mercoledì 17 luglio - Aggiornato alle 06:12

Galleria La Franca: tutti rinviati a giudizio, ma non fu attentato alla sicurezza

Restano le imputazioni per frode e reati ambientali, ad aprile via al processo per dieci. Difese: «Soddisfatti e fiduciosi»

Galleria La Franca

di Chiara Fabrizi

Non fu attentato alla sicurezza dei trasporti, ma saranno tutti processati, a vario titolo, per frode in fornitura e reati ambientali. Questa la decisione del gup Federica Fortunati del tribunale di Spoleto per la galleria La Franca della Foligno-Civitanova, realizzata inizialmente con meno cemento del previsto e poi, anche a seguito della denuncia anonima di un operaio trasmessa dalla Report su Rai3, finita al centro di un’indagine e quindi interessata da una serie di interventi di ripristino compiuti prima dell’apertura avvenuta nell’estate 2016.

LE RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO

Cade, dunque, l’imputazione più pesante formulata dalla procura della Repubblica di Spoleto che, col sostituto procuratore Michela Petrini, ha coordinato le indagini dei carabinieri del Ros sulla superstrada per il mare. All’esito degli accertamenti tecnici e prima degli interventi di ripristino, gli inquirenti hanno rilevato nella galleria La Franca un «rivestimento definitivo con un sottospessore pari o superiore a 5 cm rispetto a quello previsto dal contratto (50 cm) sul 23 per cento della lunghezza della canna nord e su 32,25 per cento della canna sud» capaci per l’accusa di «compromettere la stabilità e la sicurezza» del tunnel.

Ma in aula regge la tesi difensiva sostenuta anche dagli avvocati Luigi Scollo e Teresa Corradi Cervi, difensori dell’ingegner Giovanna Cassani, secondo cui sulla Foligno-Civitanova non ci fu attentato alla sicurezza dei trasporti proprio perché la carenza di cemento è stata rilevata quando la galleria e l’intera superstrada non erano ancora state aperte, mentre l’inaugurazione è avvenuta soltanto ultimati gli interventi di ripristino del tunnel La Franca e anche degli altri del nuovo tratto della Foligno-Civitanova su cui vennero riscontrato l’utilizzo di meno cemento rispetto a quanto previsto nei capitolati: «Attendiamo le motivazioni del gup, ma – dice Scollo – siamo soddisfatti e anche fiduciosi sul capo di imputazione per frode». In questo senso per l’imputazione dell’attentato alla sicurezza dei trasporti il gup ha deciso il no luogo a procedere perché il fatto non sussiste, per gli otto a cui veniva contestato,

A dirsi «soddisfatti della fase preliminare di giudizio» è anche l’avvocato Angelo Gigliola, che rappresenta la parte civile Quadrilatero, e secondo cui «è confermato l’impianto accusatorio della procura, incardinato sulla frode in fornitura. Come parte civile faremo valere le nostre ragioni nel processo penale, come già stiamo facendo per su quello civile» per i risarcimenti relativi agli interventi di ripristino resi necessari dopo l’indagine e per l’apertura della statale. Davanti al giudice monocratico ad aprile si aprirà il processo a carico di dieci persone, otto delle quali dovranno rispondere di frode in fornitura pubblica anche Carlo Ferroni, Renato Petrucci, Ernesto Tedeschi, Vincenzo Costantini, Antonio Palazzo, Fabrizio Di Placido, Massimo De Iasi e la Cassani. Ferroni e Petrucci dovranno rispondere anche dei reati ambientali insieme a Giorgio Mazzi e Vito Alfonso Gamberale in relazione a omissioni legate a circa 200 metri cubi complessivi di rifiuti speciali non pericolosi trovati dagli investigatori in due differenti cantieri della Foligno-Civitanova

@chilodice

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