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martedì 24 novembre - Aggiornato alle 18:34

Covid, salgono i ricoveri: manovre ad alta attenzione. Proiezioni a 30 giorni che suonano l’allarme

Chiusure per personale non sanitario in vista, trasferimenti dalle rianimazioni, reparti pieni. I due scenari possibili in un mese

di Maurizio Troccoli e Ivano Porfiri

L’andamento del contagio in Umbria ha fatto azionare le leve della massima attenzione. Chi legge i numeri delle ultime ore e li inserisce nella progressione della curva epidemiologica, individua scenari che richiedono scelte tempestive già da adesso. Prima di vedere quali fotografiamo gli ultimi numeri. Che parlano di 24 nuovi ricoveri nel giro delle ultime 24 ore e di altri 5 posti occupati nelle terapie intensive, 2 in più a Perugia e 3 a Terni. Negli ultimi rilevamenti, per quanto relativi, perchè circoscritti alle sole 24 ore, ci sono elementi incoraggianti che vanno colti: ad esempio, per la prima volta, da settimane, il dato degli ‘attualmente positivi’ scende, diventando 754, cioè due in meno rispetto al giorno precedente. Scende significativamente anche l’incidenza dei positivi rispetto ai tamponi fatti, facendo registrare un drastico calo dal 16% di lunedì al 4,3% di martedì. Quello che invece non va bene è proprio l’aspetto su cui sono concentrati i riflettori dell’emergenza. Ovvero i ricoveri. Quelli generali da covid e quelli della terapia intensiva. Ventiquattro in un giorno di cui 5 in intensiva, in Umbria è un dato che fa richiamare ognuno al proprio posto di comando nella cabina di regia dell’emergenza, dove, appunto, oggi si stanno compiendo le prime manovre per la controffensiva.

Terni La situazione risulta ad alta attenzione a Terni. Gli attuali posti letto di terapia intensiva a disposizione in Azienda sono al completo. Si tratta di 19 posti tutti occupati, sia da pazienti covid che non covid. Stesso discorso per i 24 posti letto del reparto di Malattie infettive: non c’è più un solo posto disponibile. Come anche i 9 posti letto del reparto covid della Pneuomologia, tutti al completo. Dei 17 posti letto invece del reparto Covid 1, 14 risultano già occupati. Secondo le informazioni in possesso di Umbria24 le indicazioni vanno nella seguente direzione: si sta predisponendo una T.I.P.O (terapia intensiva post operatoria) a 10 posti letto. Si sta liberando la sezione B della Rianimazione generalista, trasferendo i pazienti all’ospedale di Orvieto, così da liberare posti per pazienti covid a Terni. Si sta predisponendo di liberare l’Obi (Osservazione breve intensiva) per ottenere 5 posti letto di terapia intensiva Covid. Inoltre si stanno predisponendo complessivamente 21 posti letto di terapia intensiva, mentre è previsto l’utilizzo della “Ricovery Room” del blocco operatorio ed infine delle ‘Sale operatorie’ per avere ulteriori posti di terapia intensiva. Si sta programmando una drastica riduzione dell’attività del blocco operatorio. Mentre si è è già predisposto l’accorpamento dell’UGCA alla Neurochirurgia e si sta predisponendo un prossimo accorpamento del reparto di Clinica medica e Geriatria. Allo stato attuale si attende la delibera regionale per predisporre la chiusura degli accessi ospedalieri per il personale non sanitario e si attendono indicazioni chiare sulla riduzione delle attività ospedaliere.

Perugia La situazione cambierebbe di poco a Perugia, nell’altro ospedale regionale. Qui al momento ci sono 6 pazienti covid ricoverati nella terapia intensiva standard e altri 7 no covid. Nella nuova terapia intensiva, quella cioè riaperta ora per l’emergenza si contano 4 posti letto, tutti pieni con pazienti covid. I 15 posti del reparto di pneuomologia sono tutti pieni, come anche tutti i letti di Malattie infettive. Mentre il reparto di Medicina A, che ha due corsie e che è stato convertito a reparto covid da sabato pomeriggio ha ricoverato 18 pazienti covid.

