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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 15:45

Da Cerignola a Scheggino: alle comunali 2020 una lista con candidati ‘fantasma’

Inchiesta scoperchia il meccanismo creato da «L’altra Italia», che in Valnerina ha eletto un consigliere. Il sindaco: «Mai visto prima»

Scheggino

di Daniele Bovi ed Enzo Beretta

Tra Cerignola e Scheggino ci sono oltre 400 km di distanza, mai percorsi dai candidati della lista «L’altra Italia» che, nel settembre 2020, nel Comune della Valnerina è riuscita a eleggere un consigliere comunale; tecnicamente dei candidati ‘fantasma’ che non hanno mai tenuto un comizio nel microscopico borgo umbro, uno di quelli lambiti da «Candidopoli», l’inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Padova che, su mandato della Procura di Rovigo, ha fatto luce sul sistema elettorale messo in piedi da «L’altra Italia» tra liste clonate, candidati che non sapevano di esserlo e consiglieri comunali fantasma. Le indagini sono partite dopo alcuni servizi di «Striscia la notizia», nei quali si faceva riferimento alla presentazione di false liste elettorali per le elezioni in piccoli Comuni.

L’inchiesta Sette in tutto le misure cautelari – tra Rovigo, Foggia e Lecce – a carico dei vertici del movimento il cui «obiettivo principale» era quello di «presentare candidature in piccole realtà territoriali dove – approfittando della specifica normativa settoriale – vi era una buona probabilità di eleggere un proprio rappresentante per ottenere una visibilità sull’intero territorio nazionale». Ai domiciliari c’è Mino Cartelli, fondatore e segretario nazionale del partito, mentre per quattro persone è stato emesso l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; altri due invece (compreso il presidente del movimento Francesco Foti) hanno ricevuto la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubbliche funzioni per 12 mesi. Quindici invece le denunce tra membri del direttivo di «L’altra Italia» e pubblici ufficiali.

L’innesco Tutto è partito dalle elezioni del 2019 e 2020 in due piccoli Comuni veneti, Barbona e Vighizzolo d’Este, in cui è stato accertato che il partito ha «presentato liste di candidati formate da soggetti iscritti, nella maggioranza dei casi, a loro insaputa». Da lì l’inchiesta si è allargata ad altre 21 realtà in tutta Italia dove il movimento ha corso nel settembre 2020. Tra queste c’è la provincia di Perugia e, in particolare, Scheggino. Nel microscopico Comune (meno di 500 abitanti) fino al 2019 il sindaco era l’attuale assessore regionale Paola Agabiti; dopo la sua elezione, nel settembre 2020 gli elettori sono tornati al voto eleggendo con quasi il 70% l’attuale primo cittadino, Fabio Dottori. Alla tornata ha partecipato anche «L’Altra Italia» candidando Carlo Stefanelli, napoletano classe 1966 che, ottenendo 23 voti (pari all’8,5%) è riuscito a ottenere uno scranno.

Mai visto «Qui – racconta a Umbria24 il sindaco Dottori – non lo avevo mai visto; la prima volta è successo in occasione del primo consiglio comunale. So che forse ha vissuto alcuni anni a Magione». Di sicuro non è tra i volti noti della politica locale: «Questo no di sicuro, per fortuna qui siamo pochi». Tre liste a Scheggino sono certamente una notizia: «Avevamo notato che erano tutti originari di Cerignola e abbiamo pensato – continua – che qualcosa non andasse, ma non facciamo gli investigatori… Stefanelli mi sembra una brava persona, ai consigli comunali – in presenza od online causa pandemia – ha partecipato quasi sempre». Sempre Stefanelli, poco più di un anno prima, aveva tentato l’avventura nel Comune più piccolo dell’Umbria, Poggiodomo, ottenendo però zero voti.

Mai stati a Rieti Il consigliere non è indagato ed è stato sentito dalle fiamme gialle per ricostruire quanto successo. Ai finanzieri, secondo quanto appreso da Umbria24, ha spiegato di essere a conoscenza del movimento, mentre per tutti gli altri della lista ha riferito che Cartelli aveva un ruolo determinante e che si trattava di incombenze a carico della segreteria nazionale. Gli investigatori hanno appurato che nessuno dei cerignolesi ha messo piede a Rieti per l’autenticazione delle firme, fatta da un indagato agli obblighi di firma poi sospeso dalla carica di consigliere di un Comune della provincia di Rieti. In giro per l’Italia sono finiti anche «ultra ottantenni o persone con forti disabilità fisiche, presentati per la nomina a consigliere comunale – spiegano i finanzieri – in località distanti migliaia di chilometri dalla propria residenza». Alcuni, eletti, hanno poi rifiutato facendo rischiare il commissariamento al Comune.

Meccanismo semplificato Un elemento chiave per comprendere la vicenda è quello del meccanismo semplificato che regola la presentazione delle liste nei Comuni con meno di mille abitanti, nei quali è sufficiente l’autentica di un pubblico ufficiale, di un notaio, di sindaco o, come in questo caso, di un consigliere comunale. Il pm di Rovigo inoltrerà ore le comunicazioni al Viminale, che poi arriveranno alla Prefettura.

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