domenica 21 luglio - Aggiornato alle 23:13

Concorsopoli: «Chiedevano notizie sull’indagine a un ex generale dei Servizi segreti, ai carabinieri e alla finanza»

Per carpire informazioni il dg dell’ospedale ha tentato di avvicinare perfino lo zio del magistrato inquirente

Duca e Valorosi ripresi durante le indagini negli uffici dell'ospedale

di Enzo Beretta

Eppure un’«ossessione» ce l’aveva Emilio Duca: essere intercettato. Viveva con «angoscia» questa situazione. «Posso scivolare facilmente perché qui il terreno è diventato viscido – confidava a un interlocutore -. Sono preoccupato da questo punto di vista perché ci sono una serie di indagini qua dentro che non so neanche se mentre io e te parliamo ci stanno intercettando o… te lo assicuro, mi hanno messo in guardia anche da questo…».

Alla ricerca di informazioni Scrivono i pm che hanno portato avanti l’inchiesta sulla Concorsopoli nell’ospedale di Perugia: «E’ il pericolo a dare la dimensione del sistema. Nel momento in cui questo è attaccato la risposta dei membri è in un certo qual modo orchestrata e condivisa. Nessun aiuto viene escluso e, anzi, si sollecitano informazioni a primari in pensione che, a loro volta, evocano la possibilità di acquisire notizie riservate da personale dei servizi segreti, altri graduati dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza. Tuttavia – si legge negli atti della Procura – la percezione di un’attività di indagine non fa cessare affatto le condotte delittuose ma sollecita i sodali alla ricerca di informazioni, ad adottare cautele ancor più rigorose e ad inquinare le prove. Duca e gli altri indagati converseranno quasi sempre in terrazza o in luoghi aperti tenendo lontano da loro il cellulare. Inoltre incaricheranno una ditta per bonificare gli ambienti a spese del servizio sanitario».

«Fuori, fuori tutti, fuori tutti…» Ecco che spunta dalle carte un ex primario di odontoiatria, Potito D’Errico, che anche grazie all’antica frequentazione della Scuola Nunziatella di Napoli – viene detto – vanta «un’ampia gamma di contatti di autorità civili e militari in ambito locale e nazionale». La «strategia di avvicinamento di ufficiali di polizia giudiziaria per cercare di carpire notizie coperte dal segreto d’ufficio» è iniziata. D’Errico «cerca insistentemente di invitare a cena il comandante provinciale della Gdf di Perugia» mentre Duca si rivolge ai suoi contatti del Nas». Non sono granché le fonti di D’Errico: «La Finanza non ti intercetta, c’hanno tanti cazzi coi fallimenti e altra roba…». L’informazione più precisa – spiegano i pm Paolo Abbritti e Mario Formisano – arriva dal direttore amministrativo Maurizio Valorosi il quale «ha saputo» dall’ex sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci «che sono in corso anche le intercettazioni ambientali, collocate quando vennero i vigili del fuoco a fare quella storia dell’antrace». Valorosi – è stato ricostruito – «si riferisce all’intervento del 17 dicembre 2017 strumentale per piazzare le videocamere all’interno dell’azienda ospedaliera di Perugia». «Bocci – è stato trascritto – mi ha detto che gli dissero… ti ricordi quando vennero i vigili a fare quella storia dell’antrace? Ha detto che sono stati lì a fare… han fatto scappare… fuori, fuori tutti, fuori tutti… lui dice, in quelle due ore l’han messe qui dentro». Spunta anche Pasquale Coreno, generale dell’Arma in congedo con trascorsi da capo centro del Sismi a Perugia. Avrebbe suggerito ai big dell’ospedale «le modalità con le quali parlare al telefono in caso di intercettazioni ma anche di cambiare quanto prima i cellulari».

«Però non ne parliamo al telefono» Si cambia registro: «Si passa da conversazioni tenute volontariamente fuori dalla portata delle telecamere installate – terrazzo o bar – all’abbandono del telefono per la paura della presenza di captatori informatici, fino ad arrivare a disporre la bonifica dell’ufficio di Duca che consente l’individuazione dell’impianto di intercettazione audio e video». Duca ha il terrore di parlare al telefono: «Devo stare attento, sono intercettato – quasi si giustifica con una presidente di commissione -. Adesso con la discrezione di cui devo utilizzare per non farmi arrestare mi interesso un attimo… (Omissis) ho capito. Punto. Tocca vedere quello che posso fare, tu fidati di me. Non parliamo niente al telefono». Nel suo ufficio verrà spiato anche mentre «elimina documenti ritenuti compromettenti tra cui alcuni curriculum».

«Tutto questo ambaradam» Con il direttore sanitario Diamante Pacchiarini condivide «la paura di poter essere rimosso a breve per colpa di tutto questo ‘ambaradam che c’è intorno, dove mi dicono tutti che non c’è da star tranquilli. Non incontrare nessuno, io non lo so se ‘sta storia delle gare…». Sente di essere nel mirino e nel giugno 2018 non perde occasione per provare ad avere soffiate perfino da Giuseppe Abbritti, già direttore dell’istituto di Medicina del lavoro e «zio – mette in evidenza la Procura – di uno dei magistrati titolari del procedimento». «Ho numerose sollecitazioni nelle ultime settimane, sul tema di indagini eccetera… hai notizie?». Abbritti taglia corto: «No, no… non parliamo di queste cose, non ne parliamo di questo, non ho nessuna notizia».

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