lunedì 23 settembre - Aggiornato alle 21:57

Concorsopoli, l’ex sottosegretario Bocci adesso va in Cassazione: «Fatemi uscire»

Anche Valorosi contro l’ordinanza del Riesame di Perugia. I tempi lunghi dell’udienza e le ragioni del ricorso

L'indagato Gianpiero Bocci con l'avvocato David Brunelli ©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

L’ex segretario del Partito democratico, Gianpiero Bocci, e l’ex direttore amministrativo dell’ospedale di Perugia, Maurizio Valorosi, agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi truccati, hanno presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del tribunale del Riesame che contro di loro ha riconosciuto la sussistenza del pericolo di inquinamento delle prove e i gravi indizi di colpevolezza. Il ricorso verrà depositato sabato mattina dall’avvocato David Brunelli che in questo modo punta ad ottenere un giudicato positivo per i suoi clienti. E’ importante comprendere i tempi: i termini di custodia cautelare per gli indagati scadono il 12 giugno e, ragionevolmente, l’udienza dinanzi ai giudici della Suprema Corte non verrà fissata prima di tre mesi. A cosa serve, allora? A ottenere un provvedimento positivo o comunque meno severo da poter utilizzare in chiave futura – come detto – che potrebbe essere speso, all’occorrenza, per consentire a Bocci e Valorosi di conquistare la libertà nel caso in cui vengano prorogati i termini della loro custodia cautelare. Infatti, se alla data della pronuncia della Cassazione gli indagati dovessero ancora essere detenuti, la decisione favorevole della Cassazione scioglierebbe il nodo e potrebbe risultare provvidenziale per i due.

Il provvedimento Il tribunale del Riesame aveva spiegato, in estrema sintesi, che Bocci aveva sponsorizzato quattro candidati senza spiegare che aveva contribuito nella rivelazione. Il lato della medaglia da valorizzare – secondo la difesa – è però legato al ruolo di Bocci che non ha fatto da tramite per far ottenere in anticipo agli aspiranti le tracce dei concorsi. Per quanto riguarda Valorosi invece – viene sottolineato ancora in ambienti difensivi – le indagini non hanno dimostrato che egli abbia cercato notizie sull’indagine in corso quindi sulla presenza di ‘cimici’ negli uffici della direzione ospedaliera. E’ un dato di fatto che Valorosi non abbia bonificato la propria stanza, neppure dopo aver ricevuto l’avviso di proroga dell’inchiesta. «Da luglio 2018 ad aprile 2019 – dice Brunelli – non è stato fatto nulla».

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