sabato 25 maggio - Aggiornato alle 18:08

Gesenu, indagato e sospeso dal lavoro. Poi torna: «Però ghettizzato in un container»

L’azienda di rifiuti è in causa contro il dirigente reintegrato prima dell’archiviazione. «Mi fanno stare lì dentro, da solo, senza bagno né riscaldamento». La società: «Abbiamo agito in modo prudente»

Prima indagato per associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta ‘Spazzatura d’oro’ e poi dichiarato innocente da un decreto di archiviazione. Prima responsabile dell’area commerciale della Gesenu e oggi in servizio in un container a Pietramelina. Contro l’azienda dei rifiuti apre un contenzioso Evaristo Spaccia, 64 anni di Perugia, dirigente che fino a qualche mese prima della ‘bomba’ dell’inchiesta aveva alle proprie dipendenze uno staff di cinque persone e ora, scagionato da ogni accusa, «si ritrova ogni mattina da solo in un container senza bagno – spiega il suo avvocato Chiara Lazzari – né riscaldamento».

La vicenda Contro Spaccia non vengono eseguite misure cautelari da parte della magistratura che nel novembre 2016 ottiene, invece, l’arresto dell’allora direttore operativo Giuseppe Sassaroli. In ogni modo l’azienda, per lui come per altri indagati, lo lascia per alcuni mesi a casa. Sospeso dal servizio, senza lavorare ma con lo stipendio. I difensori di Spaccia – Lazzari è affiancata dalla collega Manuela Francisci – ricorrono davanti al giudice del lavoro contro il provvedimento di sospensione e il tribunale dà loro ragione ordinando il reintegro immediato del loro assistito. Tutto ciò perfino prima dell’interrogatorio in Procura che convince il magistrato inquirente al punto da sollecitare l’archiviazione del procedimento penale arrivato nel giugno 2018. Spaccia, dunque, torna, ma con incarichi diversi rispetto a prima. Nel container, racconta la difesa. «Demansionato e ghettizzato – attacca Lazzari -. All’inizio non aveva neppure un telefono per comunicare con i suoi colleghi. Ormai lavora in quelle condizioni da otto lunghi mesi». La difesa ha avanzato un’azione risarcitoria nei confronti della Gesenu perché la sospensione viene ritenuta illegittima: in settimana è sfumato il tentativo di conciliazione e la causa seguirà il suo corso. «L’azienda – conclude Lazzari – è sotto inchiesta. Il comportamento contro Spaccia, reintegrato al lavoro dal giudice prima dell’archiviazione, ma in un container a Pietramelina, è alquanto disinvolto».

La replica di Gesenu: «Diritti lavoratore contemperati con i nostri interessi»  «Il Sig. Evaristo Spaccia – spiega Gesenu, interpellata da Umbria24 – veniva coinvolto nel procedimento penale che ha comportato varie contestazioni anche ai danni della società. A seguito di tale coinvolgimento, in data 3 dicembre 2016, Gesenu disponeva la sospensione dall’attività lavorativa di tutti i dipendenti indagati, fra i quali anche Spaccia. Per questa ragione il Sig. Spaccia avviava un’azione legale chiedendo il reintegro nel posto di lavoro che veniva disposto dal giudice del lavoro. Gesenu provvedeva, dunque, a reintegrare il Sig. Spaccia nel posto di lavoro, assegnandolo ad altra mansione e facendogli fruire le ferie maturate prima della ripresa del servizio. Sennonché, Spaccia avviava una nuova azione giudiziaria contro Gesenu per chiedere il risarcimento dei danni a suo dire subìti a causa dei provvedimenti adottati dalla società. Il giudizio è tuttora pendente. Si specifica che la posizione del Sig. Spaccia nell’ambito del procedimento penale è stata solo recentemente archiviata. In questa delicata situazione la Società ritiene, dunque, di aver agito con prudenza e diligenza contemperando l’interesse della società con i diritti spettanti al lavoratore».

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