Proiezione che preoccupa Un’altra segnalazione ha destato particolare attenzione e sarebbe arrivata dall’istituto Igiene della Regione Umbria. Umbria24 apprende che secondo lo studio compiuto siamo a un bivio che prevede due scenari possibili. Il primo è considerato «ottimistico» e prevede da qui a 30 giorni 250/300 ricoverati, in Umbria. Che significano più 60 pazienti in Terapia intensiva. Il secondo ritenuto «pessimistico» prevede un massimo di 2500/3000 ricoveri in 30 giorni, per un totale di più 400 pazienti in terapia intensiva. Le ultime misure prese da Governo e Regione servono proprio a piegare la curva verso il primo scenario. E’ ovvio a questo punto poi che si fa sempre più pressante l’esigenza del Covid hospital aggiuntivo, quello che dovrebbe essere a Spoleto.

Ecco dove sono i nuovi positivi Dove sono i positivi I 2680 (+106) attualmente positivi in Umbria sono così distribuiti: Perugia 754 (-2), Terni 303 (+32), Fuori Regione 192 (+11), Bastia Umbra 125 (-4), Corciano 120 (+11), Foligno 114 (+1), Assisi 97 (+1), Magione 87 (+8), Gubbio 72 (+2), Spoleto 69 (+12), Passignano sul Trasimeno 69 (+4), Narni 62 (+2), San Gemini 58 (+2), Marsciano 52 (-3), Castiglione del Lago 42 (+7), Umbertide 38 (+3), Deruta 32 (+1), Tuoro sul Trasimeno 30 (-2), Città di Castello 27 (+4), Valfabbrica 24, Gualdo Tadino 22, Panicale 21, Gualdo Cattaneo 15, Spello 14 (+2), Stroncone 14 (+2), Torgiano 14, Orvieto 13, Todi 11 (-1), Cannara 10 (+2), San Giustino 10 (+1), Bettona 9 (+1), Citerna 9 (+1), Piegaro 8 (+1), Amelia 8, Lugnano in Teverina 7 (+1), Montefalco 7 (+1), Trevi 7 (+1), Collazzone 7, Fossato di Vico 7, Guardea 7, Preci 7, Massa Martana 6, Arrone 6 (-1), Città della Pieve 5 (+1), Bevagna 5, Giano dell’Umbria 5, Sigillo 5, Monte Castello di Vibio 4, Montecastrilli 4, Acquasparta 3 (+1), Giove 3 (+1), Norcia 3 (+1), Montecchio 3, Montone 3, Polino 3, Calvi dell’Umbria 2 (+1), Allerona 2, Campello sul Clitunno 2, Castel Viscardo 2, Ferentillo 2, Montefranco 2, Sant’Anatolia di Narco 2, Ficulle 1 (+1), Otricoli 1 (+1), Attigliano 1, Avigliano Umbro 1, Castel Ritaldi 1, Cerreto di Spoleto 1, Fratta Todina 1, Paciano 1, Penna in Teverina 1, Pietralunga 1, Porano 1, Sellano 1, Valtopina 1, San Venanzo 1 (-1), Nocera Umbra 0 (-1).

