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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 20:35

«Concorsi truccati all’Università per Stranieri»: le trame e gli accordi per piazzare i fedelissimi

Perugia, presunti scambi di favori nelle carte della Finanza dove spunta la massoneria. Sotto la lente anche la prova del rettore De Cesaris

La sede dell'Università per Stranieri di Perugia

di Enzo Beretta 

Ci sono 496 pagine di un’informativa della guardia di finanza che raccontano il baratro nel quale è sprofondata l’Università per Stranieri di Perugia. Sembra tutto così sfacciato, tragico, penoso. Immaginatevi le sale silenziose di questa antica istituzione, i soffitti alti, gli affreschi alle pareti, le ampie finestre che si affacciano su piazza Grimana dominata dal vessillo tricolore e il bandierone dell’Unione europea. Dietro le tende di velluto la rettrice, ormai ex, il Magnifico Rettore Giuliana Grego Bolli, a ragionare del futuro tra un Whatsapp e l’altro. Maledetto cellulare, non utilizzarlo così, Giuliana, sei troppo disinvolta. Il dubbio infatti le era venuto e ogni tanto dirottava le chiamate su qualche telefono fisso. La verità è che quando tocchi il potere e lo governi, ti piace, e va scongiurato in ogni modo il rischio che l’Ateneo diventi «terra di conquista». La logica del fortino, della strategia, fatta di accordi e trame.

La massoneria, Anonymous e Sant’Egidio Dalle pagine di quest’informativa viene fuori di tutto – ogni singolo passaggio viene già messo in discussione dalle difese e dovrà essere vagliato da chissà quanti giudici – però, Santo Cielo, c’è davvero di tutto: la massoneria, immancabile, a pagina 18 iniziavo quasi a preoccuparmi, esposti provenienti da account Anonymous austriaci, le presunte influenze della Comunità di Sant’Egidio alla quale sarebbe legato l’attuale rettore Valerio De Cesaris.

Il primo accusatore Una versione dei fatti fortemente tenuta in considerazione da chi indaga vuole al centro della narrazione l’ex direttore generale, Cristiano Nicoletti, che un paio di mesi dopo aver inviato un messaggio alla Procura e alla Corte dei Conti è già a rapporto dai militari del Nucleo di Polizia economica. «In sintesi – si legge negli appunti delle fiamme gialle – riferiva di essere a conoscenza che sin dai tempi in cui rivestiva la carica di dg, la rettrice Grego Bolli aveva promesso ai professori associati elettori e sostenitori della sua nomina che sarebbero stati premiati diventando ordinari grazie ad appositi bandi di concorso». Si parla di posti di professore di prima fascia in Letteratura italiana, Storia contemporanea, Scienza politica e Glottologia e linguistica. Nel verbale di Nicoletti si legge: «I candidati interni che avrebbero dovuto superare la selezione sarebbero dovuti essere Stefania Spina, Emidio Diodato, Giovanni Capecchi e Valerio De Cesaris, tutti delegati del rettore, componenti del Senato accademico e del Consiglio d’amministrazione». Nota bene: i nomi di De Cesaris e Diodato non sono tra gli indagati nell’elenco dei 18 iniziali «soggetti coinvolti nelle illecite vicende» (poi diventeranno 23 tra membri, presidenti di commissione e qualche altro parvenu).

L’operazione fallita L’Ente è in perdita, il bilancio preventivo del 2020 parla di un disavanzo di oltre 1,3 milioni, Grego tira comunque dritta e sempre stando alle parole di Nicoletti minaccia che «se i quattro concorsi non fossero stati vinti dai candidati interni non si sarebbe proceduto alla chiamata dei docenti risultati vincitori». L’operazione Capecchi fallisce: lui, con sommo rammarico dei più, quel concorso lo perde contro una prof esterna di Torino. La guardia di finanza annota lo spettacolo malinconico: «Emerge una profonda indignazione della rettrice che intende l’esito del concorso come una sorta di sconfitta in tempi di guerra dove il nemico parrebbe aver conquistato il suo territorio. In un messaggio si rimprovera di non aver avuto il pieno controllo della procedura delegando poi ad intervenire un altro che però non si dimostra all’altezza della situazione».

«Un consolidato sistema di favoritismi» Torniamo indietro. Il ragionamento di fondo è che se agevoli un interno aumentano i costi «senza utilità alla didattica». È il febbraio 2020 quando il quotidiano «la Repubblica» lancia un sasso nello stagno pubblicando un servizio dal titolo eloquente: «La crisi dell’Università per Stranieri tra bilancio in rosso e indagini della Gdf». Sono le 10, Grego Bolli ha fatto colazione, rilegge più attentamente il giornale. Eccola, vestita di nero nel tailleur firmato mentre si presenta davanti alle telecamere e ai microfoni nella Sala Goldoniana di Palazzo Gallenga Stuart. Al centro della volta il dio Apollo trainato dai quattro cavalli. Dietro al tavolo ci sono due morbide sedie di velluto, su una delle quali si accomoda il dg Simone Olivieri. Lo chiamano ‘lo Smilzo’. Lo sguardo torvo, un sospiro, l’affondo della donna: «Qualcuno vuole screditare l’Università. Sono assunzioni necessarie perché tra il 2021 e il 2025 avremo cinque pensionamenti su nove. Favori post elettorali agli amici? Macché, concorsi aperti all’insegna della massima competizione». Seguono gli applausi di decine di dipendenti e professori accorsi lì per l’occasione. La Finanza rifà i calcoli e ne conta 11, di professori, intanto rafforza il concetto dello «scambio di favori»: «Si pensa a consentire agli associati una progressione di carriera più che a garantire il soddisfacimento delle esigenze di organico. Sembrerebbe disvelarsi in seno all’Ateneo un consolidato sistema di favoritismi. L’opera di Grego era finalizzata ad allocare nelle principali posizioni della governance universitaria tutti quei soggetti a lei vicini, in modo da garantirle autodeterminazione».
La logica del fortino.

L’INTERROGATORIO DELL’EX RETTRICE: NESSUN CONCORSO TRUCCATO

Il Covid, Suarez e l’avviso di garanzia Passa qualche altra settimana e come un uragano sconosciuto arriva il Covid. Qualcosa mai visto prima. Notizie da Wuhan, il virus che uccide, le mani continuamente impiastricciate di gel. Sono mesi frenetici, complessi, memorabili, però, perché neanche la pandemia ferma Luis Suarez che atterra a Perugia per sostenere un esame di italiano. La Juventus vuole il centravanti extracomunitario del Barcellona che adesso abbassa la mascherina e pronuncia quella frase che lascia incantati i docenti: «Bambino porta co-cu-mel-la». Sotto le luci al neon cala un brevissimo silenzio di stupore. La scena comica diventa rapidamente surreale quando il Pistolero viene promosso. È il momento dei sorrisoni e delle foto ricordo con la rettrice che mostra orgogliosa l’attestato di abilitazione del suo studente più famoso. Grego cammina a passi svelti e si avvia verso la porta alla quale, adesso, però, bussa la Finanza con un avviso di garanzia. È l’inizio del precipizio. Lei si dimette subito, una cosetta che in Italia non capita esattamente tutti tutti i giorni.

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