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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 23:53

Distrugge la vita di una ragazza sfregiandola in viso: adesso vuole lo sconto della pena

Perugia, l’aggressore sceglie il processo abbreviato. La giovane era ubriaca e drogata: «Oggi mi vergogno di farmi vedere dagli altri»

di Enzo Beretta

L’ecuadoriano di 27 anni indagato dalla Procura della Repubblica di Perugia per aver sfregiato il viso di una giovane colombiana con una bottiglia di vetro rotta punta allo sconto della pena attraverso la scelta del rito giudiziario. La difesa, infatti, chiede il processo abbreviato: in questo modo il processo dura meno, proprio perché si rinuncia al dibattimento, per ottenere in compenso un considerevole sconto di 1/3 sulla condanna.

In aula Il processo abbreviato si svolge allo stato degli atti, solamente con il materiale raccolto dalla Procura durante le indagini: l’ecuadoriano, nel caso di specie, non potrà portare prove a sostegno della difesa. L’unica cosa che ha intenzione di fare, come fa sapere il suo avvocato Gaetano Figoli, sarà quella di rendere dichiarazioni spontanee in aula. L’appuntamento è in programma per il 6 ottobre davanti al giudice per l’udienza preliminare Angela Avila, che lo giudicherà per le contestazioni mosse dall’accusa riguardanti, appunto, le lesioni personali gravi e la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso.

IL PM: «QUEI SEGNI SONO PER SEMPRE»

Parte civile L’aggressione è avvenuta il 26 marzo scorso all’alba, fuori da una piccola discoteca, Sonia, che si trova nel quartiere di Fontivegge in via Cortonese. La vittima – stando a quanto si legge nei referti medici dell’ospedale – era ubriaca e drogata, dagli esami è risultata positiva alle benzodiazepine e alla cocaina. Nel capo di imputazione contro l’ecuadoriano si legge che fuori dalla sala da ballo, sferrando alcuni pugni e utilizzando «una bottiglia rotta intenzionalmente», ha provocato alla 32enne colombiana un «verosimile trauma occipitale, multiple ferite da taglio al volto, ferita Lc occipitale e irregolarità delle ossa nasali, dalle quali derivavano anche lo sfregio permanente al volto, costituito da un’alterazione permanente dei tratti fisionomici, tale da turbare sensibilmente l’armonia del viso ed essere visibile a distanza di conversazione». La prognosi è di 30 giorni. La giovane e la sua famiglia si costituiranno parte civile attraverso l’avvocato Giorgia Ricci.

LA VITTIMA: «MI HA MASSACRATO»

«Mi vergogno di uscire e di farmi vedere dagli altri» Stando alla ricostruzione della colombiana aggredita l’uomo si è avvicinato in discoteca mentre lei ed alcune amiche stavano parlando: è stato allontanato e fuori dal locale, verso le 6.30 del mattino, ha iniziato a inveire contro di lei che, per tutta risposta, nel tentativo di spaventarlo, ha rotto una bottiglia di vetro. Voleva mettergli paura. In Colombia – dice lei – è così che si fa. A quel punto lui ha rotto un’altra bottiglia e l’ha sfregiata, colpendola alla testa e prendendola a calci sulle gambe. Lei si è accucciata, era una maschera di sangue quando è stata accompagnata in ospedale. Per quei fatti il 27enne ecuadoriano non è mai stato in carcere, è stato soltanto indagato a piede libero. «Lui è libero – è la confidenza raccolta da una persona conoscente della vittima -. Quella reclusa per la vergogna di uscire e di non farmi vedere da nessuno sono io. Non posso neanche farmi curare da un chirurgo plastico perché non ho i documenti in regola, vado all’ospedale solamente quando non ne posso proprio più dai dolori».

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