lunedì 30 novembre - Aggiornato alle 11:59

Giustizia, avvocato Libori: «Senza prescrizione processi infiniti. Troppi fascicoli si invecchiano prima in Procura…»

Il presidente della Camera penale di Perugia: ‘Dal Governo misure populiste e pericolose. Ricorsi strumentali per allungare i tempi? Certi appelli scritti da incompetenti, serve professionalità’

L'avvocato Franco Libori ©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Avvocato Franco Libori, presidente della Camera penale di Perugia, qual è la sua idea riguardo la riforma della prescrizione?
«Oltre ad essere inopportune e ingiuste le misure che sta per adottare il governo violano i principi costituzionali del giusto processo e della ragionevole durata dello stesso. Vorrebbero eliminare la prescrizione? I processi sono già lunghi, senza prescrizione diverranno infiniti e il processo infinito è già di per sé una pena».

In segno di protesta contro le iniziative dell’Esecutivo anche in Umbria i penalisti si sono astenuti dalle udienze negli ultimi quattro giorni.
«Sì ma non certo perché rinunciare a entrare in aula fa comodo agli avvocati che vogliono far ottenere la prescrizione ai loro clienti. Quanto, piuttosto, perché queste modifiche normative sono pericolose rappresentano un passo molto avanzato verso la riduzione delle libertà».

Il presidente dell’Unione Camere penali, Giandomenico Caiazza, non ha esitato a definirle ‘norme bandiera’ per fare il pieno di like sui social.
«La deriva è preoccupante, noi penalisti temiamo questa tendenza illiberale, giustizialista e populista che rischia di eliminare o comunque di ridurre al minimo le garanzie difensive nel processo penale. La prescrizione è un baluardo contro la durata infinita dei processi. Poi si aggiungono altre proposte discutibili come l’esclusione dal rito abbreviato dei reati puniti con l’ergastolo oppure l’istituzione dell’agente provocatore nei delitti contro la pubblica amministrazione, parificata a questo punto a un’associazione mafiosa in quanto gli infiltrati vennero creati per combattere quel tipo di criminalità. Alla base c’è comunque un problema di metodo in quanto si è tentato di far entrare la questione della prescrizione in un emendamento della legge anticorruzione. Tutti sappiamo che queste faccende dovrebbero essere trattate in Parlamento».

Concentriamoci sulla prescrizione: molti fascicoli rimangono mesi e mesi negli armadi delle Procure d’Italia.
«Il 68 per cento dei procedimenti, secondo l’ultimo studio condotto da Eurispes, si prescrive durante le indagini. I dati sono vecchi di qualche anno ma di certo non possono essere migliorati. Credo di poter affermare con ragionevole certezza che in questo caso gli avvocati non hanno responsabilità… i pm dovrebbero rispettare i tempi delle indagini preliminari. In più la legge Orlando impone un termine di tre mesi dopo la chiusura delle stesse per le valutazioni sull’archiviazione o sul rinvio a giudizio. Vengono rispettati? Non credo…».

Non potrà negare, però, che alcuni ricorsi possono apparire pretestuosi o strumentali per allungare i tempi e incassare la prescrizione…
«Il compito dell’avvocato è quello di dimostrare, entro il limite della decenza professionale, che il proprio cliente è innocente. Questa sfida, quando necessario, si rinnova in appello e in Cassazione. Recentemente è stata introdotta una forte restrizione che riguarda proprio l’inammissibilità dei ricorsi. In ogni modo c’è sempre maggior bisogno di competenza e professionalità da parte nostra nel prospettare le ragioni difensive, anche forzando determinati argomenti o contrastando pronunce della giurisprudenza che altrimenti rimarrebbe immutata senza evolversi».

Dum pendet rendet. Finché pende (la causa) rende. Il ‘rende’ della massima, naturalmente, si riferisce all’avvocato per il quale è economicamente conveniente che il processo si protragga per più tempo possibile.
«Svolgiamo un’attività professionale quindi è chiaro che alla fine l’avvocato debba esser pagato. Ma conta la preparazione. E’ vero, in alcuni casi vengono presentati ricorsi fatti male, non lo posso negare, ci sono avvocati che non dovrebbero svolgere attività penale perché non hanno la dovuta competenza e preparazione. Esattamente ciò che noi delle Camere penali cerchiamo di evitare, ogni giorno, sforzandoci di difendere gli imputati con competenza, decenza e professionalità».

Nel corso della conferenza stampa svolta stamani nella sede dell’Ordine degli avvocati di Perugia hanno partecipato anche altri componenti del consiglio direttivo della Camera penale ‘Fabio Dean’ tra cui Laura Modena, Francesco Crisi e Vincenzo Bochicchio. Secondo Laura Modena «la prescrizione è il perno dell’organizzazione di un ufficio giudiziario» poiché «qualunque fascicolo ha ritmi di prosecuzione e gestione basati sui tempi di prescrizione del reato. La prima udienza e i successivi rinvii vengono sempre calibrati su quel parametro – ha spiegato -. Poi, per carità, ci sono anche appelli del 1999 fissati nel 2009 e questa è una cosa davvero indegna per un ordinamento civile. E’ pur sempre vero che in appello vengono riformate quasi la metà delle sentenze di primo grado».
Riguardo l’argomento prescrizione ha commentato l’avvocato Francesco Crisi: «Non si possono far ricadere sulle garanzie difensive i mancati investimenti nella Giustizia, certe scelte populiste non sono condivisibili. Il gravame è un diritto, un dovere e un atto di responsabilità professionale. La prescrizione non è la panacea dei mali – ha detto – in alcuni casi anche all’esito delle prescrizioni ci sono conseguenze su altri piani come quello disciplinare o quello contabile». «Alla base di questo folle indirizzo politico c’è la presunzione di colpevolezza e non è giusto che agli occhi dell’opinione pubblica chiunque abbia la sfortuna di incappare in un’indagine venga considerato colpevole – ha concluso il collega Vincenzo Bochicchio -. Sospendere la prescrizione dopo il primo grado di giudizio non è un bene per la giustizia perché, come ha dimostrato la storia, tante persone innocenti sono state assolte in appello».

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