domenica 22 settembre - Aggiornato alle 15:07

Gesenu, i numeri ‘aggiustati’ del laboratorio di analisi delle «supercazzole». Punito quello onesto

I rapporti opachi tra l’azienda e ‘Erica’ di Presilla. Arpa: «Falsificati parametri». Seit «estromesso a causa della incorruttibilità del suo titolare»

inquinamento percolato
Acque inquinate dal percolato

di Daniele Bovi

Perché utilizzare un altro laboratorio di analisi quando ce n’è uno, interno, del quale si possiede per lunghi anni il 70 per cento delle quote? Perché magari, secondo le 132 pagine con cui il gip Alberto Avenoso ricostruisce le accuse a carico dei 14 indagati dell’inchiesta Gesenu-Tsa, che ha portato all’arresto del dg Sassaroli, un laboratorio si presta a falsificare i dati delle analisi e a scrivere, come dicevano gli indagati, «supercazzole», mentre l’altro no, tanto da venir punito con minori commesse – e quindi minor fatturato (da 400 mila a 200 mila euro) – e pagamenti in ritardo. Nell’impianto accusatorio costruito dagli inquirenti un ruolo nodale sembra averlo il laboratorio perugino Erica di Renato Antonio Presilla, chimico e amministratore unico dell’azienda. È lui che ha un «anomalo legame privilegiato» col gruppo Gesenu «a discapito del laboratorio Seit del dottor Stazi»; è lui l’uomo dei numeri che, alla bisogna – secondo l’accusa – aggiusta a favore della società in un rapporto che, almeno stando alle carte, non pare basato sull’autonomia professionale.

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L’avvio Tutto inizia nel 2013 quando gli inquirenti del Corpo forestale dello stato notano, nel corso di un controllo dentro Ap Produzione ambiente (partecipata di Gesenu), delle anomalie su alcuni certificati. Ap si avvale «in modo anomalo» di Erica per la gran parte delle analisi sui rifiuti ricorrendo poco a Seit della quale deteneva il 35 per cento (l’altro 35 era in mano a Gesenu e il restante 30 a Nazareno Stazi, che dal giugno 2015 ha rilevato tutte le quote). Gli investigatori vanno in profondità e tramite Arpa analizzano i certificati emessi da Erica notando delle differenze. Poi tra intercettazioni, relazioni Arpa e altre indagini si ricostruiscono i rapporti tra Gesenu e Presilla. Ci sono imprenditori che dicono che conviene avvalersi delle prestazioni del chimico perché è lui poi a certificare i rifiuti delle imprese che vanno nelle discariche Gesenu. Parlando con la moglie invece Presilla «dà indicazione – si legge nelle carte dell’accusa – di valori da aggiungere, correggere od omettere all’occorrenza per permettere di raggiungere la conformità di legge a vantaggio dei privati clienti da lui serviti».

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Le supercazzole È poi Gesenu ad affidare a Erica il lavoro che riguarda un’importante multinazionale «nonostante abbiano già un contratto con Seit», alla quale vengono chiuse le porte in faccia. È Presilla a informare Sassaroli nel luglio 2015 che l’impianto a biogas di Pietramelina stava superando i limiti relativi alle emissioni; un chimico che «aveva predisposto addirittura di propria iniziativa certificati di analisi falsi per consentire a Gesenu di occultare gli sforamenti». I certificati passano anche al vaglio di un tecnico Arpa che nota «la falsificazione di alcuni parametri». Insomma, tra le due realtà c’è una «sistematicità pluriennale» tramite la quale si occultano «i malfunzionamenti degli impianti». Un quando che sembra replicarsi anche con Tsa: nell’aprile 2015 Luca Rotondi, responsabile della gestione di Borgogiglione, ora indagato, chiama Presilla per un problema relativo al percolato e il secondo risponde che preparerà delle «supercazzole»; qualche giorno dopo il chimico chiede a Rotondi se «ha letto la supercazzola» e questo «ridendo» dice che «ne ha aggiunta una anche lui». Il tutto per un documento, sottolinea il gip, «finalizzato a rendere dichiarazioni tecniche veritiere verso un ente pubblico».

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Puniti Se poi una ditta deve smaltire del sale industriale Presilla chiama Tsa, espone i suoi dubbi a una dipendente dato che quel tipo di rifiuto non è ammissibile e questa gli dice, visto che l’azienda deve smaltire anche ingombranti, di «tritare tutto insieme». Al che, ovviamente, il chimico le spiega che non si può fare e che certe cose al telefono è meglio tacerle. È questo il quadro che ha portato Stazi a presentare una memoria al prefetto di Perugia in cui spiega quello che ha visto negli ultimi anni e che il gip riassume così: «Gesenu paga subito Presilla, al contrario di quanto fa con Stazi», dato che il laboratorio Seit è stato «estromesso fino a porlo a rischio di chiusura a causa della incorruttibilità del suo titolare, punita con ritardi nei pagamenti». «L’accondiscendenza» di Presilla invece gli ha permesso, secondo l’accusa, di conquistare fette di mercato. Seit, nata nel 1996 con lo scopo anche di fare i controlli nelle discariche di Gesenu, vede incrinarsi il suo rapporto con la casa madre quando il laboratorio, facendo il suo lavoro, spiega a Gesenu che i rifiuti di certe aziende, delle quali poi si occuperà Erica, non potevano finire in discarica. Il punto di svolta arriva a fine 2015 quando Seit licenzia Giosanna Pani, una delle indagate a carico della quale, grazie a un programma-spia installato nel pc sul quale lavorava e alle intercettazioni, «sono state accertate attività illecite commesse in danno e all’insaputa di Stazi». Documenti che sarebbero stati falsificati con lo scopo di avvantaggiare Gesenu e Tsa «nel disegno di massimizzare i conferimenti, facilitare gli smaltimenti ed eludere le prescrizioni».

FOTOGALLERY: LA FORESTALE NELLA DISCARICA

Relazione nel cassetto Un quadro anomalo che Stazi spiega all’allora presidente della società Graziano Antonielli, mentre saranno gli inquirenti a trovare nel 2015, nel cassetto della scrivania di Sassaroli, una relazione di Seit diretta ad Antonielli per chiedere conto del «lungo elenco di certificati analitici di dubbia veridicità». Un documento però rimasto lì, nota il gip, affinché Sassaroli «tenesse traccia e memoria del comportamento dello Stazi», in una registrazione apostrofato in termini molto offensivi mentre Presilla si comportava bene dato che «prima di emettere il certificato si confrontava con il cliente Gesenu». Quel Presilla al quale secondo le indagini Gesenu cercò, senza riuscirci, come visto, di far rilevare le quote di Seit così da estromettere Stazi. Il rapporto tra il laboratorio e l’azienda comunque durerà poco: a giugno Stazi acquisisce il pieno controllo ma quattro mesi dopo il contratto viene rescisso per «inadempienze»; in realtà, ricostruisce il gip grazie a un’intercettazione, Sassaroli a un altro indagato dice che dopo le perquisizioni di ottobre della Forestale «è tempo di estromettere Seit e Presilla dai controlli aziendali in quanto coinvolti nelle indagini».

Twitter @DanieleBovi

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