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martedì 16 agosto - Aggiornato alle 05:04

Ex calciatore morto: la notte insonne della transessuale e il tassista abusivo

Perugia, la testimonianza dell’uomo che portò Patrizia a Sant’Andrea delle Fratte: ‘Due ore dopo mi chiese di riaccompagnarla lì’

Omicidio Samuele De Paoli Il medico legale Sergio Scalise Pantuso - ©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta 

Agli atti dell’inchiesta sulla morte di Samuele De Paoli, 22 anni, per il quale inizialmente la transessuale brasiliana Hudson Pinheiro Reis Duarte era stata indagata per omicidio preterintenzionale – accusa ridimensionata in omissione di soccorso – c’è la testimonianza di un tassista abusivo. Parole utili alla Procura di Perugia per ricostruire la drammatica sera del 28 aprile 2021 in cui ha perso la vita l’ex calciatore del Bastia preso al collo da ‘Patrizia’, 43 anni, gravemente ferita dai pugni del giovane col quale aveva avuto una lite per un rapporto sessuale. «Nella serata del 28 aprile quando si è diffusa la notizia del rinvenimento del cadavere di De Paoli – ricostruisce il pm Giuseppe Petrazzini – l’autista contattava la questura riferendo che la sera precedente, alle 19.19 veniva chiamato dal transessuale Patrizia che solitamente ricorreva ai suoi servigi al fine di farsi accompagnare e riprendere nei luoghi dove esercitava il meretricio. La transessuale gli aveva chiesto di essere accompagnata in zona Sant’Andrea delle Fratte all’intersezione di via Sandro Penna con via Pantaleoni».

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L’incontro con la vittima È lì vicino che Patrizia si incontra con Samuele. I due litigano, De Paoli aggredisce Pinheiro, la trans si difende come può – ricostruisce la Procura – afferrandolo per il collo senza immaginare l’«imprevedibilità degli effetti del gesto». Samuele resta a terra, a pochi metri dalla Panda rossa con lo sportello destro aperto, completamente nudo, un paio di calzini ai piedi. Vicino al corpo ci sono un paio di occhiali, un orecchino e alcuni profilattici.

La richiesta di aiuto negata Sono le 20.54 quando il tassista abusivo riceve un’altra telefonata da Patrizia. «Con voce agitata – si legge negli atti – alternando l’italiano al portoghese lo sollecitava a tornare sul posto per riprenderlo, palesando un non meglio chiarito problema». Samuele aveva chiesto alla trans picchiata di essere aiutato ad uscire dal fosso, lei però ha paura che l’aggressione riprenda e si rifiuta. Il giovane sarebbe morto di lì a poco. «La richiesta viene nuovamente ribadita con un’altra telefonata pochi minuti più tardi». Ecco quindi che il tassista «ritorna nel punto in cui aveva lasciato Patrizia»: sulle prime non vede nessuno, «solo quando passa una seconda volta con la macchina spunta la transessuale nascosta dietro a una siepe: è agitata, l’occhio sinistro è tumefatto, il viso e gli abiti sono sporchi di sangue». Il tassista le chiede cosa è accaduto e «Patrizia risponde di aver avuto una colluttazione con due clienti che avevano tentato di rapinarlo». Prima bugia.

L’appartamento di Fontivegge La transessuale viene riaccompagnata a casa, nel suo appartamento in piazza del Bacio, alla stazione, ma non riesce a darsi pace e alle 23.22 compone nuovamente sul display del telefonino il numero del testimone «prospettandogli di tornare sul posto in quanto preoccupata per le condizioni di salute di uno dei suoi aggressori che, risultando ubriaco, in conseguenza della caduta in terra, avrebbe potuto essere rimasto seriamente ferito». Quello resta «perplesso» per l’«insolita preoccupazione di Patrizia e le «sconsiglia» di andare. Siamo in piena pandemia, dalle 22 c’è il coprifuoco imposto dal governo. Fuori la città dorme. Il corpo di Samuele verrà notato la mattina dopo, intorno alle 9, vicino al fosso, da un signore che era andato a fare jogging.

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