sabato 24 ottobre - Aggiornato alle 13:55

Espulso l’imam di Ponte Felcino che aggredì Daniela Santanchè: indagato per terrorismo dalla Digos di Perugia

Durante una manifestazione ruppe due costole alla parlamentare. Accertamenti anche sul ‘factotum’ della moschea in cui predicava El Korchi

Combattenti dello Stato islamico

di Daniele Bovi

L’imam Ahmed Elbadry Elbasiouny Aboualy, egiziano, 36 anni, espulso dal ministro Matteo Salvini per aver incitato al terrorismo islamico in Italia, prima di trasferirsi a Milano è stato il mattatore della moschea di Ponte Felcino. Tra il 2017 e il 2018 è stato indagato dalla Digos di Perugia insieme al suo factotum, di origini macedoni, per alcuni sermoni ritenuti ‘preoccupanti’ dagli investigatori. Ed è proprio da quell’inchiesta, che nell’estate 2017 ha portato alle perquisizioni delle loro abitazioni private e al sequestro di materiale informatico, che nelle ultime ore è scattato il provvedimento di espulsione. Inizialmente – è stato comunicato dalla questura di Perugia – le accuse contestate agli indagati, difesi dagli avvocati Simone Nicotra e Ntai Paraskevoula del Foro di Perugia, riguardavano a vario titolo l’associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, e l’istigazione a delinquere.

2007-2017: DIECI ANNI DI INCHIESTE ANTITERRORISMO A PERUGIA

La moschea di Ponte Felcino al centro delle indagini Gli accertamenti della polizia coordinati dal procuratore Luigi De Ficchy e dal sostituto Gemma Miliani erano stati svolti nell’ambito del monitoraggio degli ambienti del radicalismo islamico a Perugia e, in particolare, del centro islamico di Ponte Felcino. Struttura, nel 2007, già al centro di un’indagine della Digos per un’attività di addestramento al terrorismo internazionale (primo processo in Italia) che coinvolgeva l’imam di allora, il marocchino Mostapha El Korchi, e i ‘custodi’ Driss Safika e Mohamed El Jari, tutti rimpatriati dopo essere stati condannati. Nel corso del processo si è parlato di una «scuola di terrorismo» in cui venivano impartite lezioni di addestramento e istruzioni sulla preparazione e sull’uso di esplosivi, armi e sostanze chimiche nocive. Insegnamenti che, secondo l’accusa, hanno riguardato anche la collocazione degli ordigni in luoghi pubblici affollati come stadi, mercati, università o fermate dell’autobus, ma anche su come pilotare un Boeing 747.

Orientamento ultraradicale Con il post «Firmata adesso l’espulsione di un Imam che incitava al terrorismo islamico in Italia: a casa!» il ministro Salvini ha annunciato su Facebook il provvedimento dell’imam che da Perugia si era trasferito a Milano nell’ultimo periodo. Aboualy – si apprende – era in Italia dal 2005, residente a Milano e titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato rilasciato dalla questura del capoluogo lombardo. Secondo gli investigatori l’egiziano avrebbe mostrato più volte un orientamento ultraradicale confermato anche dall’analisi dei file presenti su telefoni e pc.

Le costole rotte alla Santanchè Abouly, che tra le altre cose avrebbe avuto legami con alcuni soggetti pericolosi tra cui Mohamed Game, l’autore dell’attentato alla caserma dell’Esercito Santa Barbara di Milano, è lo stesso uomo che nel 2009 aggredì la parlamentare di Alleanza nazionale Daniela Santanché nel corso di una manifestazione contro il velo integrale per le donne musulmane. Inevitabile il tweet della Santanché: «Mi ricordo molto bene di questo signore che mi ruppe due costole in nome della ‘religione di pace’. A mai più!».

Rimpatriato con volo diretto Il 36enne – riferisce la polizia – è stato rintracciato in provincia di Brescia dove era ospitato per svolgere temporaneamente funzioni di imam in un centro islamico della zona dagli agenti della Digos di Perugia, Brescia e Milano. E’ stato a Milano-Malpensa per il successivo rimpatrio con volo diretto a Il Cairo.

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