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domenica 5 febbraio - Aggiornato alle 12:35

«Dipendente della Provincia fa l’addetto stampa del Sii senza autorizzazione»: condannato presidente Asu

La sentenza della Corte dei conti dell’Umbria lo condanna a un risarcimento di 100.701 euro. Cinque: «Questione tecnica, collaborazione mai celata»

La sede della Sezione

di Dan.Bo.

Dovrà risarcire alla Provincia di Terni 100.701 euro Massimiliano Cinque, dipendente a tempo indeterminato dell’ente che, secondo la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria, ha svolto per diversi anni il ruolo di addetto stampa del Servizio idrico integrato senza avere la necessaria autorizzazione.

Il caso Secondo quanto ricostruito dalla magistratura contabile Cinque, presidente dell’Associazione stampa umbra (la rappresentanza sindacale dei giornalisti della regione), ha svolto il ruolo di addetto stampa del Sii (il gestore del servizio idrico in provincia di Terni) dal 2007 alla fine del 2020, avendo però l’autorizzazione solo per il primo anno. La normativa in materia di dipendenti pubblici infatti prevede che questi non possano svolgere incarichi retribuiti a meno che non siano preventivamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza; in caso di inosservanza, inoltre, la legge prevede che il dipendente debba versare quanto incassato all’ente a cui appartiene. In caso di mancata restituzione c’è l’ipotesi di responsabilità erariale.

Esclusività Regole che, spiega la magistratura, vogliono stabilire con precisione il «dovere di esclusività dei pubblici impiegati», la cui attività lavorativa va «svolta soltanto a beneficio dell’ente di appartenenza»; norme inderogabili se non in pochi e definiti casi. L’autorizzazione non rappresenta «un mero adempimento formale» bensì serve a rendere edotta l’amministrazione che un suo dipendente svolge incarichi extraistituzionali, così da «responsabilizzarla in merito alle valutazioni conseguenti». «La mancanza di una richiesta di autorizzazione e di qualsivoglia formale comunicazione di svolgimento dell’incarico da parte del convenuto – sottolinea la Corte – hanno impedito Amministrazione la conoscenza dell’attività da questi svolta».

La sentenza Agli atti risulta una richiesta, con relativa autorizzazione per un anno, risalente al 2007, mentre per il 2008 c’è solo il rinnovo della richiesta, senza la risposta dell’ente, venuto formalmente a conoscenza dell’incarico solo a fine 2020. Per la Corte la «mancata richiesta di autorizzazione e di qualsivoglia formale comunicazione in ordine allo svolgimento dell’incarico integra la fattispecie di occultamento doloso». Con l’atto di citazione, la Procura contabile aveva chiesto una condanna al risarcimento di 119.067 euro, cifra pari agli emolumenti percepiti dal 2007 al 2020; per la Corte però i compensi del primo anno, data l’autorizzazione, sono da decurtare, mentre per quelli del secondo è intervenuta la prescrizione.

La difesa Tramite il suo legale Emidio Mattia Gubbiotti, Cinque ha spiegato che l’autorizzazione non fosse necessaria dato che l’incarico sarebbe rientrato tra quelli per i quali, secondo la legge, non ci sarebbe stato bisogno di un semaforo verde da parte della Provincia. Per Cinque il tutto andava inquadrato infatti come una collaborazione a giornali, riviste e simili. Tesi che non ha convinto la Sezione, secondo la quale scrivere comunicati, preparare rassegne e organizzare conferenze stampa si sostanzia nella «mera comunicazione e diffusione di notizie di rilievo istituzionale». «Non si è trattato – spiega la magistratura – di un’attività in favore di un’azienda editoriale dedita alla pubblicazione di giornali, riviste, enciclopedie e simili e, soprattutto, le prestazioni di cui trattasi non si sono concretizzate nella manifestazione del pensiero». Secondo la Corte è poi irrilevante, data la ricordata importanza dell’autorizzazione, il fatto che, come sostenuto dal legale, la collaborazione di Cinque fosse un fatto noto alla Provincia. «È una vicenda – commenta Cinque – che al di là della sentenza ha molte sfaccettature. Io per quanto mi riguarda non ho mai celato a nessuno la mia collaborazione che, essendo giornalistica, per sua natura era nota. È una questione meramente tecnica, ma che vede correlati alcuni aspetti di cui ho relazionato a suo tempo agli organi di rappresentanza della categoria. Valuteremo con i legali serenamente la questione nei prossimi giorni».

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