Situazione Terni Sugli organici della Rianimazione di Terni è intervenuto anche Claudio Fiorelli, medico anestesista e rianimatore, oltre che consigliere comunale in quota 5 Stelle: «Ormai sono anni che diciamo che manca il personale sanitario – ha detto – ma poco o nulla è stato fatto da parte delle istituzioni e dalla dirigenza degli ospedali. Si è perso solo tempo e, intanto, chiudiamo i reparti perché non possiamo gestirli con le poche persone che abbiamo. In altre regioni qualcosa è stato fatto e questo ha aggravato ulteriormente la nostra condizione facendoci perdere preziosi professionisti che avevamo formato. Gli anestesisti-rianimatori li trovi se li cerchi. Io, personalmente, conosco colleghi che sarebbero venuti a lavorare a Terni se solo ci fosse stato un concorso disponibile (e non considero tutti quelli che abbiamo lasciato andar via). Ci vantiamo, oggi, di aver avviato le procedure per concorsi per n. 1 anestesista quando ne servirebbero almeno 10. “Ma poi lasciamo la graduatoria aperta” è la risposta. Non mi sembra una replica molto intelligente. Se si vuole attrarre persone e soprattutto quelle che potrebbero essere indecise, bisogna lanciare un segnale forte. Se io dovessi rispondere ad un bando di concorso in un’altra regione non parteciperei se c’è scritto: 1 posto. Nel frattempo, però, a questa debolezza delle istituzioni, corrisponde la certezza di colleghi che stanno andando in pensione. Una situazione già molto precaria che rischia di peggiorare ancora». Anche il capogruppo Pd Francesco Filipponi esprime preoccupazione per la situazione ternana: «Siamo molto preoccupati per i dati che abbiamo avuto modo di conoscere e che, se confermati, vedrebbero al Santa Maria di Terni – dichiara il capogruppo del Pd Francesco Filipponi – una vera e propria situazione non sostenibile, tale da mettere a rischio servizi fondamentali. Si tratta di notizie che destano grande allarme, che starebbero ad indicare una situazione delicatissima, caratterizzata da un numero di posti letto specializzati assolutamente non adeguato. Alla prima seduta utile presenterò una interrogazione in consiglio comunale per sapere che cosa abbiano fatto in questi mesi estivi – quando l’emergenza Covid era più gestibile – l’Azienda ospedaliera e l’assessorato regionale alla Sanita per adeguare le strutture del Santa Maria alla prevista nuova ondata di questi giorni». «L’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni è ormai da giorni sottoposta ad un forte stress organizzativo e sanitario che rischia di portarla verso il collasso». E’ quanto denuncia il Consigliere Regionale del Pd, Fabio Papaprelli, sottolineando che «serve al più presto un piano regionale straordinario che permetta di gestire la nuova ondata di contagi Covid senza arrivare a smantellare gli ospedali ed esporre sia gli operatori e che i cittadini a forti rischi per la propria salute. Nonostante le pressanti sollecitazioni di sindacati di categoria, operatori della sanità umbra e dalle stesse forze di opposizione, la Giunta Regionale continua a non fornire risposte adeguate rispetto alla straordinarietà della situazione, che si è venuta a creare anche a causa della mancata programmazione che era possibile prevedere questi mesi estivi. Il caso dell’Ospedale di Terni, ormai prossimo alla saturazione, potrebbe essere solo il primo caso di una lunga serie di strutture non più in grado di reggere l’onda d’urto della pandemia. Grazie all’infaticabile impegno degli operatori del Santa Maria, si starebbero cercando soluzioni in corsa per aggiungere altri 21 posti letto di terapia intensiva, attraverso l’utilizzo della “Ricovery Room” del blocco operatorio e delle “Sale Operatorie” che costerà una drastica riduzione delle attività chirurgiche, oltre che con l’accorpamento di reparti e il trasferimento di alcuni pazienti ad Orvieto. Ad oggi gli stessi operatori sono ancora in attesa di indicazioni dalla Regione circa la chiusura degli accessi ospedalieri per il personale non sanitario e che faccia chiarezza sul livello di riduzione delle prestazioni sanitarie non Covid. Alla luce di tutto ciò, non aver accolto la proposta che avevamo avanzato la primavera scorsa, che preveda l’utilizzo dell’ex milizia di Terni, in parte già predisposta per affrontare questa emergenza appare una grave negligenza e una responsabilità politica che qualcuno dovrà assumersi».

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