domenica 21 luglio - Aggiornato alle 23:56

Perugia, senatore Pillon condannato per diffamazione a circolo gay. Lui: «Lo rifarei»

Oltre a mille euro di multa ce ne sono altri 30 mila di risarcimento a Omphalos. Il leghista: «Costa caro difendere le famiglie»

di Enzo Beretta

Il giudice Matteo Cavedoni del tribunale di Perugia ha condannato a 1.500 euro di multa l’avvocato Simone Pillon, attuale senatore della Lega, finito sotto processo per diffamazione nei confronti del circolo gay Omphalos. I fatti risalgono al 2014 e al 2015 quando l’avvocato, esponente del Forum delle Famiglie, non ancora approdato a Palazzo Madama, aveva commentato un’iniziativa nel liceo scientifico Galeazzo Alessi. Al termine di una camera di consiglio durata circa un’ora e mezzo il giudice ha anche disposto una provvisionale risarcitoria di 30 mila euro (20 a Omphalos, 10 al presidente).

Pillon: «Certo che lo rifarei» «Difendere le famiglie dall’indottrinamento costa caro – è stato il commento a caldo del senatore -. E’ un primo grado, ci sarà spazio per l’appello e la Cassazione. Se difendere le famiglie che non vogliono che i loro figli siano indottrinati con il gender porta a queste conseguenze c’è un problema serio di libertà di opinione nel nostro Paese. Se lo rifarei? Assolutamente sì». Pesante la dichiarazione di Omphalos: «Giustizia è fatta nei confronti di un personaggio che ha fatto dell’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la sua ragione politica». Ridimensiona i toni il legale di parte civile, Saschia Soli: «Siamo soddisfatti, quanto detto da Pillon durante le sue conferenze era chiaramente diffamatorio per l’associazione e il presidente pro tempore Michele Mommi relatore alle assemblee studentesche».

L’attacco La vicenda nasce da un’assemblea di istituto nell’aula magna dell’Alessi alla quale parteciparono i ragazzi del terzo. All’iniziativa, incentrata sul bullismo omofobico, parteciparono come relatori due giovani di Omphalos. In quell’occasione vennero divulgati volantini e materiale informativo. Quell’assemblea studentesca divenne l’occasione, per Pillon, di attaccare Arcigay e Arcilesbica «diffondendo notizie non vere» – parole del pm – in tre incontri successivi organizzati dall’associazione delle famiglie.

«Verità calpestata» In aula è stata una vera e propria battaglia. La requisitoria del pm Gianluca Proietti, due interventi delle parti civili, altrettanti dei legali dell’imputato più le repliche. La Procura aveva chiesto una multa di mille euro per l’imputato che «ha superato il diritto di critica». «Perché si è scagliato solo contro l’associazione e non contro la scuola?» chiede il pm. Durante il proprio intervento Soli ha letto in aula un passaggio del gip: «La lettura dei volantini da parte di Pillon non è corretta ed è stata dolosamente distorta». L’attuale senatore della Lega – nell’ottica della parte civile – si è lasciato andare a «gratuite volgarità» parlando di «adescamento di minori nelle sale dell’Omphalos» nel chiaro intento di «screditare». «’E’ ora che i genitori reagiscano’, ripeteva in quel video che ha accumulato 150 mila like e 2.000 condivisioni». Ancora: «Allarmare i genitori non è diritto di critica, il limite della verità è stato calpestato, quei volantini parlano dei problemi subìti da chi è stato purtroppo discriminato ed emarginato». Rincara la dose il collega Marco Florit: «Una semplice telefonata alla scuola avrebbe fatto scoprire a Pillon ciò che non voleva sapere, quel documento era funzionale per essere sfruttato. La diffamazione è sicura, per di più Pillon non ha mai mostrato nessun pentimento e non ha mai neppure chiesto scusa. L’imputato dovrebbe essere condannato a un risarcimento di 70 mila euro».

«Diritto al dissenso» «Ha soltanto manifestato il suo diritto al dissenso – ha spiegato il suo difensore, Laura Modena -. Durante il governo Renzi argomenti come le unioni civili erano veri e propri cavalli di battaglia, chiaramente temi caldi nel contesto del forum delle famiglie. Grazie a Dio esiste ancora la libertà di pensiero, Omphalos lo sa? Tutti hanno diritto di esprimersi, anche chi ha opinioni diverse dalle loro. Pillon non è un omofobo, portava semplicemente avanti le idee del movimento». Prosegue Modena: «In quella scuola Omphalos ha fatto propaganda e proselitismo, il relatore avrebbe dovuto parlare di bullismo omofobico senza far circolare volantini perché non si trovava lì per parlare di malattie trasmissibili mediante rapporti sessuali. Argomenti troppo delicati sono state affrontati con ragazzini di 16 anni a insaputa della scuola e dei genitori. Non è stato corretto, c’è stata malafede, una ragazzina è rimasta choccata. Il bullismo omofobico – è stato detto – ha rappresentato la pedana di lancio per parlare di gay pride e Pillon non ha mai prodotto volantini artefatti». Modena ha concluso il suo intervento parlando di un video che circola in rete: «Il filmato è stato dato in pasto a Repubblica, di certo noi non ne abbiamo fatto copia, ora chiedono pure i danni?». In un passaggio il codifensore Stefano Forzani ha ripetuto le parole del preside secondo cui «quei volantini non erano stati autorizzati» e «come se non bastasse i relatori avevano esperienza non qualificata. Se fossi un genitore dell’Alessi e leggessi gli atti di questo processo – ha concluso – la richiesta di risarcimento la farei contro Omphalos e contro la scuola».

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