venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 12:49

Dall’Umbria alla Sicilia, la lettera ai giovani del boss: «Non seguite falsi miti come me»

Lo Giudice ergastolano in 41bis: «Abbandonate droga e alcol, godetevi la vita lavorando onestamente e con dignità»

foto da Livesicilia.it

«Non prendete esempio da persone come me che si sono rovinate la vita». Si legge nella lettera del boss ergastolano Sebastiano ‘Iano’ Lo Giudice, 42 anni, da quasi dieci recluso nel carcere di Spoleto in regime di 41 bis  per associazione mafiosa, estorsioni, traffico di droga e per diversi omicidi commessi tra il 2001 e il 2009. Il documento scritto in stampatello e su un foglio a righe è stato passato al vaglio delle autorità competenti prima di essere affidato al suo avvocato e, poi, all’Ansa, al quotidiano La Sicilia e al sito Livesicilia.

La lettera del boss ai giovani Con la missiva il mafioso si rivolge alle giovani generazioni: «Abbandonate la droga e l’alcool e godetevi la vita lavorando onestamente e con dignità», affinché «non dovrete avere la paura di chi bussa alla vostra porta». In base a quanto riportato dai media siciliani, Lo Giudice «non ha manifestato intenzione di collaborare con la giustizia, ma vuole evitare che altri giovani commettano i suoi stessi gravissimi errori», come spiegato dal suo avvocato. Da qui la lettera in cui invita ragazzi e ragazzi a emanciparsi: «Istruitevi, aprite gli occhi e lasciate perdere i falsi miti», scrive nella missiva, invitando anche i giovani a «dare il giusto valore alla vita». perché poi, osserva, «sarà troppo tardi» e «le sofferenze resteranno soltanto a voi e alle vostre famiglie».

«Non seguite falsi miti come me» Il boss scrive anche: «Ho visto tanti bravi ragazzi – si legge – perdersi senza capirne la motivazione e sono certo che se potessero tornare indietro non rifarebbero più gli stessi errori». Quindi,sottolinea, «abbiate la forza di dare una svolta alla vostre vite e non date adito alle millanterie dei quartieri perché prive di fondamento e fine a se stesse». E ancora:«Io ho perso la vita, la mia bella gioventù, l’amore dei miei figli e delle persone che mi amano veramente – conclude Lo Giudice – se avrò la possibilità mi godrò i miei nipotini, altrimenti accetterò di morire in carcere come la Giustizia ha deciso, ma vorrei essere curato e scontare la mia pena con la mia dignità, senza avere problemi».

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