giovedì 27 giugno - Aggiornato alle 02:13

‘Curia, politica, massoneria e Calabria unita non mi danno tregua’. Concorsopoli fa tremare altri potenti

Gli ‘ingranaggi’ del malaffare in Umbria. Gip: ‘C’è il ‘sistema’ ma non l’associazione per delinquere’. L’inchiesta si allarga

Un corridoio dell'ospedale di Perugia (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Enzo Beretta

Una «violazione sistematica delle garanzie volta a superare la terzietà e l’imparzialità nelle assunzioni del personale dell’Azienda ospedaliera». Sono stati sufficienti «pochi mesi di intercettazione» – si legge negli atti giudiziari – per comprendere che «sono state alterate ben otto procedure di selezione secondo meccanismi comuni: il dg Emilio Duca e il direttore amministrativo Maurizio Valorosi ricevono le segnalazioni e le girano ai presidenti componenti delle commissioni d’esame, i quali, sempre compiacenti, si offrono per rivelare agli interessati le tracce delle prove e poi, quanto meno nella valutazione della prova orale, garantiscono loro una valutazione gonfiata». Parole che pesano come macigni nell’inchiesta della Procura di Perugia già ribattezzata in città con il nome di ‘Concorsopoli’ che ha portato agli arresti domiciliari l’ormai ex assessore regionale alla Sanità Luca Barberini, Pd, il già sostituito segretario regionale del partito, Gianpiero Bocci, già sottosegretario agli Interni nei governi Letta, Renzi e Gentiloni, oltre ai due vertici dell’ospedale. E’ indagata anche la presidente della Regione Catiuscia Marini che rivendica la sua «assoluta estraneità a ogni addebito» e candidamente ammette: «E’ una situazione sconcertante che, se confermata, risulterebbe molto grave per la nostra regione». I pm avevano chiesto di portare in carcere Duca, Valorosi, Barberini e il direttore sanitario Diamante Pacchiarini (invece sospeso per sei mesi) contestando un’ipotesi di associazione per delinquere che però poco convince il gip Valerio D’Andria.

L’INCHIESTA: TUTTI I NOMI DEGLI INDAGATI

Il ‘sistema’ Secondo la magistratura inquirente «la ripetitività e l’omogeneità delle condotte illecite è indice di una disponibilità degli indagati a compiere delitti (…) posti in essere sfruttando una struttura, da identificare negli stessi uffici e nelle articolazioni della pubblica amministrazione, impiegata stabilmente per la realizzazione di fini illeciti». Una ricostruzione «suggestiva», viene definita quella della Procura, ma non «pienamente persuasiva». «L’indagine – viene spiegato nell’ordinanza di custodia cautelare – ha evidenziato una generalizzata disponibilità a commettere illeciti nell’ospedale da parte di coloro che si occupano delle procedure di selezione. Una vera e propria attitudine si riscontra oltre che nei funzionari e nei dirigenti dell’azienda che gestiscono i concorsi anche nei dirigenti medici, nei candidati e nei politici di riferimento». Nel primo capo di accusa i pm fanno i nomi di Marini, Barberini e Bocci a proposito di «concorsi manipolati in favore dei candidati ‘raccomandati’» dalla politica. «Senza dubbio – sottolinea il gip – ci troviamo di fronte ad un ‘sistema’, termine che ritorna più volte le conversazioni intercettate, evocato dal pm come emblematico dell’esistenza di un vero e proprio gruppo criminale». Allo stesso tempo «proprio i ripetuti riferimenti all’esistenza del ‘sistema’ rendono problematica la configurazione dell’associazione per delinquere».

PD TRA SCONFORTO E VOGLIA DI REAGIRE

Le intercettazioni «Si cercherà di tutelare chi sta dentro il sistema» ripeteva Duca intercettato. «Hanno creato questo sistema nel quale le cose si fanno soltanto sulla manipolazione, pilotare, eccetera – si lamentava Valorosi -. Pensavo che con la partenza di Orlandi finivano, invece no, continuano, non si riesce a… e certo perché dopo (inc.) dieci anni Orlandi Orlandi». E’ chiaro il riferimento alla figura dell’ex dg dell’ospedale con ruolo apicale nella sanità della nostra regione. D’Andria non condivide la tesi accusatoria e scrive: «Il riferimento al ‘sistema’ non vale a descrivere l’operatività di un gruppo criminale ma, piuttosto, sta a rappresentare un meccanismo clientelare diffusissimo di cui gli indagati sembrano essere in qualche misura dei semplici ingranaggi». Ma «se è vero che tutte le vicende delle diverse sezioni pubbliche dimostrato una generalizzata partecipazione dei protagonisti al condizionamento dei concorsi (candidati, politici, dirigenti amministrativi, medici, commissari di concorso) non è affatto dimostrato che costoro abbiano agito in forza di un vincolo di natura associativa e non di una prassi generalmente accettata, approfittando della disponibilità di ciascuno a commettere gli illeciti». Dal punto di vista strettamente giuridico «il pm, non ritenendo acquisiti elementi convincenti in ordine all’esistenza di un’associazione a delinquere diretta da un vertice politico ha descritto una più ristretta organizzazione criminale la cui finalità starebbe nell’assecondare gli interessi clientelari – non solo di matrice politica – volta per volta presentatisi. Ma proprio la riconosciuta compresenza di una molteplicità di forze non riconducibili a un unico centro decisionale ben difficilmente può costituire il movente per la creazione di un’associazione criminale ad hoc. Piuttosto – prosegue D’Andria -la presenza di interessi clientelari diversi da bilanciare e contemperare rende più persuasiva la spiegazione della partecipazione degli indagati alle ipotesi delittuose, non in esecuzione di un patto associativo, ma per contingenti ragioni di opportunismo e convenienza nell’ambito di generali prassi illecite ben tollerate da tutto l’ambiente».

LE MICROSPIE IN OSPEDALE

L’inchiesta si allarga Tra i tanti spunta nel fascicolo un audio in cui Duca – intercettato al telefono e in ufficio con le microspie piazzate durante i controlli per l’antrace ma anche con un trojan nel cellulare – afferma: «La gastro va chiusa (omissis) vanno rinchiusi tutti in galera (omissis), non riesco a togliermi le sollecitazioni dei massimi vertici di questa regione a tutti livelli… ecclesiastici (omissis), ecumenici, politici, tecnici… tra la massoneria, la Curia e la giunta (omissis) non mi danno tregua. E la Calabria unita». Tutti quegli omissis – mette in evidenza una fonte confidenziale – sono emblematici del fatto che l’inchiesta è destinata ad allargarsi su altri tavoli. Contro altri potenti.

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