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lunedì 16 maggio - Aggiornato alle 20:19

Dj Sauro Cosimetti: potenza e fragilità. L’ultimo commosso addio a un grande artista

Al Red Zone di Perugia ha scritto una pagina importante della musica house. Prima di lui non c’era niente

Dj Sauro Cosimetti è morto all'età di 55 anni

di Enzo Beretta 

All’ultimo, commosso, addio a Sauro Cosimetti ci sono tutti. C’è la gente della notte. Ci sono i deejay che hanno suonato insieme a lui fin dall’inizio. All’improvviso ci si ritrova a fare i conti con facce, fantasmi, memorie e musicisti che ricordano la sua grande favola di artista potente e fragile.
C’è una discoteca che parla per tutti. È il Red Zone, dove Sauro e il suo grande amico Ricky L hanno scritto una pagina importante del clubbing italiano.
Prima di Sauro non c’era niente.
Quasi niente: laggiù, in quel capannone a Casa del Diavolo, ci ballavano il liscio.
Il contenitore, un’enorme sala vuota, si trasforma in un locale nuovo, buio, dove esiste solo l’impianto, la musica fortissima e la gente.
Una discoteca nata sotto ai suoi occhi.
Nell’angolo in basso a sinistra del giradischi c’è un tasto: Start/Stop.
Le casse tremano. C’è un’energia forte, bella, la musica house che si può ascoltare alla periferia di Perugia richiama ai locali di tendenza di New York e Londra in un’enclave dove esistono regole, leggi e comportamenti diversi e contrari al mondo diurno.
Finisce un disco, ne comincia un altro.
La musica, il giradischi, il mixer, il registratore, le cuffie, i fili, le luci, le voci della folla, i laser. E poi quell’enorme palla a specchio a dominare il dancefloor.
Personaggio Sauro, personaggio Ricky L.
Yin e yang.
Una coppia da spettacolo.
Durante la settimana provano a casa, di sera, i pezzi. Li ascoltano, cercano e trovano il sound giusto fatto di note e di tonalità. Sperimentano nuovi effetti. Nelle loro menti stanno già disegnando la scaletta.
Al Red Zone la festa comincia all’una di notte ma i due sono già lì dalle 9 di sera.
La preparazione è maniacale. Tutto deve essere perfetto.
Testano finalmente i vinili nel locale.
Il suono è elettronico, artificiale. Quasi sconvolge il concetto di discoteca.
Il popolo della notte balla, sorseggia un drink, si accende un’altra sigaretta.
Numeri incredibili: in media diecimila persone ogni sabato sera sono lì per loro. Un’alchimia magica. Un estro senza fine.
Si sente un fischio, parte il coro: «Eh eh ooh, Red Red Zoone, Red Red Zoone».
Il disco è della puntina. Non la puoi toccare. La puntina domina la qualità del suono come in un sogno.
La consolle è un palcoscenico silenzioso.
La musica si ascolta, non si vede.
Profilo basso. Ai due mattatori riescono cose pazzesche con i piatti, i mixaggi sono perfetti.
Senza neppure rendersene bene conto Sauro e Ricky L nel ventennio a cavallo del 2000 sono due leggende che camminano, i resident più rappresentativi della scena.
In discoteca non parla nessuno. Il vocalist ha appena finito di annunciare i loro nomi e rimette subito a posto il microfono. Il suo lavoro è terminato.
Loro, intanto, sfogliano i dischi e dettano legge.
Attraggono come calamite.
Fuori fa freddo e c’è la ressa per entrare.
Sul piedistallo della consolle è fatica, resistenza, ma anche istinto.
Sauro il fantasista, Ricky l’enfant prodige.
Mixano senza parlare con la testa china sulla spalla. Un occhio alla pista dove nel frattempo si agitano personaggi perfino difficili da descrivere: non c’è nessun dress code da rispettare, danzano i giullari e le drag queen, un buttafuori mette a fuoco con la mag-lite qualcuno che forse sta litigando, sul divanetto in fondo qualcuno si è addormentato. Colori, magliette sudate, bicchieri semivuoti di ghiaccio, creste, facce truccate, cappellini, ragazzi con sgargianti occhiali da sole.
I deejay non sbagliano una battuta.
Girano già le cassette della settimana precedente, vanno a ruba, copiarle però significa far perdere qualità al nastro originale e non è mai facile reperirle.
Sauro & Ricky.
Ricky & Sauro.
Come due fratelli.
La consolle è il trono e i due re non vanno mai in competizione: questo è uno degli aspetti più straordinari della narrazione.
Raccontava l’indimenticato Claudio Coccoluto: «Per la velocità di propagazione e la forza con cui si è diffusa, l’house music ha rotto tutti gli equilibri e la sua rivoluzione può essere paragonata a quella del rock».
Sauro ama la musica, si confronta continuamente con i suoi colleghi che gli riconoscono di avere una marcia in più. Un ospite del Red, profumatamente pagato, una volta si lasciò sfuggire: «Avete Sauro, perché chiamate me?».
Cosimetti pratica la professione di disc jockey, che è una professione e un hobby. Investe buona parte dei guadagni nei dischi. Ne ha sempre di più, non sa più dove stiparli, li acquista in tutto il mondo perché in Italia non si trovano, qui arriva roba importante e commerciale. Alcune etichette sono introvabili, quindi monta sull’aereo e torna carico di 33 giri. Chiude sempre in valigia qualcosa in più per far divertire la gente. Quando rientra a Valfabbrica studia, perché il suo obiettivo è arrivare al cuore del pubblico. In fondo, il divertimento, è un aiuto contro la depressione che in tempi moderni è la prima malattia.
Un’esplosione di creatività, un’altra ricerca di libertà.
Il ritmo è spezzato, la cassa batte in quarta, parte l’ennesima playlist. All’1.30 Sauro Cosimetti torna protagonista assoluto al centro della scena e della vita notturna.
La vita, il colore, la pazzia, lo sballo, il fare tardi. Quando sei dentro a qualcosa di bello non ti rendi neanche bene conto di dove sei. Arrivano dappertutto in Umbria per sentirlo suonare: macchine e pullman da Roma e da Napoli, poi da Viterbo e Firenze, c’è chi strappa addirittura un passaggio in autostop per non mancare. Vengono anche dall’estero.
Niente, però, viene portato fuori da certi luoghi.
Non esisteva Whatsapp, non c’era Facebook. Se volevi vedere certe cose, o sentirle, o farle, o provarle, dovevi far parte di quel mondo. Un universo popolato di sorrisi e ragazze bellissime, ma anche di tentazioni, di fattoni, di squali e di balordi, lontano da quello che proponeva la società.
Tutti, comunque, sotto lo stesso tetto di un capannone coperto d’amianto in mezzo alle campagne di Ponte Pattoli.
Di quegli anni, soprattutto dei primissimi, non c’è molta documentazione. Non c’erano i telefonini per filmare né storie acchiappa like da pubblicare su Instagram.
Tutto è solo nella mente e nel cuore di chi c’era.
C’era Sauro. C’era Ricky.
A molti di noi, tutto sommato, bastava.
Start/Stop.

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