martedì 31 marzo - Aggiornato alle 14:35

Fatture false e finti crediti per mezzo miliardo: 50enne umbro indagato

Conto corrente estero per i proventi illeciti, deve rispondere di tentato riciclaggio. Oltre 80 indagati, 24 raggiunti da misure cautelari

di Chia.Fa.

C’è anche un folignate 50enne indagato nell’inchiesta della procura di Brescia che, con la Guardia di finanza di quel capoluogo, ha scoperto una maxi evasione fiscale, ottenendo dal giudice per le indagini preliminari, 22 misure cautelari (17 in carcere e cinque ai domiciliari) e due misure interdittive dalla qualità di imprenditore amministratore di società commerciale per reati tra cui l’associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità e finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio di denaro.

Folignate indagato Complessivamente sono 86 i soggetti iscritti nel registro degli indagati, tra cui il 50enne umbro, considerato dagli inquirenti una “persona di fiducia” del sodalizio e che deve rispondere del tentato riciclaggio per aver aperto un conto corrente in un banca croata e aver provato a trasferire qui i proventi relativi alla vendita di fatture false e crediti fittizi con cui la presunta associazione per delinquere avrebbe guadagnato oltre 80 milioni di euro. Gli uomini del colonnello Salvatore Russo, infatti, hanno individuato a Brescia lo studio di un commercialista considerato una vera e propria fabbrica di evasione fiscale, perché qui, è l’accusa, venivano prodotti i cosiddetti “pacchetti evasivi”.

Maxi evasione fiscale Si tratta di “servizi tributari illeciti” che, secondo le fiamme gialle, venivano realizzati attraverso centinaia di società “di comodo” (sia nazionali che estere) e prestanomi, con lo scopo di produrre crediti fittizi (da utilizzare indebitamente in compensazione), nonché di fatture per operazioni inesistenti. Questi servizi, poi, in base alla ricostruzione degli inquirenti, venivano sostanzialmente venduti attraverso una rete di distribuzione. I ‘colletti bianchi’, sostiene la procura di Brescia, individuavano i soggetti a cui piazzare i loro prodotti attingendo tra imprenditori loro clienti desiderosi di abbattere le imposte. Non solo. Secondo la magistratura e gli investigatori alcuni componenti del sodalizio per sviare eventuali attività di controllo attraverso il traffico di influenze illecite e le intimidazioni a eventuali soggetti che volessero collaborare con la guardia di finanza. Di fronte alle acquisizioni documentali effettuate dai finanzieri presso le società cartiere da loro gestite, si rivolgevano a ‘faccendieri’, al fine di ottenere informazioni privilegiate sui controlli in corso.

“Cash courier” In base alle indagini il sodalizio si avvaleva di una squadra di “cash courier” specializzati nel trasporto, su autovettura, di denaro contante in vari Paesi europei (Slovenia, Croazia, Ungheria, ecc.). Nel corso delle indagini sono state sequestrati 2,1 milioni di euro di banconote, attraverso operazioni internazionali di polizia, anche con interventi effettuati direttamente in territorio estero, grazie alla diretta collaborazione della locale autorità giudiziaria e delle forze di polizia straniere. Sequestri di cash anche oltreconfine, precisamente un milione di euro è stato trovato nelle cassette di sicurezza di una banca croata, mentre altri sono stati effettuati dai finanzieri controllando le autovetture in ingresso allo Stato all’atto della “reimportazione” dei profitti illeciti da altri Paesi europei, ove erano stati appositamente occultati.

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