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domenica 3 luglio - Aggiornato alle 23:28
La sede della Corte dei conti

Danno erariale per 260mila euro, tolti i sigilli a beni di ex dirigenti della Comunità montana

Canoni di gestione centro ippico non riscossi dal ’94, coinvolti otto ex apicali dell’ente Subasio: giudice non convalida il sequestro

di M.R.

Dissequestrati i beni di otto ex dirigenti della Comunità montana Subasio, sui quali erano stati recentemente apposti i sigilli su richiesta della Procura della Corte dei conti dell’Umbria.

Ex Montane La vicenda affonda le radici nel 1994 quando un Centro ippico situato nel Comune di Spello, di proprietà della Comunità montana Serano e Subasio, fu concesso in gestione a una società folignate. Tra le parti fu stipulato allora un contratto preliminare, ma per circa un trentennio, è emerso in fase di liquidazione dell’ente, l’una non ha versato i canoni pattuiti, l’altra non si è premurata di riscuoterli. La Procura regionale della Corte dei conti ha così stimato un danno erariale pari a circa 265 mila euro e ha contestualmente disposto un sequestro preventivo sui beni mobili e immobili di otto dirigenti della Comunità montana in questione, per un importo complessivo a sei zeri, avallato dal presidente della stessa Corte prima di ascoltare gli incolpati. Sul caso si era già pronunciato il Tribunale civile di Spoleto riconoscendo di fatto pari responsabilità alle parti in causa, evidenziando che l’occupazione del centro non era priva di titolo e respingendo la domanda di risoluzione per inadempimento del contratto, riconoscendo alla società di Foligno lavori all’impianto per un importo di oltre 280 mila euro.

La revoca del sequestro Su questa e altre basi, i legali coinvolti, come si legge nella memoria dell’avvocato Roberto Galeazzi a difesa di un suo assistito nella vicenda, hanno dichiarato «la ricostruzione della Procura priva di ogni requisito per il provvedimento cautelare»; il sequestro in qualche caso aveva comportato pure la paralisi della pensione e dei conti correnti, oltre a sigilli ai beni immobili. Il giudice ha revocato il sequestro conservativo per tre ordini di ragioni: in primo luogo perché l’atto di citazione, con contestuale provvedimento cautelare giunge a notevolissima distanza dall’epoca dei fatti e quindi della produzione del danno erariale;  in secondo luogo perché i tempi indicati per la trattazione di merito del caso sono molto stretti (settembre 2022); e infine perché i presunti responsabili del reato che gli viene contestato offrono sufficienti garanzie reddituali, a copertura del danno prospettato dalla Procura.

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