il rifiuto invece di essere respinto viene illecitamente accettato e scaricato in discarica». Anche qui poi ci sarebbe stata «una illecita gestione del percolato e del concentrato» nonché del biogas.

I sindacati Cgil, Cisl e Uil a proposito dell’inchiesta chiedono «interventi urgenti, per salvaguardare il servizio ai cittadini e a tutela di lavoratrici e lavoratori» e che «la Regione svolga il suo ruolo: è necessario convocare urgentemente un tavolo che affronti una crisi che potrebbe produrre effetti dirompenti. Altresì è non più rinviabile una revisione strutturale del Piano regionale smaltimento rifiuti, ormai superato e non più adeguato a rispondere ai bisogni del territorio umbro. Crediamo che non sia più rinviabile l’assunzione di responsabilità diretta delle amministrazioni pubbliche ai vari livelli: nelle aziende ove il pubblico interviene in qualità di socio, è necessario che lo stesso acquisisca le quote azionarie, rendendo interamente pubblica la gestione del servizio, unica vera garanzia legalità, trasparenza e qualità».

Twitter @DanieleBovi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.