mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 04:23

Concorsopoli: «Un altro mese di arresti domiciliari per Bocci, Duca e Valorosi»

Secondo la Procura di Perugia se tornano liberi gli accertamenti in corso verrebbero pregiudicati. Dura replica delle difese

Gianpiero Bocci col suo avvocato © Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

La Procura di Perugia ha chiesto di mantenere agli arresti domiciliari per «ulteriori trenta giorni» l’ex sottosegretario agli interni Gianpiero Bocci, l’ex dg dell’ospedale Emilio Duca e l’ex direttore amministrativo Maurizio Valorosi indagati nell’ambito dell’inchiesta Concorsopoli. La richiesta, che porta la firma dei pm Paolo Abbritti, Mario Formisano e del procuratore facente funzione Giuseppe Petrazzini è stata inoltrata al gip Valerio D’Andria che ha comunicato agli avvocati di depositare le deduzioni entro sabato. Oltre ai tre big, detenuti agli arresti domiciliari dal 12 aprile, la richiesta è allargata ad altre quattro persone: si tratta dei dipendenti dell’Azienda ospedaliera Gabriella Carnio, Rosa Maria Franconi, Maria Cristina Conte e Antonio Tamagnini già colpiti da misura interdittiva e perciò sospesi dal servizio. Secondo la Procura «autorizzare» gli arrestati «a non sottostare più all’obbligo dei domiciliari» e gli altri «a non sottostare più all’obbligo della sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio o servizio pregiudicherebbe gli accertamenti in corso da svolgersi» considerato che «per l’accertamento dei reati per cui si procede sono richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati e per l’elevato numero di persone sottoposte alle indagini». Alla richiesta sono state allegate due informative della guardia di finanza (del 20 maggio e del 3 giugno 2019) più una «comunicazione dei consulenti del pm» (anche questa datata 3 giugno).

Voce alle difese Contro la richiesta hanno intenzione di battersi gli avvocati David Brunelli, Francesco Falcinelli, Franco Libori e Luciano Ghirga. Brunelli, difensore di Bocci e Valorosi, depositerà «deduzioni per convincere il giudice a respingere la richiesta data la sua genericità e l’irrilevanza di quanto indicato dal pm ai fini della permanenza di concrete ed attuali esigenze cautelari». Secondo Falcinelli «non sussistono le condizioni normative tassativamente richieste per protrarre ulteriormente la custodia domiciliare di Duca» anche perché «lo svolgimento delle indagini non giustifica di per sé la restrizione della libertà dell’indagato». «La richiesta nei confronti di Carnio e Franconi è priva di fondamento perché la misura interdittiva è volta a tutelare il rischio di reiterazione criminosa e non il rischio di inquinamento probatorio – spiega l’avvocato Franco Libori -. I presupposti sui quali si fonda la richiesta dei pm non riguardano le mie due assistite in quanto a loro carico non sono emerse nuove ipotesi di reato. Inoltre l’acquisizione di rilevante mole di documenti, riconosciuta dalla stessa Procura, e l’attività tecnica di acquisizione dei dati sui cellulari e pc sequestrati, rende impossibile qualsiasi inquinamento probatorio su questo materiale documentale e informatico». Per Ghirga, infine, quello avanzato dalla Procura è un «atto straordinario» quanto «infondato»: L’istanza contro la Conte va respinta in quanto è inammissibile».

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