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Rogo Umbria Olii, sconto in secondo grado per Giorgio Del Papa: 5 anni e 4 mesi

Giorgio Del Papa in aula a Spoleto nel 2011 (foto Fabrizi-U24)

di Ivano Porfiri e Chiara Fabrizi

La Corte d’appello di Perugia ha condannato l’ex amministratore della Umbria Olii, Giorgio Del Papa, a 5 anni e 4 mesi di reclusione per l’omicidio colposo plurimo di Giuseppe Coletti, Vladimi Todhe, Tullio Mottini e Maurizio Manili, i quattro operai che persero la vita nella tragica esplosione del 25 novembre 2006.

Lunga giornata La sentenza di secondo grado è arrivata dopo una lunga giornata in cui la difesa ha tentato di smontare le accuse, chiedendo l’assoluzione di Del Papa o comunque le attenuanti generiche e una riduzione della pena. Quindi, intorno alle 18,30, la Corte d’appello di Perugia (presidente Belardi, a latere Veranucci e Ricciarelli) si è chiusa in camera di consiglio fino alle 21 circa, quando è stato letto il dispositivo in aula.

La sentenza La Corte d’appello ha riformato parzialmente la sentenza di primo grado, con la quale Del Papa era stato condannato a 7 anni e mezzo. In particolare, l’ex amministratore è stato assolto per l’omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, in riferimento allo stoccaggio dell’olio contenuto nel silo, ed è stato decretato il non luogo a procedere per il getto pericoloso di cose in relazione allo sversamento. La condanna per omicidio colposo plurimo è stata, invece, riderteminata in 5 anni e 4 mesi a seguito della concessione delle attenuanti generiche e dell’assegnazione del concorso di colpa nella misura di un terzo per la ditta Manili. In pratica, Del Papa per la corte è responsabile nella misura dei due terzi dell’esplosione.

I risarcimenti La corte ha assegnato anche il risarcimento del danno per le parti civili costituite in appello: 200 mila euro per la moglie e il figlio di Maurizio Manili, morto nel rogo, 170 mila euro per il padre Gianfranco Manili e una somma inferiore ai 100 mila euro per un fratello.

Manili: «Rammarico per concorso di colpa» «La sentenza ci soddisfa in maniera parziale – commenta l’avvocato Roberto Romani, legale di parte civile di Gianfranco Manili – perché c’è una conferma sostanziale dell’impianto accusatorio con un chiaro riconoscimento di responsabilità. Resta però il rammarico per l’assegnazione del concorso di colpa a una vittima dell’incendio. Ora vedremo le motivazioni e valuteremo il da farsi».

Bravi: «Sconcertati» «La parziale riforma della sentenza di primo grado che ha rideterminato e abbassato la pena a carico di Giorgio Del Papa (di cui peraltro viene confermata la colpevolezza) e, soprattutto, il riconoscimento di un concorso di colpa a carico di chi non c’è più, come Maurizio Manili lascia sconcertati», dice Mario Bravi segretario Cgil. «Manili e i suoi tre dipendenti erano convinti di avere a che fare con oli vegetali (questo è diffusamente dimostrato nella sentenza di primo grado) ed ignoravano cheil silos 93 contenesse esano, una miscela esplosiva che ha causato la tragedia e la perdita di 4 vite. L’esplosione era un evento chiaramente imprevedibile per le 4 vittime e constatare, a 7 anni di distanza, che la Corte di Appello di Perugia individua invece un concorso di colpa (seppur parziale) lascia letteralmente esterrefatti. Come Cgil – ancora Bravi – consideriamo un tragico errore la tendenza che sembra prendere campo nel legislatore, ma anche in alcune interpretazioni della magistratura (come in questo caso), tendente a minimizzare e a distribuire la colpa su tutti, in maniera indistinta. Tutti colpevoli, nessun colpevole: è una logica devastante in ogni campo, ma soprattutto quando si tratta di difendere la sicurezza nei luoghi di lavoro. Auspichiamo che nel successivo livello di giudizio (Corte di Cassazione), si possa ripristinare la verità. La Cgil – conclude – esprime la sua piena e totale solidarietà ai familiari delle vittime della strage di Campello».

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