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Galleria nazionale, Pierini: «Lavorerò subito a comunicazione e valorizzazione delle collezioni»

Marco Pierini

di Daniele Bovi

«Dalla settimana prossima sarò in Umbria perché non c’è tempo da perdere». Marco Pierini, 49 anni, da martedì nominato nuovo direttore della Galleria nazionale dell’Umbria e, in virtù della riforma voluta dal ministro Dario Franceschini, responsabile dell’intero polo museale umbro, formalmente entrerà in carica dal primo ottobre ma già dai prossimi giorni sarà in Umbria per incontri e sopralluoghi.

Chi è Senese, storico dell’arte e filosofo, un diploma di specializzazione in Archeologia e Storia dell’arte, un dottorato di ricerca in Estetica, dal 2010 al 2014 è stato al vertice della Galleria civica di Modena, abbandonata nel dicembre scorso dopo che il Comune ha deciso di trasformarla in un «Villaggio del gusto», dal 2002 al 2010 ha ricoperto anche l’incarico di direttore del Centro d’arte contemporanea Palazzo delle Papesse di Siena e dal 1998 al 2007 è stato direttore del Museo diocesano di Pienza. Dal 2010 invece Pierini, che è anche giornalista, insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Carrara. In virtù di una riforma che presenta anche molte incognite e alla fine di un lungo percorso in Umbria, che è anche la terra di Burri e di Leoncillo, non solo di Perugino, arriva quindi una figura esperta anche di arte contemporanea.

Il bando voluto da Franceschini lasciava la possibilità di candidarsi alla guida di più musei. Lei quanti ne ha indicati? Come mai ha scelto Perugia e l’Umbria?

«In tutto ho scelto pochissimi musei, solo tre, perché credo si debba concorrere per quelle realtà dove si ha la possibilità di fare bene. La realtà umbra la conosco bene, così come i suoi artisti, e sono stato più volte ovviamente anche alla Galleria, collaborando anche all’allestimento della mostra dedicata ad Albers. Diciamo che ho un un certo amore per questo territorio. È stata la mia prima scelta anche per ragioni di affinità geografiche, dato che sono senese».

Ha già qualche idea per la Galleria nazionale?

«È molto presto per parlarne, ma per come sono fatto posso dire con certezza che la collezione, lo straordinario patrimonio della Galleria viene prima delle mostre o di altri lavori. In primis andrà fatto un lavoro di valorizzazione della collezione e degli altri musei del polo, alcuni dei quali sono interamente da scoprire e valorizzare. Da una parte tutto ciò spaventa, ma sono conscio che si tratta di una sfida straordinaria».

Per quanto conosce fino a ora, quali sono i problemi principali della Galleria? Uno ad esempio sembra essere la comunicazione.

«Concordo. Anche se ancora non vivo a Perugia mi sembra che la Galleria condivida questo problema con molti musei statali. Comunica poco e male e non è un problema di ordinamento o scientifico, ma di scarsa promozione. Non è possibile, per fare un esempio banale, avere una pagina Facebook con meno di mille like. Bisognerà lavorare fin da subito a una comunicazione a largo spettro, fare un sito, almeno bilingue, degno di questo nome, e sui social media. Insomma, per alcune cose serve l’abici».

Pensa di far convivere l’arte contemporanea all’interno della Galleria? E se sì, come?

«Io credo che un museo come quello perugino, nella terra di Leoncillo e Burri, non può non dare vita a una campagna di sensibilizzazione su questo fronte. Così come nel passato ha raccolto le opere del Perugino, bisognerà provare a battere questa strada anche per quanto riguarda l’arte contemporanea».

Su temi come didattica, allestimenti e servizi che pensa di fare ora che è alla guida del polo museale?

«In primis voglio capire qual è la situazione e poi, quando sarà il momento, analizzeremo questi aspetti. Idee ovviamente ne ho ma non so ancora se sono quelle giuste. Credo serva un po’ di umiltà».

La riforma Franceschini presenta anche delle incognite. Secondo un suo collega come Tomaso Montanari della casa-museo è stato costruito prima il tetto, cioè i direttori, delle fondamenta: a suo avviso cioè mancano una reale autonomia di bilancio e più personale qualificato. Lei che ne pensa?

«Le risponderò quando la riforma sarà pienamente in atto. Al momento, se posso dirlo con una battuta, noi siamo delle ‘cavie’. Stiamo sperimentando un modello nuovo».

Quando è previsto il suo sbarco ufficiale in Umbria?

«Formalmente il primo ottobre, e qualche giorno dopo avremo un incontro con il ministro. Dalla prossima settimana però sarò in Umbria per incontri e sopralluoghi. Voglio capire qual è lo stato delle cose».

Twitter @DanieleBovi

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